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Sperimentazioni fotografiche @Piccolo Teatro di Milano

Metti una giornata di inaspettata pioggia. Metti la sede della Scuola del Piccolo Teatro di Milano. Metti tutti gli inconvenienti del caso [ovvero, una sfiga dopo l’altra]. Metti brave attrici a disposizioni. Metti il mio occhio.

Ed ecco qua.

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A special Thanks to Giusy!

 

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Emotive Portraits

“Giui is [not] an artist” non è solo un portfolio online, ma col tempo è diventato un piccolo raccoglitore di esperienze, degli impacciati progressi quotidiani dei miei progetti, ma anche delle rilevanti scoperte che faccio ogni giorno. Ecco perché oggi voglio parlarvi di questo progetto artistico scovato casualmente sul web [evviva il potere della rete, del “fare rete”!], che ritengo molto interessante:

Emotive Portraits

ImmagineImmagineProprio in questo periodo la mia produzione artistica si sta concentrando sui ritratti, che vogliono mostrare ciò che vi è dietro ai tratti fisici, forse è proprio per questo, che sono rimasta così affascinata da “Emotive Portraits” di Andreaa Hartea [ha un tumblr bellissimo, correte a dargli un’occhiata!]. Ciò che mi ha attratto di più è l’approccio così istintuale che Andrea utilizza per indagare “l’altro” [cosa che ad una anima cervellotica come me non sarebbe mai venuta in mente, ma non è  proprio per questo che l’arte avrà sempre risvolti imperscrutabili? essa è l’espressione più personale di concetti riformulati attraverso la propria soggettività].

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Si, lo so, non vi ho ancora detto che cosa fa quest’artista, ma volevo prepararvi bene al colpo.  Il rivoluzionario progetto di Andreaa si basa su un dialogo con il subconscio, dettato da uno stato di trance, su colui che sta ritraendo. Il risultato è un’opera, un quadro, o meglio, un’impronta emotiva, di una certa dimensione [data dall’idea che il soggetto ha per il proprio ego] e colori, dipinta su un foglio di poliestere siliconato, fissato su una tela monocromatica, il cui colore è determinato dall’esperienza più significativa che l’artista coglie durante il processo di ipnosi. 

Insomma, istinto come strumento per conoscere se stessi e gli altri.

La trovo un’idea bellissima.

Per ora il progetto vuole indagare la psiche di artisti contemporanei e fino ad oggi quelli coinvolti sono: Masbedo (Jacopo Bedognie e Nicolò Massazza), Vedovamazzei (Mariastella Scala e Simeone Crispino), Pietro RuffoLuca VitoneVincenzo CastellaValerio BerrutiNunzioSilvio WolfPistoletto.

ImmagineSe anche voi come me siete rimasti entusiasti, potete aiutare quest’artista a continuare il suo progetto, che si trasformerà in un libro raccolta, attraverso una campagna fondi sulla piattaforma Kickstarter fino a settimana prossima!

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Quando è stata l’ultima volta che ti sei preso il diritto di sognare?

E aggiungerei: Quando è stata l’ultima volta che ti sei preso il diritto di sognare, senza sentirti in colpa?  Magari perché l’hai confuso con un fantasticare inconcludente?

La frenesia della quotidianità spesso è proprio il freno inibitore peggiore per l’avverarsi del nostro futuro. Perché sognare non è una perdita di tempo, ma è la benzina per migliorarci.

Cosa mi spingerebbe a lavorare 26 ore in un weekend, se non pensassi che è solo un piccolo sacrificio momentaneo, per porre le basi dell’avverarsi del mio obiettivo? Sarei già impazzita, anzi no, quello forse lo sono già, ma sarei sicuramente molto più triste.

Quindi, a che punto stanno i vostri sogni!? Gli avete dedicato la cura necessaria, li avete coltivati con amore e passione e magari crescendo si sono evoluti ed hanno loro stessi preso una forma, che non vi aspettavate?

