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Perché innamorarsi può essere un’opera d’arte?

Nelle mie opere [oh cavolo mi fa impressione chiamarle opere, nominiamole: invenzioni gentili e assolutamente inutili, dai, va meglio!] chiedo sempre uno sforzo allo spettatore, uno sforzo che non tutti vogliono/possono fare.
Mi è stato fatto notare, che in realtà queste cose non interessano a nessuno, che la vita del singolo trasportata su un’opera interessa solo al singolo preso in considerazione e non agli altri.

Beh, forse è vero, ma non del tutto, perché a me interessa.

Credo nel concetto del “vivere la propria vita, come se fosse un’opera d’arte” e credo che farlo non significhi compiere grandi opere, ma stia nelle piccole cose, nell’affrontare gli ostacoli che ogni giorno ci troviamo davanti, nell’innamorarsi perdutamente, nel soffrire immensamente. Nell’umanità insomma. L’essere umano diviene arte quando si esprime in tutta la sua umanità. Secondo me, ovviamente. Secondo me, che se vado a vedere il Duomo di Milano rimango esterrefatta davanti a cotanta magnificenza, tanto da sentire i brividi e sentirmi piccola, ma poco dopo mi perdo e mi interesso di più a guardare la gente che guarda il Duomo e mi accorgo di quanto le loro espressioni rivelino le tre/quattro stesse emozioni. Perché siamo tutti umani, in fondo, anche se spesso ce lo dimentichiamo. Secondo la mia professoressa di Greco e Latino del Liceo, tutte le emozioni base umane sono spiegate nell’Iliade e nell’Odissea e l’uomo da secoli non fa altro che girarci intorno e così continuerà per sempre, perché possiamo vestirci in modo diverso, avanzare nella tecnologia, ma ci innamoriamo sempre nello stesso modo.

Perciò se in una mia “invenzione gentile e assolutamente inutile” vi parlo di qualcuno che si innamora in un determinato luogo non lo faccio per spifferarvi la vita privata di quel qualcuno, ma per mettervi in contatto con “la categoria aristotelica generale dell’amore”. E’ un pretesto, per parlare a voi, di voi. Si tratta di fare uno piccolo sforzo di “traslazione”, di Empatia, che ad alcuni viene naturale, ad altri no. Ed è proprio a questi ultimi, a cui sono più dirette le mie opere.
Mi piace combattere per le battaglie perse, trovo sia esso stesso un atto artistico. 

Questa è Arte? o un semplice esercizio umanista?
Non posso essere io a rispondere, ma certo da me non potete aspettarvi paesaggi dipinti ad olio su tela.
Giui is not an artist?
Non saprei, ma la cosa a cui Giui tiene di più è essere una persona.

Creare non è semplice, nel momento stesso in cui “fai qualcosa” la fai esistere e la metti in discussione, ma metti in discussione soprattutto te stesso, esponi te e il tuo pensiero.
Creare è un atto coraggioso e solo per questo andrebbe rispettato, siate gentili con chi crea, ma se siete creatori non c’è bisogno di dirvelo, perché già lo sapete. 
La forma più grande di gentilezza che potete avere nei confronti di chi crea è l’immedesimazione, provare a capire il linguaggio del vostro interlocutore, anche se parla in una lingua che non vi piace.
Chissà, potreste scoprire che in realtà non vi piaceva perché non la capivate, oppure potrebbe continuare a non piacervi, ma per scoprirlo dovete comunque provare a capire. A questo proposito consiglio un libro, “Lo potevo fare anch’io” di F. Bonami.
E guarda a caso, i più grandi critici sono coloro che non creano nulla.

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Quando è stata l’ultima volta che ti sei preso il diritto di sognare?

E aggiungerei: Quando è stata l’ultima volta che ti sei preso il diritto di sognare, senza sentirti in colpa?  Magari perché l’hai confuso con un fantasticare inconcludente?

La frenesia della quotidianità spesso è proprio il freno inibitore peggiore per l’avverarsi del nostro futuro. Perché sognare non è una perdita di tempo, ma è la benzina per migliorarci.

