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Buon 2015, anno del Prendersi Cura.

Sono sempre stata una persona impegnata.
Impegnata a sognare prima, impegnata a fare poi.
Quest’anno però credo davvero di aver superato ogni limite mi fosse concesso.
Ho riunito nello stesso corpo: fotografa, cameriera, studentessa universitaria, scenografa, arch/designer.
L’anno del 2015 sarà perciò quello dello stop al multitasking [ehi vi sento voi la in fondo che sghignazzate e mormorate che non ce la farò!].
L’anno in cui recupero il tempo da spendere con gli affetti, che ho rilegato ad un minuscolo spazio vitale tra un lavoro e l’altro, l’anno in cui poter fare i biscotti senza sentirmi in colpa, perché devo fare cose più importanti, l’anno in cui risarcirmi del tempo e spazio dedicato a me stessa, passato a creare solo per la gioia di creare non per qualcuno o qualcosa, né per essere produttiva.
L’anno scorso avrei chiamato tutto ciò pigrizia, quest’anno vorrei cominciarlo a chiamare amor proprio.
Vorrei che fosse un anno votato all’Otium in cui rinchiudo la frenesia in una scatola che mi riprometto di non scoperchiare, come fosse un vaso di Pandora.
L’anno in cui ricomincio a dedicarmi alle piccole cose, più che a progetti titanici, in cui voglio poter aver il tempo di godermi le piccole felici quotidianità, poiché non sono decisamente fatta per i grandi successi, ma più per le piccole vittorie quotidiane.
Spero che il 2015 sia un anno in cui io riesca a viaggiare tantissimo, fuori e dentro di me, scoprendo quali sono i luoghi che mi rendono incommensurabilmente felice. In cui ogni giorno mi prendo cura, di me, degli altri, della qualità dei miei gesti, dei minuti del mio tempo.

Perciò, se al 2013 auguravo Gioia e Rivoluzione, al 2014 Consapevolezza, al 2015 auguro Cura.

Buon 2015 a tutti voi, che sia sognante, luminoso, votato al “prendersi cura”.

Un Abbraccio, Giui.

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BLOG, Viaggiare

Viaggiare è cibo creativo

Non esistono, secondo me, soldi meglio spesi di quelli usati per viaggiare. Ogni viaggio è un percorso alla ricerca di se stessi, un buon viaggio riuscito è la scoperta di se stessi.
Anche quest’anno sono stata fortunata ebbene, sono riuscita a trovare un po’ di me trai paesaggi di cui i miei occhi si sono cibati, in una decina di giorni on the road per le strade della Corsica. Quello che un po’ mi rende perplessa è che nonostante la mia formazione da architetto, i luoghi che mi rapiscono di più il cuore e sfamano più la mia voglia di casa [sempre considerata la mia strana concezione di casa, radici e di famiglia] sono quelli in cui l’architettura non fa da padrona. O meglio, non è il motivo per cui mi colpiscono. L’elemento principale che più mi fa innamorare è la luce. E congiunzioni climatiche/emotive/astrali che il mistero di Fatima in confronto non è nulla. Quindi non posso dirvi, andate lì, andate là, ma posso solo dirvi: viaggiate e non abbiate paura di innamorarvi di ciò che vedete!
Perché ne parlo qui, in questa sede, di questo viaggio?
Perché questo sito/blog si può definire come sede del mio spazio creativo e tornata dal mio viaggio la forza creativa che avevo dentro si è rigenerata, l’ho sentita più forte che mai. Quindi, in tutto ciò che creerò d’ora in poi ci sarà dentro un po’ delle rocce rosse di Porto, della sua aria leggera delle 7 del Mattino, un po’ della perfezione idilliaca di Erbalunga, del vento che mi ha accarezzato, delle onde più alte che ho finora mai visto, della forza di quel mare impetuoso, dei dirupi selvaggi. Purtroppo, non essendo molto brava con le parole, ecco che provo a farvi capire cosa intendo, con qualche scatto e poi…..poi vi auguro di sentirvi come un mare in tempesta creativa.