A me è successo proprio così, mentre li accudivo, senza neanche me ne accorgessi si sono trasformati ed ora mi sembrano ancora più belli di prima.

Perciò, Sognate!

Fantasticate sul treno mentre tornate a casa da una giornata stancante, sotto la doccia mentre lavate via tutte le frustrazioni. Per aiutarvi ascoltate tanta buona musica e dedicatevi almeno cinque minuti al giorno. Scrivetevi su un foglio gigante il vostro obiettivo e appendetelo di fronte al letto, in modo che ogni mattina avrete ben chiaro perché vi state alzando.

Se avete bisogno di un aiuto in più, potete scaricare le schede qui sotto, scrivere dietro qual è il vostro sogno e venirlo ad infilare questo venerdì all’Alzaia Naviglio Pavese dentro la tasca del Cavallo SalvaSogni. Io ci sarò e se vorrete raccontarmi il vostro sogno di persona, vi ascolterò volentieri. Perché la passione per la vita è contagiosa e ci aiuta ad appassionarci di più alla nostra stessa!

Se non riuscite a passare, potete sempre stampare le schede, scrivere il vostro sogno e spargerle dappertutto, dove vi capita: Un libero circolare di speranze per autoesaltarci a non mollare mai in questi tempi difficili!

Ecco le schede e che sia una Buona Giornata!

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Ritrovamenti: Kodak BN + Cimitero monumentale

Le pellicole più belle sono quelle dimenticate e sviluppate tempo dopo….

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Scattate probabilmente in una timida giornata invernale, da sola, in uno che, sono sicura, sia uno dei cimiteri più belli al mondo…

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….con la paura di rimanere chiusa dentro, essendo molto vicino l’orario di chiusura,

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con tutte le storie da immaginare, che mi si accavallavano trai pensieri,
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capendo che se Milano è un po’ magica è anche grazie a posti così:

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Un rifugio di antichità imperturbabile dal presente.

ImmagineE poi qualcuno mi spiega perché non avevo mai usato un Kodak in bianco e nero?!

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[e mi ero sempre fissata sugli ilford?!!?]

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Adoro i contrasti, adoro il nero pastoso, questa pellicola è perfetta per questo luogo! [peccato avere così pochi scatti ma era una pellicola divisa in due…]
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Buona Giornata e se non sapete cosa fare vi consiglio un giro al cimitero monumentale!

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Lo Schedario delle piccole grandi persone con personalità che ho incrociato nel mio cammino

 Πολλὰ τὰ δεινὰ κοὐδὲν ἀνθρώπου δεινότερον πέλει.  
Molte sono le cose smisurate ma nessuna è più smisurata dell’uomo
Antigone vv. 332/333
 

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“Sai, Mi piacerebbe un sacco raccogliere una foto con una descrizione delle persone stimolanti che incontro sulla mia strada, anche quelle che ho visto solo di sfuggita, ma tutte quelle che mi lasciano qualcosa. Piccoli eroi del quotidiano schedati in un quadernino da sfogliare quando mi sento in carenza d’umanità”

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E così è nato “Il Fenomenale Schedario delle mie piccole grandi persone con personalità”

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L’essere umano sarà sempre ciò che nel mondo mi affascina di più, conoscere qualcuno è “viaggiare in un microcosmo” in cui tutto è ancora da esplorare. Alla fine del viaggio, ti senti sempre più arricchito e non vedi l’ora di partire ancora.
Ecco, forse che cos’è questo schedario che mi sono accinta a costruire: il diario di viaggio di una inguaribile umanista, che ha conosciuto [e conoscerà] mondi meravigliosi.

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Il fatto che per il momento i catalogati siano tutti fotografi [Simone, Luigi e Luciferi], è solo una coincidenza! eh! I prossimi che ci finiranno dentro sono promettenti registi, attori, scrittori e chi lo sa…perché bisogna avere amici straordinari.