Cosa mi spingerebbe a lavorare 26 ore in un weekend, se non pensassi che è solo un piccolo sacrificio momentaneo, per porre le basi dell’avverarsi del mio obiettivo? Sarei già impazzita, anzi no, quello forse lo sono già, ma sarei sicuramente molto più triste.

Quindi, a che punto stanno i vostri sogni!? Gli avete dedicato la cura necessaria, li avete coltivati con amore e passione e magari crescendo si sono evoluti ed hanno loro stessi preso una forma, che non vi aspettavate?

A me è successo proprio così, mentre li accudivo, senza neanche me ne accorgessi si sono trasformati ed ora mi sembrano ancora più belli di prima.

Perciò, Sognate!

Fantasticate sul treno mentre tornate a casa da una giornata stancante, sotto la doccia mentre lavate via tutte le frustrazioni. Per aiutarvi ascoltate tanta buona musica e dedicatevi almeno cinque minuti al giorno. Scrivetevi su un foglio gigante il vostro obiettivo e appendetelo di fronte al letto, in modo che ogni mattina avrete ben chiaro perché vi state alzando.

Se avete bisogno di un aiuto in più, potete scaricare le schede qui sotto, scrivere dietro qual è il vostro sogno e venirlo ad infilare questo venerdì all’Alzaia Naviglio Pavese dentro la tasca del Cavallo SalvaSogni. Io ci sarò e se vorrete raccontarmi il vostro sogno di persona, vi ascolterò volentieri. Perché la passione per la vita è contagiosa e ci aiuta ad appassionarci di più alla nostra stessa!

Se non riuscite a passare, potete sempre stampare le schede, scrivere il vostro sogno e spargerle dappertutto, dove vi capita: Un libero circolare di speranze per autoesaltarci a non mollare mai in questi tempi difficili!

Ecco le schede e che sia una Buona Giornata!

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Lo Schedario delle piccole grandi persone con personalità che ho incrociato nel mio cammino

 Πολλὰ τὰ δεινὰ κοὐδὲν ἀνθρώπου δεινότερον πέλει.  
Molte sono le cose smisurate ma nessuna è più smisurata dell’uomo
Antigone vv. 332/333
 

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“Sai, Mi piacerebbe un sacco raccogliere una foto con una descrizione delle persone stimolanti che incontro sulla mia strada, anche quelle che ho visto solo di sfuggita, ma tutte quelle che mi lasciano qualcosa. Piccoli eroi del quotidiano schedati in un quadernino da sfogliare quando mi sento in carenza d’umanità”

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E così è nato “Il Fenomenale Schedario delle mie piccole grandi persone con personalità”

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L’essere umano sarà sempre ciò che nel mondo mi affascina di più, conoscere qualcuno è “viaggiare in un microcosmo” in cui tutto è ancora da esplorare. Alla fine del viaggio, ti senti sempre più arricchito e non vedi l’ora di partire ancora.
Ecco, forse che cos’è questo schedario che mi sono accinta a costruire: il diario di viaggio di una inguaribile umanista, che ha conosciuto [e conoscerà] mondi meravigliosi.

Luciferi

Il fatto che per il momento i catalogati siano tutti fotografi [Simone, Luigi e Luciferi], è solo una coincidenza! eh! I prossimi che ci finiranno dentro sono promettenti registi, attori, scrittori e chi lo sa…perché bisogna avere amici straordinari.

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• L’inerme Arma •

A[r]miamoci. Armarsi per Amarsi. Giorno dopo giorno voglio costruirmi un “bell’armamentario” per proteggermi dall’esterno. Perché le insidie alla gioia sono costanti e pericolosissime, lo si impara a proprie spese. Così, in una giornata grigia con il sole nascosto dietro alle nuvole è nata l’ennesima Invenzione Gentile e Assolutamente inutile:  Ecco a voi “L’Inerme Arma”.

