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• L’inerme Arma •

A[r]miamoci. Armarsi per Amarsi. Giorno dopo giorno voglio costruirmi un “bell’armamentario” per proteggermi dall’esterno. Perché le insidie alla gioia sono costanti e pericolosissime, lo si impara a proprie spese. Così, in una giornata grigia con il sole nascosto dietro alle nuvole è nata l’ennesima Invenzione Gentile e Assolutamente inutile:  Ecco a voi “L’Inerme Arma”.

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Caratteristiche principale di “L’inerme Arma” sono che è un’arma di difesa e non di attacco. Di difesa contro i succhiatori di energia, che possono essere di qualsiasi tipo: il lavoro/l’università che non ti piace e non vorresti fare, gli individui di poca fantasia che copiano senza troppa cura, gli amici poco amichevoli che sfruttano le tue idee, quelli a cui vieni in mente soprattutto quando hanno bisogno di qualcosa, quelli che ti vedono come competitore prima che amico, i genitori che non accettano le tue scelte perché le vedono solo come diversità, ai parenti che  invece che così ti vorrebbero sposato con due figli e laureato e soprattutto non tatuato, chi si approfitta della tua patologia “del non riuscire a dir di no”, il datore di lavoro che pretende sempre di più e da sempre meno, la società che di sociale ha ben poco, ma anche i limiti fisici che arrivano prima di quelli mentali e tanto, tanto altro….ognuno sa cosa gli succhia le energie e serviva qualcosa per fermare questo sopruso!

ImmagineNel mio petto ogni giorno c’è qualcosa che brilla rosso e fulgente, come una fiamma che brucia, e anche se qualcuno che passa mi guarda dall’esterno non la vedrà, nè io farò nulla perchè possa vedere. Io sono fatta di un enigma incandescente. Nascondo un mistero enorme, molto più grande del mistero dell’universo.
In realtà tutte le persone sono così, ma il fatto è che io ne sono già consapevole.
E tutto questo scintillio, come di una pietra preziosa gigantesca, appartiene soltanto a me.
[“Chie-Chan ed Io”, Banana Yoshimoto]

E’ per questo che ho deciso che “L’inerme Arma” dovesse sparare colore rosso e fulgente, come ciò che ogni giorno brilla nel petto di ognuno di noi, che è ciò di cui più dobbiamo prenderci cura. All’esterno è dorata, come ciò che contiene la nostra fiamma.

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Quando sentite che qualcosa/qualcuno vi sta succhiando energia: SPARATE. Il colore invaderà lo spazio e le persone. E a voi ricorderà della vostra anima rossa e fulgente da proteggere.

Buon Lunedì!

PS: Scusate, i link musicali punk sono venuti naturali. Forse non si può essere più punk dopo i 18 anni? Beh, nel caso fosse veroperdavvero non resta che costruire “Invenzioni gentili e assolutamente inutili” per continuare la propria rivoluzione personale.

foto di Simone Berna 

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COLTIVIAMO[CI] […un anno dopo]

Ho voluto aspettare un anno, per svelare i risultati di COLTIVIAMO[CI], l’allestimento con cui avevo personalmente partecipato al Fuorisalone l’anno scorso. Vi ricordate? vi avevo chiesto di seminare nel mio “mini orto portatile” ciò che avreste voluto coltivare di voi stessi. Quale qualità, quale speranza, quale rivoluzione. Ed oggi è giunto il momento, vi richiamo all’appello! A che punto è la vostra semina personale? c’è stata raccolta? Vi posso dire che non tutti i bulbi sono fioriti, ma alcuni splendono ora nel mio giardino [anche se un po’ diversi, dai fiori disegnati sulla confezioni da cui provenivano i bulbi…ma non formalizziamoci eh!]

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Dopo un anno, a che punto sono le vostre aspirazioni? Sono nati girasoli dai semi che vi avevo regalato?

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Se vi va di farmelo sapere, sono più che felice di ascoltarvi!

Buona giornata!

🙂

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Designweek2014_see u @SuperStudio più!