Corsica 2014

Corsica 2014

Corsica 2014

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Corsica 2014

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Corsica 2014

Corsica 2014 Corsica 2014

Corsica 2014

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Aperitivi Immaginari, Architettura, Art, BLOG, Design, Fotografia

L’APERITIVO DEL VENERDì COL SIGNOR CILDO MEIRELES [di sinestesia ed altre metafore liriche]

Cildo sorseggia lentamente una Caipirinha, perché dai, tutti se ci immaginiamo Cildo Meireles sorseggiare qualcosa è sicuramente una Caipirinha, mentre io non tradisco il mio fedele bicchiere di vino rosso fermo.
Ed è sempre sorseggiando che entriamo in un labirinto di trasparenze, in cui materiali trasparenti ma esiziali intralciano il passaggio ma permettono alla mia vista di scorrere oltre. L’occhio arriva a toccare quel che il passo non riesce a raggiungere. Sotto ai piedi lo scricchiolio di vetri, si, sono proprio vetri quelli che sto calpestando, frammentando coi miei stessi passi…cerco di romperli con attenzione, ma come si fa a rompere qualcosa con attenzione?
Cildo: “La senti? questa sensazione che provi è  l’attenzione che mette in allerta i tuoi sensi, per non correre il rischio di farti male. Sei in uno stato di allerta, che ti rende più ricettiva ed è questo lo stato perfetto per cogliere quello che ti voglio mostrare. Questi ostacoli sparsi nel labirinto sono le situazioni quotidiane di limitazione che esperisci durante il tuo percorso interiore, ma sono ostacoli che puoi spezzare fisicamente, come stai facendo coi vetri sotto i tuoi piedi per arrivare dove già da prima sei arrivata col tuo sguardo”

Atraves

senza titolo-001-2Através (1983-1989)Reti da pesca, voile, vetro rinforzato, reti da bestiame, carta, veneziane, sbarre, tralicci di legno, acquario, reti, filo spinato, catene, corda, cellophane…

G: “Signor Cildo non mi parli di ostacoli, io sono un mago nella rottura di vetri, oltre che di ostacoli, faccio della paura la prima arma per rompere i miei limiti…finché a volte non mi paralizzo completamente, può succedermi spesso davanti ai ricordi”
C: “I ricordi non si possono gestire, sono evocati da aspetti che a noi possono sembrare insignificanti, ma che per qualche oscura ragione mettono in atto questo meccanismo, secondo il mio parere uno degli elementi che permette di innescare questo meccanismo è la sinestesia, l’accostamento di piani sensoriali diversi”
Babel, 2001 apparecchi radiofonici di varie epoche accesi su decine di canali radiofonici diversi trasmessi simultaneamente

G: per me uno degli elementi più importanti che evoca i ricordi è l’odore, come quello che sento in questo momento, che addirittura mi evoca ricordi non miei, ma che posso immaginare.
C: “questo odore pungente è quello della storia americana che si edifica sulle ossa di ciò che ha distrutto. E’ l’odore delle 3 tonnellate di ossa di bue, delle 70.000 candele di paraffina di cui è costituito questo muretto che racchiude quel tepee creato con 6000 banconote dei diversi paesi americani. Invece, il rumore che senti è una sega elettrica, come quella che è stata usata per la distruzione delle foreste.  “Mi piace utilizzare i materiali per quello che sono e per quello che simboleggiano. Per questo uso dei materiali che le persone possano riconoscere immediatamente”.

Olvido

Olvido Olvido (1987-1989) Legno, 70.000 candele di paraffina, carbone, 3 tonnellate di ossa di bue, tepee indiano realizzato con 6.000 banconote di paesi americani, casse, lampada.

C: Fragilità e pericolo, che si percepiscono solo se si sperimentano su stessi. Solo attraverso questa esperienza si può capire davvero di cosa voglio parlare. Come il “camminare sulle uova”, 22.000 per la precisione, con un soffitto di proiettili che incombe, come un letto di aghi pronto a trafiggerci. non so se hai mai provato questa sensazione.
G: in realtà credo che l’abbiano provata tutti almeno una volta nella vita, questa sensazione di fragilità, come direbbe un mio amico “sometimes i feel like I’m made of eggshell”

Amerikka Amerikka Amerikka Amerikkka (1991-2013) 22.000 uova di legno dipinte con resina poliuretanica, 55.000 proiettili svuotati, legno, ferro

