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Ricordi ?

Dopo un “capitolo pacco” del libro di Museologia ce n’è uno interessante.
Non è vero.
Non è assolutamente vero.
E’ la mia voce che maledice la sessione di Settembre, soprattutto maledice me medesima, per essermi lasciata un esame da dare!
Ehi G. ma ti ricordi come eri incasinata a Luglio, non ce l’avresti potuta obiettivamente fare a darlo, no?
Ehi, Voi vi ricordate di Tendenze? questa domanda potrebbe sembrarvi assolutamente incoerente con quello scritto finora e forse lo è, lo ammetto. In realtà però è il contrario, è quello che vi ho detto prima che non c’entra nulla con quello che devo dirvi! Evviva! 
Per gli smemorati Tendenze è il Festival Musico-Artistico che ci piace di più di tutta Piacenza e zone limitrofe!
beh, con grande, immenso rammarico, sembra che questo sia l’ultimo anno che si svolgerà, almeno sotto la direzione dei ragazzi di 29100, cari ragazzi ed anche un po’ pazzi, che da tre anni a questa parte mi invitano a partecipare all’evento con le mie strambe invenzioni. 

No, non li minaccio, lo fanno di loro spontanea volontà, giuro!
Così anche quest’anno vi tocca: volenti, dolenti, nolenti vi subirete l’ennesima mia presenza.

Come è successo per il Cavallo Salvasogni e la Girandola Scacciapensieri, quest’anno avviene per Ricordi?

Di che razza di diavoleria si tratta? 

Ricordi?

Alla ricerca del nostro tempo perduto, attraverso il sapore di un ricordo, come avviene con la “madeleinette” Proustiana.
Come il gusto può trasportarci indietro nel tempo? Se la dolcezza che si scioglie in bocca diventa il legame per ricollegarsi alla dolcezza di un momento, che scivola dalle mani su un foglio bianco e si trasforma in memoria, nasce “Ricordi?”.

Non avete capito nulla di quello che ho scritto?

BENE, MOLTO BENE!

Vi tocca venire a vederlo allora, come sempre, carichi di una buona dose di poesia e voglia di tornare un po’ bambini, lasciando la rigidezza e la serietà ai futuri Lunedì invernali.

Un Abbraccio, di quelli forti, che portano indietro nel tempo.

Giui.

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Perché innamorarsi può essere un’opera d’arte?

Nelle mie opere [oh cavolo mi fa impressione chiamarle opere, nominiamole: invenzioni gentili e assolutamente inutili, dai, va meglio!] chiedo sempre uno sforzo allo spettatore, uno sforzo che non tutti vogliono/possono fare.
Mi è stato fatto notare, che in realtà queste cose non interessano a nessuno, che la vita del singolo trasportata su un’opera interessa solo al singolo preso in considerazione e non agli altri.

Beh, forse è vero, ma non del tutto, perché a me interessa.

Credo nel concetto del “vivere la propria vita, come se fosse un’opera d’arte” e credo che farlo non significhi compiere grandi opere, ma stia nelle piccole cose, nell’affrontare gli ostacoli che ogni giorno ci troviamo davanti, nell’innamorarsi perdutamente, nel soffrire immensamente. Nell’umanità insomma. L’essere umano diviene arte quando si esprime in tutta la sua umanità. Secondo me, ovviamente. Secondo me, che se vado a vedere il Duomo di Milano rimango esterrefatta davanti a cotanta magnificenza, tanto da sentire i brividi e sentirmi piccola, ma poco dopo mi perdo e mi interesso di più a guardare la gente che guarda il Duomo e mi accorgo di quanto le loro espressioni rivelino le tre/quattro stesse emozioni. Perché siamo tutti umani, in fondo, anche se spesso ce lo dimentichiamo. Secondo la mia professoressa di Greco e Latino del Liceo, tutte le emozioni base umane sono spiegate nell’Iliade e nell’Odissea e l’uomo da secoli non fa altro che girarci intorno e così continuerà per sempre, perché possiamo vestirci in modo diverso, avanzare nella tecnologia, ma ci innamoriamo sempre nello stesso modo.

Perciò se in una mia “invenzione gentile e assolutamente inutile” vi parlo di qualcuno che si innamora in un determinato luogo non lo faccio per spifferarvi la vita privata di quel qualcuno, ma per mettervi in contatto con “la categoria aristotelica generale dell’amore”. E’ un pretesto, per parlare a voi, di voi. Si tratta di fare uno piccolo sforzo di “traslazione”, di Empatia, che ad alcuni viene naturale, ad altri no. Ed è proprio a questi ultimi, a cui sono più dirette le mie opere.
Mi piace combattere per le battaglie perse, trovo sia esso stesso un atto artistico. 

Questa è Arte? o un semplice esercizio umanista?
Non posso essere io a rispondere, ma certo da me non potete aspettarvi paesaggi dipinti ad olio su tela.
Giui is not an artist?
Non saprei, ma la cosa a cui Giui tiene di più è essere una persona.

Creare non è semplice, nel momento stesso in cui “fai qualcosa” la fai esistere e la metti in discussione, ma metti in discussione soprattutto te stesso, esponi te e il tuo pensiero.
Creare è un atto coraggioso e solo per questo andrebbe rispettato, siate gentili con chi crea, ma se siete creatori non c’è bisogno di dirvelo, perché già lo sapete. 
La forma più grande di gentilezza che potete avere nei confronti di chi crea è l’immedesimazione, provare a capire il linguaggio del vostro interlocutore, anche se parla in una lingua che non vi piace.
Chissà, potreste scoprire che in realtà non vi piaceva perché non la capivate, oppure potrebbe continuare a non piacervi, ma per scoprirlo dovete comunque provare a capire. A questo proposito consiglio un libro, “Lo potevo fare anch’io” di F. Bonami.
E guarda a caso, i più grandi critici sono coloro che non creano nulla.