Forse dopo 5 anni che studio/lavoro in questo ambiente ho pensato che forse dovrei aggiungere al mio portfolio online la sezione Architecture & Design.. Mi ci ha fatto pensare l’ultimo progetto realizzato per il corso di “Brand & Licensing” tenuto dal professore Marco Turinetto, che sto seguendo in questo semestre alla Facoltà di Design. Un corso in cui, ovviamente, sono finita per caso, ma che, ancor più casualmente mi piace più di quanto potessi immaginare!

Il corso funziona a contest ed il primo che ci hanno proposto era quello di creare dei gadget in carta da lasciare ai visitatori dello spazio di Brother, che per tutto il periodo del FuoriSalone trovate a SuperStudio più, Tortona District! [si, la stessa zona in cui mi avete trovato l’anno scorso, vi ricordate?]

Le idee di alcuni studenti, tra cui anche la mia, sono state scelte, così, oggi e venerdì dalle 15 alle 18, mercoledì e giovedì dalle 11 alle 13, potete passarmi a trovare in via Tortona 27, vi regalerò un iris colorato.

Si, esatto, ecco cos’ho architettato per questo contest, un iris colorato! Perché? Ecco Perché!

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Perciò, vi aspetto!

 

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Il Rumore della Serenità

il rumore della serenità

Che rumore fa la serenità?
Quello dei pop corn che scoppiano insieme alle tue obiezioni al corso della realtà.
O Forse, sono i tuoi pensieri, che stanno scoppiando?
E’ il momento in cui la roccia più forte che conosci si sgretola ed appare fragile [se tu mamma riuscissi ad accettare che io, più che roccia, sono un’appassionata collezionista di frammenti fragili, sarebbe più vicina anche la tua, di serenità].
E’ la constatazione che il tuo fisico è quel che è, e basta. Ha bisogno di dormire, di riposarsi e vomita spesso.
Ma è così. Te lo porti dietro insieme alla cellulite più spinosa.
E’ il riscontro del fatto che dopo un’attesa, attendi la prossima.

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E’ la scoperta che certe cose, che qui dire “cose” è un eufemismo impersonale per dire persone, non le puoi cambiare.
Ed è il motivo per cui ti senti estranea al tuo sangue per cui hai cominciato un’estenuante ricerca per portare a casa la gente, ma soprattutto, te stessa [che poi tu lo faccia con fili, stoffa, ricamando, cucendo e fotografando e lo chiami arte è un’altra storia].
Una ricerca dell’incantesimo che colmi il buco della solitudine creata da uno scarto tra le parole “te” e “famiglia”.
Che poi forse la parola famiglia è stata mondialmente fraintesa, ti viene da pensare, che “famiglia” c’entri con il DNA sia vero come che i gelati alla crema non si possano mischiare con quelli alla frutta sullo stesso cono.
Mentre scrivo, prendo atto del fatto che se c’è qualcosa che non va ascolto LA musica [Antony and the Jhonson, Eels, Soap&Skin, e tanti altri feriti dalle note], quando c’è più di qualcosa che non va: scrivo.
Mentre scrivo, solitamente mi viene un’idea, [assodato che per me le idee non sono altro che un amuleto per combattere situazioni negative. Tipo mia nonna direbbe il rosario, io mi faccio venire idee.]
Quella fulminante, assurda, idea che mi compare per la testa in questo momento è registrare il rumore della serenità:
Come il rumore che fanno i pop corn quando scoppiano, come lo sfrigolare dei pancakes sul fuoco.
E il fatto che serenità faccia rima con mangiare, per me, è una pura e sana verità.

il rumore della serenità

Il rumore della serenità

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L’APERITIVO DEL VENERDI’ CON IL SIGNOR PIERO FORNASETTI [DI SURREALISMO E TATUAGGI]