C.”Un’altro aspetto che mi interessa particolarmente è la contrapposizione degli opposti, di come essi si contaminano, come qui, vedi: una volta vi erano uno spazio bianco ed uno spazio nero, ma il passaggio delle persone da un ambiente all’altro li ha fatti diventare dello stesso colore”

Cintia Cintia
Cinza (1984-1986) Acrilico su tela, gesso, carbone, cavi, corda, ferro

Proseguiamo per la nostra passeggiata, ad un certo punto C. estrae dalla tasca una bustina con dentro due ghiaccioli ed io penso: “Non credevo fosse una persona così gelida!” [Ma si Sto arrivando!, questo è un sogno e nei sogni possono accadere le cose più impensabili], porge la stessa bustina anche a me e mi chiede di chiudere gli occhi e di mangiare i ghiaccioli quando me lo dirà lui. Lo seguo, sento che stiamo avanzando verso un rumore assordante e che man mano che ci avviciniamo un’aria calda mi viene incontro, quando sento “ORA”, mangio i ghiaccioli ed apro gli occhi. E’ in questo momento della mia vita, che capisco il vero significato della parola SINESTESIA. Non c’è definizione dello Zanichelli o della Treccani che tenga, per spiegare il significato di questa parola, bisogna entrare qui, in Entrevendo. Un’intera esperienza sensoriale.
I cubetti di ghiaccio si sciolgono e noi usciamo da questo tunnel di legno e andiamo oltre, io mi porto dietro un ricordo in più.

Entrevendo Entrevendo(1970-1994) Termoventilatore, tunnel di legno, pezzi di ghiaccio

G: “Mi sembra di sentire il rumore del mare, non riesco a capire da dove proviene, ah ecco forse da li.”
C. mi accompagna verso il luogo da cui proviene il rumore ed entriamo in uno spazio immersivo. Un pontile che sia affaccia su un’apparente distesa d’acqua.
C:”Ecco, è proprio da qui che proviene, ma non è Il mormorio del mare, è quello di voci che sussurrano la parola ‘Acqua’ ripetuta in 85 diverse lingue.”
Guardando bene sotto di me, mi accorgo che quello che percepivo da lontano come movimento è  in realtà statico e ciò che credevo fosse liquido è solido.
G:”e questa quindi, non è acqua, ma l’idea di colore del mare?”
C: “Si, esatto. E’ una distesa di fascicoli aperti, tutto questo spazio in cui siamo non è altro che “una sorta di realtà virtuale low-tech. E’ un gioco sin-estetico di percezioni.

MarulhoMarulho (1991-1997)  Rampa di legno, libri, traccia audioNon riesco quasi ad abbandonare questo posto, in così poco tempo è riuscito a crearmi per lui nostalgia, la stessa che ho per l’elemento del mare. Sono piena di emozioni contrastanti, fragili ma in equilibrio tra loro. Adesso mi alzo, mi dico seduta su questo pontile atemporale, mentre osservo C. che mi saluta con un cenno e diviene sempre più del colore del mare intanto che cammina sul pontile e oltre.

senza titolo-001La conversazione qui riportata è assolutamente immaginaria e rispecchia le mie opinioni e comprensioni circa il mio personale studio sulla figura di Cildo Meireles e la visita alla personale dell’autore intitolata: “Installations” a cura di Vicente Todolí, che si è svolta  dal 27 marzo al 20 luglio 2014, presso HangarBicocca, via Chiese 2, Milano

Giui

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Art, BLOG

G R A Z I E ! [per i vostri ricordi, per le nuove esperienze]

Ricordi?

Con terribile, mostruoso, impietoso, inescusabile ritardo, ecco, anche io parlo di come è andato Tendenze quest’anno.
Preferisco non proferire parola sul mio ritardo, anche se spero, che definendo ritardo come “prendersi un po’ più cura di se stessi ed evitare le cose fatte di fretta” io possa in qualche modo essere capita, giustificata no eh, ma magari capita…

Tendenze anche quest’anno mi ha fatto tanti regali e ne sono davvero felice, visto e considerato che è l’ultimo, che ha chiuso per me un susseguirsi di emozioni e progetti, uno dopo l’altro.
Io, ma non solo io, come me molti ragazzi di Piacenza, con Tendenze ci sono cresciuta. Tendenze è stato spettatore dei miei turbamenti di gioventù, dei miei sfaceli, delle mie ubriacature, ma anche dei miei amori, delle mie avventure e dei miei primi esperimenti artistici…come posso non volergli così bene?
ancora prima che si spostasse a Spazio 4 è stata una “manifestazione-luogo” in cui ho pianto e riso come non mai.