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Tra fili colorati e sensazioni il mio primo autoritratto.

Vi ricordate di “Profili”? Ne ho parlato un po’ di tempo fa, un progetto artistico legato ai colori e alle loro relazioni con le nostre sensazioni.
Ho cominciato con un mio autoritratto, che ora posso finalmente mostrarvi. Curioso, che sia il primo autoritratto della mia vita, alla scuola d’arte che ho frequentato per un po’ parallelamente al liceo ho disegnato di tutto, da gessi impolverati e miei compagni di sventura, ma mai me stessa. Dovevo aspettare i 25 anni per riuscire ad affrontarmi. Beh, intanto che io analizzo questa cosa e faccio ipotesi psico-scientifici-poco-attendibili sulla cosa, ecco il risultato:
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Porta con sè le imperfezioni dei primi esperimenti, le ore piccole della mia insomnia, le dita bucate dalla mia frenetica voglia di finire!
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Ora sto già cominciando un nuovo “profilo”, questa volta un ritratto di una persona cara che si è prestata al “gioco” [se anche voi siete abbastanza fuori di testa per farlo, scaricate la scheda in allegato al post e inviatemela compilata a giui.giuliarusso@gmail.com]
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Per le foto si ringrazia, come sempre, Simone berna. 🙂
Buona giornata colorata a tutti voi!
…ed ecco la scheda! come funziona? Alla fine di ogni giornata, per un mese, pensate alle emozioni che avete provato e mettete dei pallini nell’area di colore che rappresenta quello che sentite [per esempio, oggi è stata una giornata in cui mi sono sentita molto attiva, propositiva e felice, ZAC, un puntino nell’area arancione e uno in quella gialla!]. Le parole che trovate scritte sono solo dei “sintesi”, che magari possono aiutarvi a focalizzare il colore nella vostra mente all’inizio, ma non vanno prese come una regola, assolutamente!
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Profili ● NEW PROJECT ●

Da un po’, anzi, forse da un bel più di un po’, sto lavorando ad un progetto che lega i colori e le sensazioni, in particolare, il collegamento che vi è tra loro, come i primi influenzino le seconde e viceversa. Dopo aver letto molto a riguardo, son arrivata ad una mia sintesi personale. Tutto ciò per raggiungere l’obiettivo di stilare un profilo fisico e psicologico di una persona, in un certo suo periodo di vita. Tutto ciò realizzato attraverso il ricamo, passione che mi sta sempre di più coinvolgendo [cos’è che mi piace del ricamo? soprattutto, il suo eroicismo] e la fotografia, altra mia grande passione.
La fiber art mi ha sempre attratto moltissimo, adoro letteralmente i lavori di M. Anzeri, che attraverso il ricamo disegna le auree di sconosciuti, ritratti in fotografie vintage da lui ritrovate, ma anche quelli di artisti meno noti come Mana Morimoto o Marìa Aparicio.
Da tutto ciò, dopo innumerevoli prove, tentativi miserabilmente falliti, dita bucate ed esperimenti di stampe a mano attraverso le più improbabili metodologie, ecco il primo risultato, un work in progress di un autoritratto.

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Come funziona?
Per un mese, ho raccolto i miei stati d’animo, li ho classificati in base ad un colore, che ho trasformato in un motivo ricamato su una tela con una mia foto stampata. [foto di Simone Berna]. Quello che verrà fuori sarà un profilo psicologico e fisico della mia persona tra il 3 Febbraio e il 3 Marzo 2013.
Quest’opera fa sempre parte del personale percorso che sto facendo sul concetto di consapevolezza, parola cardine per il mio 2000 e 14. Spesso mi sono obbligata ad essere serena, felice, contenta, positiva e propositiva, arrivando fino ad arrabbiarmi con me stessa quando non riuscivo ad esserlo. Mi sono vergognata e colpevolizzata per un sentimento come la rabbia perché sentimento negativo. Ma il problema, è chiaro, non è possibile essere sempre al massimo, non avere mai un momento di sconforto, riuscire ad essere ben predisposti nei confronti di chiunque! l’importante è divenirne consapevoli, credo. La consapevolezza del ciclo vita-morte-vita che regola ogni cosa, il processo di anakuklosis a cui, penso, ogni essere umano non possa sottrarsi…e forse è proprio questo di cui dobbiamo renderci conto, per evitare di cadere in un baratro troppo profondo. Accettare i momenti di “morte”, vedendoli come il terreno fertile da cui rinasceremo. Consapevoli di essere fenici anche quando ci sentiamo solo cenere. Accettare la tristezza,  l’ansia, la preoccupazione, accoglierla invece che combatterla per far si che diventino anch’esse meno agguerrite. Soffrire senza sentirci per questo deboli, ma semplicemente umani. Vedere la propria rabbia, non sentirla più come un senso di colpa, ma accettarla ed imparare a gestirla, senza subirla o lasciarla esplodere fuori controllo.
Ora, ovviamente, come sempre, cerco cavie per le prossime realizzazioni. Quindi se credete che possa essere proficuo per un mese o poco più divenire consapevoli di COME vi sentite, mandatemi una mail a giui.giuliarusso@gmail.com

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