Arrivo in ritardo, come sempre, all’appuntamento con il Signor Piero, lo trovo già intento a sorseggiare il suo drink. Una sostanza colorata, in un bicchiere alto e raffinato, su cui lo trovo intento a disegnare con un pennarello. Seguono gli immancabili convenevoli, in  sequenza: presentazioni, il tempo, la crisi politica italiana, la crisi del lavoro, la crisi culturale, qui, forse, finalmente si rompe qualcosa e il Signor Piero esordisce con:
PIERO FORNASETTI: Io nel 2014, per esempio, farei il tatuatore. Dopo aver decorato ogni forma, ogni oggetto, colto e traslato l’essenza delle cose su qualsiasi soggetto inanimato…mi spingerei oltre: adornerei corpi. Per vedere se riesco a restituirgli anima. I corpi di oggi, quelli che mi paiono un po’ spenti e dimentichi di avere nascosta un’essenza ben precisa, li ritrarrei riportando l’anima sottopelle in superficie.
GIUI: Quindi, non un ritratto dal vero, ma un’interpretazione?
P.F.: Io Non faccio i ritratti dal vero, li estraggo dalla memoria. Magari faccio degli schizzi ma poi produco tutto a memoria altrimenti che ritratti sono! Sarebbero una copia. Io mangio mele perché mi piacciono, poi faccio disegni di mele: l’essenza della mela.
G: se dovesse ritrarre me allora, cosa mi disegnerebbe?
P.F.: Partirei con un veliero che vola nel cielo alzato da una mongolfiera e poi continuerei, con altre cose pesanti che trasportate da altre leggere che lievitano nell’aria.
G: macché, mi spia lei?!!…Personalmente adoro questo stile delle sue decorazioni. Le decorazioni sono quella cose che il Design di oggi si è dimenticato, mi pare… lei cosa ne pensa, appunto, del Design, questo tema di cui si parla costantemente?
P.F.: Il design è quella cosa che gli italiani fanno naturalmente. Spontaneamente. E’ la misura, l’armonia, l’equilibrio. Non lo strafare, non l’esagerare. Essere corretti, essere rigorosi. Il design dovrebbe essere la produzione di oggetti di alta qualità a basso prezzo. La situazione si è invertita, è diventato sì il buon disegno, il più delle volte, ma ad alto prezzo. Per un élite. Allora è sbagliato. 
G: Cosa consiglia quindi a noi giovani designer di oggi, dai 23 ai 30 anni, che usciamo in massa da scuole che, quando abbiamo cominciato, ci promettevano un futuro luminoso nell’industria creativa ed ora il futuro sembra più a risparmio energetico? Qual è la formazione migliore per chi vuole imparare, tra le miliardi di scuole che trattano l’argomento e si sentono, ognuna, la migliore nel campo?
P.F.: A chi mi chiede numi per apprendere il design, questo strano mito dei nostri tempi, rispondo: “Andate a scuola di nudo”, questa è la scuola cui apprendere il design. Il saper disegnare, come gli antichi, permette di organizzare, di progettare una cosa o un oggetto, una vettura o il frontespizio o la pagina di un libro
G: Personalmente io ho qualche problema con le scuole d’arte…le vedo vecchie, antiquate, arroccate a principi consunti e poco autentici, poco curanti di ciò che realmente andrebbe insegnato, ma più interessate alle rette che possono pagare gli studenti. Lei ha frequentato una scuola di arte?
P.F.: Sono stato espulso dalla scuola. Da Brera. Non mi insegnavano quello che volevo imparare. Non insegnavano il disegno dal vero, disegnare il nudo.
 Farsi le ossa è quello che ho sempre sostenuto: il laboratorio. Cioè lavorare in cantiere. Capire i problemi nel fare una casa è la più bella delle scuole, perché si imparano tutti i mestieri, dal carpentiere al muratore, dal marmista all’elettricista, al falegname.
G: direi che il senso di ribellione è qualcosa che abbiamo in comune e poi, oltre all’amore per le mongolfiere, nel suo surrealismo, Sa, io mi trovo a casa.
P.F.: surrealismo però non so se è la parola giusta, io combatto le etichette e le firme, non credo nelle epoche e né nelle date, Non pongo limiti e niente è troppo esoterico per essere usato come ispirazione. Io voglio liberare la mia ispirazione dai confini del solito. Ma sono un razionalista. Contro la Scapigliatura.
G: In effetti, nella realtà dei tag, la poliedricità viene meno…Cosa mi dice invece del processo creativo, Come funziona per lei la creatività?
P.F.: Sento il bisogno di fare delle cose, le faccio. Cerco di farle nel miglior modo possibile. Cosa mi ispira a fare più di 500 variazioni sul viso di una donna? Non lo so. Ho cominciato a farle, non mi fermo mai. Variazioni su un viso di donna. 
G: Creatività è dunque fare. Lasciarsi andare e continuare a fare. In qualsiasi momento e per tutto il tempo…
P.F. :Il nostro mestiere è senza limite, a tempo pieno. Non c’è orario. Giorno, e anche notte. I miei sogni li traduco in realtà, qualunque cosa faccia. Ho riposto in ogni opera un messaggio, un piccolo racconto, certe volte ironico, senza parole evidentemente, ma udibile da chi crede nella poesia.
G: E’ stato un piacere, Signor Piero. Quando mi sentirò sopraffatta dalla realtà, crederò penserò al suo veliero, trasportato dalla mongolfiera e cercherò di far diventare così leggeri anche i miei pensieri.
Ed è così che il Signor Piero finisce il suo drink, mi porge il bicchiere decorato e si allontana, lasciandosi trasportare da uno sciame di farfalle colorate che passano di qui.
 