Tendenze

LibertàLibertà
Sono orgogliosa anche quest’anno di questo coraggioso tentativo di street art, che come ho spesso già detto, “Esporre” in un luogo non tradizionale può avere delle controindicazioni: stai offrendo un messaggio a chi non ha chiesto che gli venisse offerto.
Se entro in un museo o in una galleria d’arte sono io che sto scegliendo di ricevere il messaggio e presumibilmente corpo e animo sono predisposti ad ascoltare.
Se invece mi imbatto casualmente in un-qualcosa-non-ho-ben-capito-cosa-che-aspira-ad-essere-messaggio artistico non sempre il mio corpo o la mia anima sono nel momento giusto per ascoltare.
Potrei essere troppo triste, troppo felice, troppo depresso, troppo ubriaco, troppo stanco o troppo indaffarato [ma se sostituisco troppo con “non abbastanza” il significato non cambia] per poter/voler prestar attenzione a ciò che mi trovo davanti.
Beh, perdincibacco, è proprio questa la problematica ma fascinosa sfida della Street Art e simili!”  E così non mi resta altro che ringraziare chi ha scambiato i propri Ricordi con i miei e quelli di altri. Perché ecco come funzionava Ricordi:
Una “sistema-bacheca” che comprende vasetto di zuccherini, materiale per scrivere e bacheca con appesi 4/5 ricordi con delle puntine. Chi vuole scrive un proprio ricordo e lo sostituisce con uno appeso, in questo modo, vi è un circolo di ricordi continuo. Ognuno si porta a casa l’esperienza di uno sconosciuto e regala la propria a qualcuno che non conosce.
Ciò, nasce dall’idea che credo non vi sia regalo più bello se non quello di condividere.
Condividere esperienze.
cosa importa se lo fai con sconosciuti, anzi tanto meglio!
🙂
Ed ecco alcuni dei regali più belli che mi ha fatto quest’ultima edizione di Tendenze.
Io non so chi siete, ma vi sono grata per avermi regalato un pezzo della vostra storia, lo custodirò con cura, con la quale si custodiscono i più grandi tesori.
Volevo ringraziare di nuovo poi, tutti coloro che hanno reso questa magia possibile, tutti i ragazzi di 29100 ch sin questi anni hanno fatto in modo che tendenze diventasse un fulcro di creatività, musica e vita-Grazie Ragazzi!
Ricordi? è spiegato meglio in modo meno colloquiale e [forse] a sproposito qui.

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Art, BLOG

Ricordi ?

Dopo un “capitolo pacco” del libro di Museologia ce n’è uno interessante.
Non è vero.
Non è assolutamente vero.
E’ la mia voce che maledice la sessione di Settembre, soprattutto maledice me medesima, per essermi lasciata un esame da dare!
Ehi G. ma ti ricordi come eri incasinata a Luglio, non ce l’avresti potuta obiettivamente fare a darlo, no?
Ehi, Voi vi ricordate di Tendenze? questa domanda potrebbe sembrarvi assolutamente incoerente con quello scritto finora e forse lo è, lo ammetto. In realtà però è il contrario, è quello che vi ho detto prima che non c’entra nulla con quello che devo dirvi! Evviva! 
Per gli smemorati Tendenze è il Festival Musico-Artistico che ci piace di più di tutta Piacenza e zone limitrofe!
beh, con grande, immenso rammarico, sembra che questo sia l’ultimo anno che si svolgerà, almeno sotto la direzione dei ragazzi di 29100, cari ragazzi ed anche un po’ pazzi, che da tre anni a questa parte mi invitano a partecipare all’evento con le mie strambe invenzioni. 