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In Love with Lomochrome Purple

Raramente sono soddisfatta delle mie foto, forse proprio perciò è uno strano caso del destino, che lo sia quando proprio quando il risultato è frutto di qualcosa andato storto.Meravigliosi inghippi, fortunate coincidenze. E’ successo così con il Lomochrome purple di Lomography montato su una Yashica che non supporta né sopporta le doppie esposizioni…il risultato è stato sorprendente, a mio avviso, migliore di quanto sarebbe stato senza errori tecnici. Sovrapposizioni casuali più azzeccate che se le avessi fatte apposta, che mi hanno poi ispirato nuove composizioni!

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Errori tecnici a parte, anche i colori del Lomochrome purple mi hanno piacevolmente stupita, i suoi nostalgici toni blu/violetti mi hanno letteralmente conquistata. Le gradazioni sono leggermente diverse in alcuni scatti, gioca il fatto che ho scattato il rullino in due momenti diversi molto distanti fra loro, con una luce completamente differente.

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La prima parte l’ho consumata in una giornata di Aprile, durante uno dei primi soli. Qui avevo fatto alcuni esperimenti con le doppie esposizioni, sfruttando il mio pazientissimo modello preferito: Simone.

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Immagine Con il resto del rullino ho giocato le prime giornate di Maggio nel parco pubblico più grande della mia città. Qui, mi sono concentrata sulla Flora, giocando con le forme che si sono mischiate poi ancor più tra di loro….

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…e la Fauna che solitamente abita il Parco. 🙂

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Sul Lomohrome Purple in rete ho trovato altri articoli interessanti, per esempio quello di Holga my Dear o quello di Pretty in Mad.
Voi? avete provato il Lomochrome tanto atteso? Se si, quali sono stati i risultati!?

Beh per concludere…che dire, credo che farò un altro ordine! Avendo già provato il 35mm, ora vorrei dedicarmi al 120mm!
Se volete dare un’occhiata agli altri miei esperimenti analogici, ecco qui!
Buona giornata sui toni del viola!

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• L’inerme Arma •

A[r]miamoci. Armarsi per Amarsi. Giorno dopo giorno voglio costruirmi un “bell’armamentario” per proteggermi dall’esterno. Perché le insidie alla gioia sono costanti e pericolosissime, lo si impara a proprie spese. Così, in una giornata grigia con il sole nascosto dietro alle nuvole è nata l’ennesima Invenzione Gentile e Assolutamente inutile:  Ecco a voi “L’Inerme Arma”.

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Caratteristiche principale di “L’inerme Arma” sono che è un’arma di difesa e non di attacco. Di difesa contro i succhiatori di energia, che possono essere di qualsiasi tipo: il lavoro/l’università che non ti piace e non vorresti fare, gli individui di poca fantasia che copiano senza troppa cura, gli amici poco amichevoli che sfruttano le tue idee, quelli a cui vieni in mente soprattutto quando hanno bisogno di qualcosa, quelli che ti vedono come competitore prima che amico, i genitori che non accettano le tue scelte perché le vedono solo come diversità, ai parenti che  invece che così ti vorrebbero sposato con due figli e laureato e soprattutto non tatuato, chi si approfitta della tua patologia “del non riuscire a dir di no”, il datore di lavoro che pretende sempre di più e da sempre meno, la società che di sociale ha ben poco, ma anche i limiti fisici che arrivano prima di quelli mentali e tanto, tanto altro….ognuno sa cosa gli succhia le energie e serviva qualcosa per fermare questo sopruso!