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Caratteristiche principale di “L’inerme Arma” sono che è un’arma di difesa e non di attacco. Di difesa contro i succhiatori di energia, che possono essere di qualsiasi tipo: il lavoro/l’università che non ti piace e non vorresti fare, gli individui di poca fantasia che copiano senza troppa cura, gli amici poco amichevoli che sfruttano le tue idee, quelli a cui vieni in mente soprattutto quando hanno bisogno di qualcosa, quelli che ti vedono come competitore prima che amico, i genitori che non accettano le tue scelte perché le vedono solo come diversità, ai parenti che  invece che così ti vorrebbero sposato con due figli e laureato e soprattutto non tatuato, chi si approfitta della tua patologia “del non riuscire a dir di no”, il datore di lavoro che pretende sempre di più e da sempre meno, la società che di sociale ha ben poco, ma anche i limiti fisici che arrivano prima di quelli mentali e tanto, tanto altro….ognuno sa cosa gli succhia le energie e serviva qualcosa per fermare questo sopruso!

ImmagineNel mio petto ogni giorno c’è qualcosa che brilla rosso e fulgente, come una fiamma che brucia, e anche se qualcuno che passa mi guarda dall’esterno non la vedrà, nè io farò nulla perchè possa vedere. Io sono fatta di un enigma incandescente. Nascondo un mistero enorme, molto più grande del mistero dell’universo.
In realtà tutte le persone sono così, ma il fatto è che io ne sono già consapevole.
E tutto questo scintillio, come di una pietra preziosa gigantesca, appartiene soltanto a me.
[“Chie-Chan ed Io”, Banana Yoshimoto]

E’ per questo che ho deciso che “L’inerme Arma” dovesse sparare colore rosso e fulgente, come ciò che ogni giorno brilla nel petto di ognuno di noi, che è ciò di cui più dobbiamo prenderci cura. All’esterno è dorata, come ciò che contiene la nostra fiamma.

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Quando sentite che qualcosa/qualcuno vi sta succhiando energia: SPARATE. Il colore invaderà lo spazio e le persone. E a voi ricorderà della vostra anima rossa e fulgente da proteggere.

Buon Lunedì!

PS: Scusate, i link musicali punk sono venuti naturali. Forse non si può essere più punk dopo i 18 anni? Beh, nel caso fosse veroperdavvero non resta che costruire “Invenzioni gentili e assolutamente inutili” per continuare la propria rivoluzione personale.

foto di Simone Berna 

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Il Cavallo SalvaSogni @Who Art you!

Settimana Scorsa in uno di quei momenti grigi scuri, quasi neri….DRIIIIN DRIIIIN mi squilla il telefono. Rispondo, ascolto, mi tremano le mani, arrossisco e balbetto [mio atteggiamento usuale quando apprendo certe notizie], insomma, faccio proprio la figura di un famoso titolo di Dostoevskij, riaggancio e mi sfogo con il consueto balletto della felicità. Fortunatamente, in casa, non era presente nessuna delle mie coinquiline o avrebbero perso le poche speranze che ormai riponevano nella mia normalità.

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Sta di fatto che, ECCO, mi hanno comunicato che ho passato le prime selezioni con la mia scultura “ll Cavallo SalvaSogni” per la mostra/contest WHO ART YOU? che mi da diritto di partecipare, insieme agli altri artisti selezionati, il 23 Maggio presso l’Alzaia Naviglio Pavese [siiiii, questo luogo mi vuole bene!!! è dove avevo esposto l’anno scorso per il fuorisalone l’installazione “COLTIVIAMO[CI]” ] ad una mostra collettiva/evento! Tra gli 80 artisti della prima selezione ne verranno scelti 12, che avranno diritto ad una mostra personale di una settimana in una galleria d’arte Milanese e la possibilità di essere scelti per una mostra a Londra! Eh, lo dico subito, nel caso, abbastanza considerevole, io non passi le altre selezioni, sarà stata si una buona esperienza, ma avrò bisogno di una di quelle dosi di abbracci massicce figurate e non. Perciò, se avete o avreste voluto almeno una volta infilare il vostro sogno nella tasca del cavallo SalvaSogni, support Giui, please!