No, non li minaccio, lo fanno di loro spontanea volontà, giuro!
Così anche quest’anno vi tocca: volenti, dolenti, nolenti vi subirete l’ennesima mia presenza.

Come è successo per il Cavallo Salvasogni e la Girandola Scacciapensieri, quest’anno avviene per Ricordi?

Di che razza di diavoleria si tratta? 

Ricordi?

Alla ricerca del nostro tempo perduto, attraverso il sapore di un ricordo, come avviene con la “madeleinette” Proustiana.
Come il gusto può trasportarci indietro nel tempo? Se la dolcezza che si scioglie in bocca diventa il legame per ricollegarsi alla dolcezza di un momento, che scivola dalle mani su un foglio bianco e si trasforma in memoria, nasce “Ricordi?”.

Non avete capito nulla di quello che ho scritto?

BENE, MOLTO BENE!

Vi tocca venire a vederlo allora, come sempre, carichi di una buona dose di poesia e voglia di tornare un po’ bambini, lasciando la rigidezza e la serietà ai futuri Lunedì invernali.

Un Abbraccio, di quelli forti, che portano indietro nel tempo.

Giui.

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Perché innamorarsi può essere un’opera d’arte?

Nelle mie opere [oh cavolo mi fa impressione chiamarle opere, nominiamole: invenzioni gentili e assolutamente inutili, dai, va meglio!] chiedo sempre uno sforzo allo spettatore, uno sforzo che non tutti vogliono/possono fare.
Mi è stato fatto notare, che in realtà queste cose non interessano a nessuno, che la vita del singolo trasportata su un’opera interessa solo al singolo preso in considerazione e non agli altri.

Beh, forse è vero, ma non del tutto, perché a me interessa.

Credo nel concetto del “vivere la propria vita, come se fosse un’opera d’arte” e credo che farlo non significhi compiere grandi opere, ma stia nelle piccole cose, nell’affrontare gli ostacoli che ogni giorno ci troviamo davanti, nell’innamorarsi perdutamente, nel soffrire immensamente. Nell’umanità insomma. L’essere umano diviene arte quando si esprime in tutta la sua umanità. Secondo me, ovviamente. Secondo me, che se vado a vedere il Duomo di Milano rimango esterrefatta davanti a cotanta magnificenza, tanto da sentire i brividi e sentirmi piccola, ma poco dopo mi perdo e mi interesso di più a guardare la gente che guarda il Duomo e mi accorgo di quanto le loro espressioni rivelino le tre/quattro stesse emozioni. Perché siamo tutti umani, in fondo, anche se spesso ce lo dimentichiamo. Secondo la mia professoressa di Greco e Latino del Liceo, tutte le emozioni base umane sono spiegate nell’Iliade e nell’Odissea e l’uomo da secoli non fa altro che girarci intorno e così continuerà per sempre, perché possiamo vestirci in modo diverso, avanzare nella tecnologia, ma ci innamoriamo sempre nello stesso modo.

Perciò se in una mia “invenzione gentile e assolutamente inutile” vi parlo di qualcuno che si innamora in un determinato luogo non lo faccio per spifferarvi la vita privata di quel qualcuno, ma per mettervi in contatto con “la categoria aristotelica generale dell’amore”. E’ un pretesto, per parlare a voi, di voi. Si tratta di fare uno piccolo sforzo di “traslazione”, di Empatia, che ad alcuni viene naturale, ad altri no. Ed è proprio a questi ultimi, a cui sono più dirette le mie opere.
Mi piace combattere per le battaglie perse, trovo sia esso stesso un atto artistico. 

Questa è Arte? o un semplice esercizio umanista?
Non posso essere io a rispondere, ma certo da me non potete aspettarvi paesaggi dipinti ad olio su tela.
Giui is not an artist?
Non saprei, ma la cosa a cui Giui tiene di più è essere una persona.

