Il 20 Marzo è “l’international day of happines”.
Non state ancora correndo per strada sulle note di Happiness di Pharrel Williams?
Mollate tutto quello che state facendo, uscite e mangiatevi un gelato. Scrivete su tanti foglietti i motivi per cui dovete essere felici e nascondeteli in tanti posti diversi della vostra casa. Spunteranno nel momento più opportuno, lo dico per esperienza.
Felicità è un diritto, felicità è un dovere.
Me lo ripeto spesso e prima che uscisse happy, se ripetermelo non era abbastanza, ascoltavo questa canzone [ora le ascolto entrambe].
Buona guadagnata felicità!

Aperitivi Immaginari, BLOG

Aperitivo del Venerdì con il Signor Antony Hegarty [di come la musica ti cura l’anima/Parte 2]

Capita, a volte, che ti svegli e il mondo ti si sgretoli sotto i piedi. Giornate in cui non riesci a mettere insieme i pezzi, per costruire un’immagine di te, che sia abbastanza solida da affrontare il marciapiede, la metro, il treno, le persone, il cinismo e i sassi nelle scarpe. Giornate in cui l’apatia prende il sopravvento e tutta la tua sensibilità pesa come un macigno, che ti schiaccia dentro al letto. Probabilmente questi attimi sono sintomi di dolore inespresso, di lacrime che da tempo ricacci dentro allo stomaco, finché non scoppiano, rivendicando il proprio diritto di scorrere.
In queste giornate, sono fortunata, ho tanti amici che mi vengono a trovare.
Immagine Uno di questi è Antony Hegarthy. A. arriva nella sua tunica nera fino in fondo ai piedi, con in mano una bottiglia di vino rosso, di cui mi versa un bicchiere e poi comincia a cantare. Si esibisce in tutto il suo repertorio, parte da “River of Sorrow“, scivola fino a “Deeper than Love“, fa il bis della sua intera pietra preziosa “I’m a bird now“, poi, “Another World“,  tutto “Swanlights“, finendo con “Cut the World“.
Solo alla fine si avvicina e mi abbraccia, in una stretta che sa di mare. Dolce e nostalgica. Il posto da cui ti rendi conto sei sempre venuto e a cui tendi sempre ritornare. Il rumore del mare è amplificato dalle casse toraciche e si mescola con le note di “Thank you for your love“.
E tutto quell’accumulo di dolore, desiderio, passione, rabbia, malinconia comincia a sciogliersi. Lascia il suo posto alla gioia. Non avendo mai studiato musica, non so quale sia il quid, che permetta che tutto ciò avvenga. Non so quale siano le note che aprano la porta della percezione e comincino a guarire le ferite. Da non-musicista mi viene da affermare che sia la purezza della sua persona, che traspira dalla sua musica. Una magia che è al contempo gioia e malinconia. Antony, un bicchiere di vino rosso e questo aperitivo in solitudine sono quell’ora che regalo a me stessa per essere fragile. E dopo aver finito il mio bicchiere di vino, dopo che Antony se ne è andato, mi posso ben ricordare, che sono proprio le fragilità i nostri punti di forza, quelli su cui si sviluppa il nostro percorso artistico e non. La sensibilità, che spesso è causa dei miei più grandi malesseri è al contempo la linfa vitale per il mio percorso d’artista, quindi sarebbe un delitto privarsene, solo, quando fa un po’ male, si può guarire con piccole dosi di musica. 
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La conversazione qui riportata è assolutamente immaginaria e rispecchia le mie opinioni e comprensioni circa la figura e la musica di Antony Hegarthy degli Antony and the Jhonson. Le foto inserite nel post sono state prese da internet e sono pronta a rimuoverle in caso violassero qualsiasi cosadicuinonsonoassolutamente a conoscenza, basta scrivermi a: giui.giuliarusso@gmail.com
Giui
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WOR[L]DS #5

Arrivata senza neanche che me ne accorgessi la quinta puntata di Worlds. E’ stata una settimana in cui il mio fisico ha fatto un po’ i capricci e il destino ha privato il futuro del mondo di una persona speciale: Lou Reed.

Si può essere tristi per la morte di una persona che non si conosce dal vivo? Forse si, se sei molto affezionata alla sua musica, del resto l’idea che hai di lui la conosci profondamente. So che avevo già scritto qualcosa a riguardo della scomparsa di Lou, ma il mio componimento ne ha risentito ancora, lo stesso.

Perciò, ecco il “mio” WOR[L]DS #5, il megapidieffone con tutti i componimenti dei partecipanti lo potete scaricare qui, mentre il prossimo kit è spiegato per benino sul blog di Camilla.

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Se la vita avesse una colonna sonora, la mia includerebbe molte canzoni dei Velvet Underground.

 

Ehi, Lou, quanta poesia ti porti  dietro con te?

Ehi, Lou, quanto vuoto pesante lasci dentro al suo cuore?

Ehi, Lou, di quante assurde e tragiche storie d’amore credi di esser stato Lancillotto?

Sicuramente di alcune mie. Ti porti anche il peso di serate adolescenziali chiusa in stanza in preda ad uno spirito auto/distruttivo/Baudelairiano-Bukowskiano in cui “nessunomicapiscesenonlamusica”, delle prime volte in cui ho capito cos’era l’amore e  di lunghe fughe solitarie in macchina, di una canzone chiusa in una scatola in cui è custodita un’amicizia vera, questa:

Ma, da un certo momento in poi nella mia vita, se ti immaginavo, ti vedevo così:

Lou Reed by Annie Leibovitz

 

Perché, in fondo, niente è più rock and roll dell’amore. L’ho imparato da te.

 

“Il mio Dio è il rock and roll”.

Lou Reed (2 marzo 1942 – 27 ottobre 2013)