cavallosalvasogni2
La scelta sarà fatta da una giuria selezionata, non dal pubblico, ma un vostro supporto sarà il mio cuscino morbido su cui atterrare per non farmi troppo male. E ricominciare di nuovo a sognare. Sinceramente, per svariati motivi, ero indecisa se partecipare o no a questo concorso, è stata una mail arrivata da lontano che mi ha convinto a non perdere questa occasione…è qui che mi sono resa conto di quando sia importante il supporto delle persone che abbiamo intorno. Finora sono stata davvero fortunata, perché amici di vecchia data e nuove conoscenze virtuali mi danno coraggio ogni giorno per continuare a credere in ciò che faccio. E quando “eccessivi concentrati di realtà (come l’affitto da pagare, problemi di salute, angosce sul lavoro e chi più ne ha, più ne metta)” si manifestano nello stesso periodo, si è tentati di smettere di sognare. E’ questo il momento in cui abbiamo più bisogno di energia positiva, di vedere che, intorno a noi, tanta gente crede in ciò che facciamo. Supportarsi a vicenda, anche attraverso un piccolo gesto ha un potere immenso, scatena un effetto farfalla, che ci fa sentire più leggeri!

Vi auguro una buona, ottima giornata, di camminare sempre un po’ coi piedi leggermente staccati da terra e di continuare a credere nei vostri sogni….

Il cavallo SalvaSogni

Giui

 

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COLTIVIAMO[CI] […un anno dopo]

Ho voluto aspettare un anno, per svelare i risultati di COLTIVIAMO[CI], l’allestimento con cui avevo personalmente partecipato al Fuorisalone l’anno scorso. Vi ricordate? vi avevo chiesto di seminare nel mio “mini orto portatile” ciò che avreste voluto coltivare di voi stessi. Quale qualità, quale speranza, quale rivoluzione. Ed oggi è giunto il momento, vi richiamo all’appello! A che punto è la vostra semina personale? c’è stata raccolta? Vi posso dire che non tutti i bulbi sono fioriti, ma alcuni splendono ora nel mio giardino [anche se un po’ diversi, dai fiori disegnati sulla confezioni da cui provenivano i bulbi…ma non formalizziamoci eh!]

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Dopo un anno, a che punto sono le vostre aspirazioni? Sono nati girasoli dai semi che vi avevo regalato?

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Se vi va di farmelo sapere, sono più che felice di ascoltarvi!

Buona giornata!

🙂

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Il Rumore della Serenità

il rumore della serenità

Che rumore fa la serenità?
Quello dei pop corn che scoppiano insieme alle tue obiezioni al corso della realtà.
O Forse, sono i tuoi pensieri, che stanno scoppiando?
E’ il momento in cui la roccia più forte che conosci si sgretola ed appare fragile [se tu mamma riuscissi ad accettare che io, più che roccia, sono un’appassionata collezionista di frammenti fragili, sarebbe più vicina anche la tua, di serenità].
E’ la constatazione che il tuo fisico è quel che è, e basta. Ha bisogno di dormire, di riposarsi e vomita spesso.
Ma è così. Te lo porti dietro insieme alla cellulite più spinosa.
E’ il riscontro del fatto che dopo un’attesa, attendi la prossima.

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E’ la scoperta che certe cose, che qui dire “cose” è un eufemismo impersonale per dire persone, non le puoi cambiare.
Ed è il motivo per cui ti senti estranea al tuo sangue per cui hai cominciato un’estenuante ricerca per portare a casa la gente, ma soprattutto, te stessa [che poi tu lo faccia con fili, stoffa, ricamando, cucendo e fotografando e lo chiami arte è un’altra storia].
Una ricerca dell’incantesimo che colmi il buco della solitudine creata da uno scarto tra le parole “te” e “famiglia”.
Che poi forse la parola famiglia è stata mondialmente fraintesa, ti viene da pensare, che “famiglia” c’entri con il DNA sia vero come che i gelati alla crema non si possano mischiare con quelli alla frutta sullo stesso cono.
Mentre scrivo, prendo atto del fatto che se c’è qualcosa che non va ascolto LA musica [Antony and the Jhonson, Eels, Soap&Skin, e tanti altri feriti dalle note], quando c’è più di qualcosa che non va: scrivo.
Mentre scrivo, solitamente mi viene un’idea, [assodato che per me le idee non sono altro che un amuleto per combattere situazioni negative. Tipo mia nonna direbbe il rosario, io mi faccio venire idee.]
Quella fulminante, assurda, idea che mi compare per la testa in questo momento è registrare il rumore della serenità:
Come il rumore che fanno i pop corn quando scoppiano, come lo sfrigolare dei pancakes sul fuoco.
E il fatto che serenità faccia rima con mangiare, per me, è una pura e sana verità.