ImmagineNel mio petto ogni giorno c’è qualcosa che brilla rosso e fulgente, come una fiamma che brucia, e anche se qualcuno che passa mi guarda dall’esterno non la vedrà, nè io farò nulla perchè possa vedere. Io sono fatta di un enigma incandescente. Nascondo un mistero enorme, molto più grande del mistero dell’universo.
In realtà tutte le persone sono così, ma il fatto è che io ne sono già consapevole.
E tutto questo scintillio, come di una pietra preziosa gigantesca, appartiene soltanto a me.
[“Chie-Chan ed Io”, Banana Yoshimoto]

E’ per questo che ho deciso che “L’inerme Arma” dovesse sparare colore rosso e fulgente, come ciò che ogni giorno brilla nel petto di ognuno di noi, che è ciò di cui più dobbiamo prenderci cura. All’esterno è dorata, come ciò che contiene la nostra fiamma.

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Quando sentite che qualcosa/qualcuno vi sta succhiando energia: SPARATE. Il colore invaderà lo spazio e le persone. E a voi ricorderà della vostra anima rossa e fulgente da proteggere.

Buon Lunedì!

PS: Scusate, i link musicali punk sono venuti naturali. Forse non si può essere più punk dopo i 18 anni? Beh, nel caso fosse veroperdavvero non resta che costruire “Invenzioni gentili e assolutamente inutili” per continuare la propria rivoluzione personale.

foto di Simone Berna 

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Il Cavallo SalvaSogni @Who Art you!

Settimana Scorsa in uno di quei momenti grigi scuri, quasi neri….DRIIIIN DRIIIIN mi squilla il telefono. Rispondo, ascolto, mi tremano le mani, arrossisco e balbetto [mio atteggiamento usuale quando apprendo certe notizie], insomma, faccio proprio la figura di un famoso titolo di Dostoevskij, riaggancio e mi sfogo con il consueto balletto della felicità. Fortunatamente, in casa, non era presente nessuna delle mie coinquiline o avrebbero perso le poche speranze che ormai riponevano nella mia normalità.

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Sta di fatto che, ECCO, mi hanno comunicato che ho passato le prime selezioni con la mia scultura “ll Cavallo SalvaSogni” per la mostra/contest WHO ART YOU? che mi da diritto di partecipare, insieme agli altri artisti selezionati, il 23 Maggio presso l’Alzaia Naviglio Pavese [siiiii, questo luogo mi vuole bene!!! è dove avevo esposto l’anno scorso per il fuorisalone l’installazione “COLTIVIAMO[CI]” ] ad una mostra collettiva/evento! Tra gli 80 artisti della prima selezione ne verranno scelti 12, che avranno diritto ad una mostra personale di una settimana in una galleria d’arte Milanese e la possibilità di essere scelti per una mostra a Londra! Eh, lo dico subito, nel caso, abbastanza considerevole, io non passi le altre selezioni, sarà stata si una buona esperienza, ma avrò bisogno di una di quelle dosi di abbracci massicce figurate e non. Perciò, se avete o avreste voluto almeno una volta infilare il vostro sogno nella tasca del cavallo SalvaSogni, support Giui, please!

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La scelta sarà fatta da una giuria selezionata, non dal pubblico, ma un vostro supporto sarà il mio cuscino morbido su cui atterrare per non farmi troppo male. E ricominciare di nuovo a sognare. Sinceramente, per svariati motivi, ero indecisa se partecipare o no a questo concorso, è stata una mail arrivata da lontano che mi ha convinto a non perdere questa occasione…è qui che mi sono resa conto di quando sia importante il supporto delle persone che abbiamo intorno. Finora sono stata davvero fortunata, perché amici di vecchia data e nuove conoscenze virtuali mi danno coraggio ogni giorno per continuare a credere in ciò che faccio. E quando “eccessivi concentrati di realtà (come l’affitto da pagare, problemi di salute, angosce sul lavoro e chi più ne ha, più ne metta)” si manifestano nello stesso periodo, si è tentati di smettere di sognare. E’ questo il momento in cui abbiamo più bisogno di energia positiva, di vedere che, intorno a noi, tanta gente crede in ciò che facciamo. Supportarsi a vicenda, anche attraverso un piccolo gesto ha un potere immenso, scatena un effetto farfalla, che ci fa sentire più leggeri!