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La conversazione qui riportata è assolutamente immaginaria e rispecchia le mie opinioni e comprensioni circa il mio personale studio sulla figura di Piero Fornasetti. Le frasi sottolineate sono citazioni prese direttamente dalla mostra “100 anni di follia pratica”, svoltasi presso la Triennale, Milano.

Giui

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Se la “Curiositas” fosse un materiale, quale sarebbe?

Dopo solo due settimane di questa nuova università sono così entusiasta che ormai non dormo proprio più, ma elaboro progetti 24h su 24h. E’ contenta mia madre che alle 4 del mattino mi vede rovistare nel laboratorio alla ricerca di chissàcosamaperchèlodevicercareProprioaquestora!?
Ma questa è un’altra storia, una delle tante che prima poi racconterò.
Parlavamo di Cutiositas, ecco si!!
La prima esercitazione del corso di Metaprogetto [con un nome così come posso non amarlo?] consisteva in un esercizio di arteterapia:
Descriversi con 3 qualità, ad ognuno di questi assegnare un materiale, sul retro del foglio 20X20 cm comporre un proprio ritratto astratto con i suddetti materiali.
Ecco, le ansie che vi vengono sul trovare i tre aggettivi fanno parte del gioco. Se poi state per uscire con un: “Ma io non ho tre pregi!” Forza, filate a prendere un cartoncino 20X20 perché per voi questo esercizio diventa un obbligo!
I risultati sono stati letteralmente entusiasmanti!
Potremmo parlare ore delle scelte dei materiali, di come sono stati usati nello spazio [dall’Horror vacui al minimal più acuto], alle forme e composizioni utilizzate [dalle geometrie simmetriche alla composizione casuale]. Ogni aspetto [ci] rivela qualcosa di noi!
Se vi va di provare poi potremmo parlare insieme del risultato! 🙂
Io devo ringraziare Francis, Lucia, Sara, Silvia, Flavia, Dalida per le loro spinte creative nel trovare i materiali…
Ecco, il risultato!

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Procrastinate

Ovvero, essere affetti da “sindrome di Quinto Carlo Massimo il temporeggiatore”.
Storie simili da procrastinatori seriali, che ieri decisero di rimandare a domani.
E a furia di pro-crastinare dopo mesi si è nella medesima situazione, perché non si tratta di una guerra punica, ma di una battaglia contro la propria “paura di non riuscire”.
Sono io, la maestra del Dilly-Dally, dello Shilly-Shally e dello Aspettare la Manna dal cielo. Inglesismi e dialettismi a parte, il problema rimane: se le cose diventano difficili mi vince l’inerzia.
Che sia oggi il giorno giusto per smettere di rimandare [i propri sogni, la scelta difficile da anni accantonata vicino alla bomboniera della comunione dei cugini, la decisione di affrontare ]? Si, lo è di sicuro.
1,2,3, spengo il mac e agisco.

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To Procrastinate

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