il rumore della serenità

Il rumore della serenità

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Non ti fidar di un RedBird a 400 ISO, NON TI FIDAR!

doppia esposizione Greenland, Limbiate

doppia esposizione
Greenland, Limbiate

…perché al contrario di un bacio a mezzanotte, non ti farà innamorar.
E’ successo che, tempo fa, io e Simone avevamo autoprodotto dei redscale in camera oscura, che scattati a 50 ISO mi hanno conquistato per quelle tonalità vintage che fanno invidia al miglior filtro lightroom.
Così, settimana scorsa quando, arrivati a Limbiate per la nostra gita fotografica, mi sono accorta di avere montato il Rollei Redbird, anche se a 400 ISO, mi sono fidata e ho scattato tranquillamente. Ogni tanto sentivo che la mia Minolta arrancava, ma, pensando fosse una mia impressione, presa com’ero dall’eccitazione del momento, non mi sono preoccupata più di tanto…
Innanzitutto, fermi tutti, un  po’ di storia sul luogo della gita fotografica:
Greenland o “Città satellite” è nato come luna park stabile nel 1964 su un’area di 374mila m² di proprietà di G. Brollo in collaborazione con S. Sardena. Raggiunge il suo massimo splendore negli anni ottanta, ma a causa di difficoltà gestionali e irregolarità in tema di sicurezza e di igiene nel 2002 viene sottoposto a sequestro giudiziario, viene richiuso nell’estate 2008 a causa di un contenzioso tra la vecchia e la nuova proprietà e inizia così la decadenza dell’intera struttura. Viene poi definitivamente messo all’asta da parte del Tribunale di Milano. Nell’ottobre 2009 è stato presentato il progetto di riqualificazione del parco divertimenti e delle zone adiacenti. Ora è completamente in degrado, recintato e chiuso da vari lucchetti..noi siamo entrati lo stesso a nostro “rischio e pericolo”, come incitavano le scritte all’ingresso e siamo riusciti a fare qualche foto, prima che un presunto “guardiano” in bicicletta con cagnolino appresso ci cacciasse.
Dato che è evidente che molto, ma molto difficilmente riusciremo ancora a mettere piede in un posto del genere, si provi solo ad immaginare la mia faccia quando il mio negativo torna dal laboratorio e noto che è piegato in mezzo e ha tante altre piegature e segni di dubbia provenienza. Una volta scansionato: BUM. Ero io che con aria sconsolata mi sono accasciata sulla sedia.  Alcuni scatti sono proprio rovinati da graffi [in uno vi è anche uno strappo], da punti di dubbissima provenienza e segni di inceppamento della pellicola che danno una sorta di efferro light leak… dopo varie congetture, che hanno smosso ogni neurone del nostro cervello, siamo arrivati a pensare che la pellicola non fosse stata bobinata bene [per il redscale la pellicola va bobinata al contrario] e che durante questa operazione si sia piegata e rovinata. Probabilmente, sfortuna, ah! La solita! In ogni caso, del colore rosato vintage, nessuna traccia, il redbird è il redscale più rosso e senza mezzi toni che abbia mai visto. Molti scatti sono praticamente da buttare, ma fortunatamente [anche se ho un po’ paura a dirlo], prima che ci cacciassero dal parco sono riuscita a scattare qualche foto con un Velvia scaduto che non ho ancora sviluppato e in cui confido tantissimo [forse non dovevo dirlo, ti prego, Signor Velvia, Fai il bravo!]. Ammetto che sono un po’ timorosa e nella mia testa i alla maledizione del guardiano di Greenland.

Voi, avete mai provato un Redbird della Rollei? qualche consiglio…intanto oggi c’è il sole, ho un Velvia da finire…perfetto! gli altri miei esperimenti fotografici li trovate qui. E…buoni scatti a tutti! 🙂

 
Redbird Rollei 400 iso
Redbird Rollei 400 iso
Greenland, Limbiate anche qui si può notare l'effetto tipo light-leak dovuto ad una piegatura della pellicola
Greenland, Limbiate
anche qui si può notare l’effetto tipo light-leak dovuto ad una piegatura della pellicolaRedbird Rollei 400 iso
Redbird Rollei 400 iso Redbird Rollei 400 iso
Greenland, Limbiate qui...direi che le piegature si vedono bene!