Vi auguro una buona, ottima giornata, di camminare sempre un po’ coi piedi leggermente staccati da terra e di continuare a credere nei vostri sogni….

Il cavallo SalvaSogni

Giui

 

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James M. Cain_La Falena

Sono irrimediabilmente attratta da tutte le passioni profonde. A prescindere dal tipo, quando una persona sviluppa una passione viscerale, mi piace godere della sua compagnia. Che sia cucinare, dipingere, progettare, scrivere, leggere, tutto ciò che è portato avanti con intensità mi attira. Perciò, sono molto contenta di partecipare al Bookeater club organizzato da Camilla di Zelda Was a Writer all’Open a Milano, stasera dalle 19! In questa terza puntata parleremo del libro La Falena di James M. Cain l’appuntamento del mese di Aprile.

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Un romanzo che mi è piaciuto e in cui trovato interessanti collegamenti e contrasti con il precedente libro di Marzo, “Tutto quel che è la vita” di J. Salter.

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C’è tanto altro che vorrei dire, vorrei parlare di come, quando ho letto della falena caudata e della sensazione di estasi provocata da questa nel protagonista, mi sia immediatamente ricollegata ad alcuni momenti della mia infanzia.  O potrei dire di come, mentre mi addentravo nella vita del personaggio, nelle orecchie mi sia cominciata a risuonare la parola autenticità nel senso Heideggeriano del termine.

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La Falena è infatti un libro che parla delle corrispondenze, che confondiamo per coincidenze, ma soprattutto, di identità spasmodicamente cercata, in un viaggio che dura una giovinezza, la quale comporta una discesa e una risalita trai più vili sentimenti umani, giù, fino in fondo alla notte [che, per quanto cruda, decisamente meno scura di quella di Cèline], in uno scenario storico, che ha qualcosa di contemporaneo.

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Ma di tutto questo e molto altro ancora ne parleremo stasera al Bookeater club! Buona Giornata a tutti!
ps: i cahiers du bonheur  li trovate qui!

“La prima cosa di cui ho ricordo è una grossa falena caudata. L’avvistai in Druid Hill Park, proprio all’inizio della strada dove sorge la nostra casa, a Baltimora, sulla terrazza di Mont Royal. Nelle giornate nuvolose fa piuttosto buio, e lucciole, pipistrelli e rondini spuntano fuori in un intrico di segnali. Un giorno in cui il cielo aveva il colore dell’ardesia bagnata, mi trovavo lì con Jane, la bambinaia nera, e quella cosa cominciò a svolazzare intorno. La seguii per un po’, da un muro a una siepe, a un cespuglio, e infine corsi in cerca di Jane, perché potesse vederla anche lei. Al ritorno, trovai lì un ragazzo che avrà avuto dieci o dodici anni, ma che allora mi sembrò più grande di quanto, tempo dopo, doveva sembrarmi un centromediano di Yale. Brandiva un bastone col quale tentava di abbattere la falena. Mai in vita mia, in sogno, su un campo di battaglia o altrove, provai una sensazione di orrore paragonabile a quella. Strillai da far saltare i timpani. Quando Jane intervenne, disse al ragazzo di smetterla, ma quello continuò a picchiare. Lei gli strappò il bastone dalle mani. Lui le sferrò dei calci e lei glieli restituì sugli stinchi. Poi lui sputò, ma io non guardavo nemmeno. Non avevo occhi che per quella splendida cosa verde, tutta palpitante di luce, che si allontanava svolazzando tra gli alberi, libera e viva. Era una sensazione che immagino gli altri provino pensando a Dio, in chiesa. Sembrerà forse assurdo dire che a volte, nel corso della mia vita, quando qualcosa accadeva dentro di me, fui in grado di spiegarne il significato con la pallida, verdeazzurra tinta luminosa che la sensazione sprigionava.
Assurdo, ma è così.” 