Creare non è semplice, nel momento stesso in cui “fai qualcosa” la fai esistere e la metti in discussione, ma metti in discussione soprattutto te stesso, esponi te e il tuo pensiero.
Creare è un atto coraggioso e solo per questo andrebbe rispettato, siate gentili con chi crea, ma se siete creatori non c’è bisogno di dirvelo, perché già lo sapete. 
La forma più grande di gentilezza che potete avere nei confronti di chi crea è l’immedesimazione, provare a capire il linguaggio del vostro interlocutore, anche se parla in una lingua che non vi piace.
Chissà, potreste scoprire che in realtà non vi piaceva perché non la capivate, oppure potrebbe continuare a non piacervi, ma per scoprirlo dovete comunque provare a capire. A questo proposito consiglio un libro, “Lo potevo fare anch’io” di F. Bonami.
E guarda a caso, i più grandi critici sono coloro che non creano nulla.

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Architettura, Art, BLOG, Design

GIUI per Contest-i Urbani

Ed ecco, l’avevo promesso, a Settembre sarei tornata!
Non immaginavo poi, che l’avrei fatto veramente il primo Settembre e che l’avrei fatto così rigenerata [mentalmente eh, perché in due giorni ho già accumulato le solite ore di sonno perso!].
Ci sono tante cose che vorrei scrivere…attenti ad incontrarmi per strada in questi giorni perché potrei essere più logorroica del solito, sfinirvi con una dose fuori misura di allegria, nonostante io stia crollando dalla stanchezza.
Perché è questo il regalo più grande che mi ha fatto quest’estate, un pieno di energia, che mi fa andare oltre la stanchezza fisica.
Comunque, visto che sono, come sempre, riuscita a scrivere quasi due paragrafi senza arrivare al punto, ecco che mi costringo a farlo: vi voglio parlare di un concorso, a cui ho partecipato con un mio progetto questa primavera, i cui esiti sono tardati ad arrivare, tanto che quando mi è arrivata la mail in cui mi comunicavano che purtroppo non avevo vinto il primo premio, ma che il mio progetto era comunque stato segnalato come meritevole, quasi non mi ricordavo più di aver partecipato!
Mi hanno spiegato che purtroppo per motivi di budget solo il primo posto poteva avere una ricompensa in denaro, ma che il progetto viene tenuto in riserva per l’eventuale realizzazione un domani, in cui se ne presentasse l’occasione. 
[E poi cosa te ne fai del denaro, quando ottieni la gloria?! -Dai su, sto cercando di sdrammatizzare il fatto che, per coincidenza, alla maggior parte dei concorsi a cui ho partecipato, arrivo prima solo se la ricompensa non è in denaro, cosa che mi fa pensare che vivrò sorridente, premiata ma squattrinata, come un vero artista insomma!]
Mi hanno chiesto inoltre di partecipare all’inaugurazione della mostra che si terrà oggi presso la Biblioteca Passerini Landi a Piacenza, con le tavole del progetto, di cui ora, ahimè mi spiace per voi, non verrete sottratti dalla spiegazione.
Fortunatamente sono riuscita a partecipare, solo perché l’associazione Quantic Art, che organizzava il contest è riuscita a posticipare per me la consegna dei bozzetti, che doveva avvenire il giorno in cui tornavo dalle vacanze. E’ stata come sempre una corsa all’ultimo minuto, che ho deciso di fare, proprio perché mi hanno fatto notare che l’assessore Giulia Piroli e la giuria tenevano che io partecipassi, nonostante mia madre ieri sera all’una di notte, quando sono tornata a casa dopo 16 ore di lavoro mi abbia detto: “io non so perché perdi tempo con queste cavolate, non è meglio che ti riposi un po’? tanto non ci guadagni nulla”.
Sulla diatriba ho ragione io o ha ragione mia madre, ci aggiorniamo tra 30 anni, nel frattempo, per ulteriori deliranti sviluppi, rimanete connessi.

Alle 15:00 avrò la conferenza stampa, che, per chi mi conosce, sa che per me sono come le visite dal dentista, che, per chi mi conosce, sa che sono come gli esami di statica, che, per chi mi conosce, sa che sono come i pranzi coi parenti in cui cerco di spiegare a mia nonna perché non mangio più carne, che, per chi mi conosce, sa che sono come le conferenze stampa in cui mi sento sempre a disagio.
E Adesso, ecco un’immagine del progetto, a cui, lo ammetto, tengo tanto, ma sono appena tornata dalle vacanze, sono buona, ve ne do solo un assaggio, invece se lo volete approfondire potete andare qui.
Ovviamente sono aperta a critiche e suggerimenti, anzi ve ne sarei molto grata se voleste darmene.
Vi auguro un inizio di settimana e di Settembre che sia una rinascita creativa, che parta dalle piccole cose!
E per chi c’è ci vediamo oggi alle 15 alla Biblioteca Passerini Landi a Piacenza!

fa[miliari]

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Buon Compleanno!