Greenland, Limbiate
qui…direi che le piegature si vedono bene!

Greenland, Limbiate qui si può notare l'effetto dovuto ad una piegatura della pellicola

Greenland, Limbiate
qui si può notare l’effetto dovuto ad una piegatura della pellicola

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Profili ● NEW PROJECT ●

Da un po’, anzi, forse da un bel più di un po’, sto lavorando ad un progetto che lega i colori e le sensazioni, in particolare, il collegamento che vi è tra loro, come i primi influenzino le seconde e viceversa. Dopo aver letto molto a riguardo, son arrivata ad una mia sintesi personale. Tutto ciò per raggiungere l’obiettivo di stilare un profilo fisico e psicologico di una persona, in un certo suo periodo di vita. Tutto ciò realizzato attraverso il ricamo, passione che mi sta sempre di più coinvolgendo [cos’è che mi piace del ricamo? soprattutto, il suo eroicismo] e la fotografia, altra mia grande passione.
La fiber art mi ha sempre attratto moltissimo, adoro letteralmente i lavori di M. Anzeri, che attraverso il ricamo disegna le auree di sconosciuti, ritratti in fotografie vintage da lui ritrovate, ma anche quelli di artisti meno noti come Mana Morimoto o Marìa Aparicio.
Da tutto ciò, dopo innumerevoli prove, tentativi miserabilmente falliti, dita bucate ed esperimenti di stampe a mano attraverso le più improbabili metodologie, ecco il primo risultato, un work in progress di un autoritratto.

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Come funziona?
Per un mese, ho raccolto i miei stati d’animo, li ho classificati in base ad un colore, che ho trasformato in un motivo ricamato su una tela con una mia foto stampata. [foto di Simone Berna]. Quello che verrà fuori sarà un profilo psicologico e fisico della mia persona tra il 3 Febbraio e il 3 Marzo 2013.
Quest’opera fa sempre parte del personale percorso che sto facendo sul concetto di consapevolezza, parola cardine per il mio 2000 e 14. Spesso mi sono obbligata ad essere serena, felice, contenta, positiva e propositiva, arrivando fino ad arrabbiarmi con me stessa quando non riuscivo ad esserlo. Mi sono vergognata e colpevolizzata per un sentimento come la rabbia perché sentimento negativo. Ma il problema, è chiaro, non è possibile essere sempre al massimo, non avere mai un momento di sconforto, riuscire ad essere ben predisposti nei confronti di chiunque! l’importante è divenirne consapevoli, credo. La consapevolezza del ciclo vita-morte-vita che regola ogni cosa, il processo di anakuklosis a cui, penso, ogni essere umano non possa sottrarsi…e forse è proprio questo di cui dobbiamo renderci conto, per evitare di cadere in un baratro troppo profondo. Accettare i momenti di “morte”, vedendoli come il terreno fertile da cui rinasceremo. Consapevoli di essere fenici anche quando ci sentiamo solo cenere. Accettare la tristezza,  l’ansia, la preoccupazione, accoglierla invece che combatterla per far si che diventino anch’esse meno agguerrite. Soffrire senza sentirci per questo deboli, ma semplicemente umani. Vedere la propria rabbia, non sentirla più come un senso di colpa, ma accettarla ed imparare a gestirla, senza subirla o lasciarla esplodere fuori controllo.
Ora, ovviamente, come sempre, cerco cavie per le prossime realizzazioni. Quindi se credete che possa essere proficuo per un mese o poco più divenire consapevoli di COME vi sentite, mandatemi una mail a giui.giuliarusso@gmail.com

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•Esperi•menti Analogici

ATTENZIONE! QUESTO POST E’ LUNGHISSIMO E PARLA SOLO DI DIVAGAZIONI PERSONALI, VI CONSIGLIO DI ANDARE A GUARDARE DIRETTAMENTE LE FOTO IN FONDO. SE POI VI FANNO SCHIFO E’ PERCHE’NON AVETE LETTO IL POST.