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EHI MAMMA GUARDA SIAMO SU DOMUS!

E’ questo quello che ho esclamato mentre ero al telefono con mia mamma e sfogliavo le pagine di domus 979-La città dell’uomo, dove, a pagina 6, inizia un racconto dell’esperienza di Michele de Lucchi con l’insegnamento, in cui si parla del corso di “Design degli Interni” tenuto da lui e Andrea Branzi che ho frequentato nel primo semestre. Sottotitolo del corso, come cita anche De Lucchi: “Architettura senza fondazioni”.

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Mi ha fatto immensamente piacere vedere le foto dei nostri modellini e dei nostri visi su Domus, ma, sinceramente, più che per la sorpresa di essere finiti in una rivista così istituzionale [su cui dubito fortemente comparirò ancora, anche solo per sbaglio!], per i ricordi del corso, che è stato sicuramente uno dei più formativi della mia carriera universitaria.

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Ciò che mi ha colpito di più di Michele de Lucchi è Michele de Lucchi.
Prima delle sue opere, viene il suo essere e poi…è facile capire tutto il resto.
Quando si pensa ad una persona carismatica, l’immaginario comune ci ha insegnato a credere, che sia logico pensare ad una persona forte, irruente, determinata, il cui carisma quasi si impone nel suo essere nel mondo. E invece la persona più carismatica che io abbia conosciuto ha gli occhiali tondi senza spigoli, stupisce per la sua presenza-assenza, parla pianissimo, che devi impegnarti con tutti i muscoli del corpo per sentirlo, è leggero e non fa rumore, mentre accenna qualche schizzo molto chiaro su un foglio che porta i tuoi scarabocchi, che ora arrossiscono per la loro stessa prepotenza.
Ciò che la persona e il design di de Lucchi sembrano mormorare è:
La fragilità non è debolezza.
Ma al massimo, gentilezza.
Te lo dice con una luce soffusa, che filtra dalle scandole di un modellino, che non credevi saresti mai stato in grado di costruire. Soprattutto lo credevi quando insieme ai tuoi compagni di gruppo, dopo giorni e notti e notti e giorni di estenuante lavoro, eri intento a cucire la millequattordicesima scandola insieme.
Quella che trovi nella Cappella St. Jacob o che è esalata da Bonne Nuit, che sono solo due, delle sue creazioni, che mi hanno colpito di più.

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Il Laboratorio è stata una vera esperienza fisica il cui risultato è stato un modellino in legno, costruito, pezzo per per pezzo, insieme ai miei compagni di gruppo. Più che la fine, come sempre, è stato il processo per arrivarci ad aver lasciato qualcosa in me: le notti insonni, gli sbagli ripetuti, le piccole soddisfazioni di quando tutto quadra.

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In questi anni, credo di avere avuto qualsiasi tipo di professore [nessuno di loro mi ha mai permesso di dormire la notte prima della consegna, ma questa è un’altra storia], ma nessuno, mai si era seduto prima tra i banchi degli studenti a prendere appunti quando un altro professore spiegava, o coglieva I TUOI spunti, spunti da studente e ci rifletteva su [Mi ricordo ancora quando mi è capitato di esclamare durante alcune revisioni ANFITEATRO! NOSTALGIA MALINCONICA! E lo sguardo del prof. De Lucchi che si fermava, ripeteva la parola e chissà come nei suoi pensieri la trasformava, la progettava].

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Quindi non mi resta che dire, Grazie Signor Michele! A voi auguro una buona giornata, ma soprattutto di trovare qualcuno nella vostra carriera universitaria o lavorativa, che invece che “spegnervi” vi accenda, invece di ordinarvi vi proponga, invece di competere collabori…

🙂

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