Mi sono appassionata alla fotografia la prima volta che ho visto delle foto di Francesca Woodman, roba da quegli amore da colpo di fulmine, che ti fan venire le farfalle nello stomaco. Da lì, ho impugnato una compatta da 99 euro e 4 pixel, che avevo in casa, e ci sono andata giù di autoscatti e foto a caso, con risultati agghiaccianti.
“E’ perché non ho una reflex!” No, non avevo capito che non avevo capito niente!
Ma con lo stipendio di un mese mi sono comprata una Nikon D80 usata, con cui ho creato più danni che altro. Lo ammetto, si, ero una di quelle ragazzine con la macchina più pesante di lei che girava i concerti degli amici musicisti indierock, che poi sfoggiavano con orgoglio foto di cui io, ora, mi vergogno. Ehvabbhé.
[Ebbene si, quei pochi che hanno resistito fin qui, hanno il permesso di perdere completamente la stima che avevano di me, se ancora l’avevano].
In Erasmus [s]fortunatamente mi hanno rubato la reflex. Credo ancora sia un segno divino o una maledizione lanciatemi da qualche reale fotografo per farmi smettere di produrre immagini spazzatura. In ogni caso ho cominciato a pormi delle domande. Ciò che facevo era decisamente molto lontano dal motivo per cui mi ero appassionata alla fotografia. Non avevo capacità tecniche, lo sapevo, ma io volevo creare, ora e subito[in quanti e quante volte facciamo questo errore? spero in tanti, perché mal comune mezzo gaudio ed io mi sentirei meno in colpa]. Così, sono inciampata in una Diana.
Fotografia Analogica, quella era la soluzione! No, non avevo capito che non avevo capito nulla. Ancora.
Del primo rullino mi saranno venuti due frame, e neanche quelli avevano qualcosa di lontanamente simile alla mia idea di fotografia. Un giorno, ho conosciuto una persona, di cui, ancora prima, conoscevo le foto. Foto che mi facevano dire: “Ma perdincibaccolinadiuncavolettodibruxelles come si fa a fotografare così?!”. Ebbene, quando io e questa persona abbiamo cominciato ad essere qualcosa di più che compagni di merende, la mia passione per la fotografia si è spenta. Perché? beh, cavoli, voi fareste mai biscotti in presenza di un pasticcere? Ci sono voluti mesi perché questa persona mi autoconvincesse [no, non c’è ancora riuscito] che qualcosa nelle mie foto c’era, ma era oppresso dalla mancanza di tecnica, strettamente necessaria [Parola di Nerd]. Perciò ho comprato una Minolta a pellicola e lì, lasciando da parte l’orgoglio e diventando pronta a passare ore a studiare, provare, incavolarmi e riprovare, ho ricominciato a scattare. A sperimentare.
Ora, colleziono le macchine più strane [anche se la mia preferita rimane sempre la Minolta], sto cercando di fare pace con il digitale [con scarsi risultati] e quando esco imbracciando la mia macchina fotografica mi sento leggera, felice. Finché non sviluppo il rullino, quando più della metà delle foto che ho scattato non mi piace. Allora, mi arrabbio e ricomincio, ma non demordo, non voglio farlo più. Quello che cerco di ottenere ora, non è più qualcosa di simile alle foto che vidi di Francesca Woodman anni fa, ma il mondo di Giui. Voglio riportare il mio mondo per farlo vedere/capire agli altri. No, non me l’ha chiesto nessuno, lo so, ma mi piace un sacco rompere le scatole. 😉
Da oggi voglio portare nel mio portfolio i miei esperimenti fotografici, anche se non ne sono pienamente soddisfatta, perché tutto fa parte di un percorso, anche i propri errori.

Qui sotto potete vedere alcune foto dei miei esperimenti analogici, mentre la sezione in costante[si sarà costante!]aggiornamento del mio portfolio la trovate qui.  Buona Giornata e…Se siete tristi provate ad imbracciare una macchina fotografica, a volte, può essere un’ottima terapia! 🙂 
Chiara

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Sciùra Milanese

 
dedicato ai miei Luciferi Preferiti
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