Buon Compleanno

In questa estate con crisi di identità, di Agostobre e freddo e piogge, di notti di San Lorenzo senza stelle cadenti ma con luna piena, per il mio compleanno ho deciso di farmi comunque alcuni regali:

Mi sono regalata accettazione e consapevolezza, che mi hanno ritrovato l’11 Agosto di quest’anno una persona migliore rispetto a quella dell’anno scorso, ma con tanto ancora da migliorare.
Mi sono regalata determinazione per raggiungere l’obiettivo prefissato.
Mi sono regalata speranza.
Mi sono regalata commozione, che fa di me una ragazza meno punk rispetto a quello che ero dieci anni fa, ma una donna più autentica nel presente.
Mi sono regalata una coroncina di fiori, da indossare per correre liberi nei prati nelle giornate di sole, ma soprattutto in quelle di pioggia sotto i temporali, nelle mattine in cui ci si sveglia e non ci si piace e ci si dimentica di essere principesse, per ricordarsi che la bellezza è determinata dalla capacità di sognare della nostra anima e la realtà non è altro che un gioco della fantasia.

Buon Compleanno

E arricchita di un anno in più, di nuovi ricordi e rinnovati sentimenti, colgo questo barlume di estate e vi auguro di vivere ogni giorno della vostra vita come fosse il vostro compleanno, facendovi dono di regali autentici, che possano davvero rendervi se non felici, sereni.

Buona Estate! 🙂

Giui

Foto di Simone Berna

Coroncine fatte a mano da me

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On Holiday

F I N I T O!
Da oggi ritorno raggiungibile per aperitivi, abbracci incondizionati, vedersi senza fretta, esperimenti artistici, dipingere casa, fare il muratore occasionale, ricamare, cucinare, ascoltare. Per aperitivi l’ho già detto?

Ebbene si, F I N I T O l’ultimo esame, o meglio, l’ultima prova di sopravvivenza inflitta dal Poli [Politecnico di Milano] in questo semestre. Non posso negare che gli esami quest’anno siano andati bene, me ne manca solo uno, di cui spero di liberarmi a Settembre.
Purtroppo però, mi sono dovuta confrontare con il fatto che non si può far tutto, ahimè. Si, lo so che lo sapevo già, ma facevo finta di dimenticarmene costantemente.
Ho dovuto tralasciare perciò in questo periodo quei miei progetti artistici, che mi stanno più a cuore, così come la fotografia e tutte quelle cose che mi fanno sentire leggera.
Domani, però, ho intenzione di non impostare la sveglia e riprendermi almeno per un po’ tutto il tempo dovuto alle mie passioni. Sarà la gioia di aver dato l’ultimo esame del semestre, ma prevedo un futuro prossimo meraviglioso! E tornerò a Settembre con la carica giusta per affrontare un nuovo semestre, ma soprattutto tutti questi sogni importanti, che mi porto dentro. All’alba dei quasi 26 anni compiuti.

Spero che la vostra estate vi porti altrettanta energia, per nuovi sogni da trasformare in realtà e vi lascio un piccolo, piccolissimo regalino, da stampare e appiccicare dove e come più volete, per far si che quest’estate sia più gentile con tutti rispetto alla precedente.

good words for free

[cliccate sul link qui da parte per la versione in alta definizione] good words for free

se ovviamente ne trovate in giro, postate una foto ed instagrammate #goodwordsforfree !
L’obiettivo è un’estate contagiata da buone parole per tutti! 🙂

Una buona, buonissima estate a tutti voi!

Un abbraccio forte

Giui

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BLOG, Fotografia

E’ da tanto tempo che non scrivo, che prevedo madornali errori di grammatica e lessico.
Si, addirittura più del solito.
Ebbene, ho rubato mezz’ora alle mie poche ore di sonno, perché proprio non ce la facevo più a “stare lontana da Giui”.
Il periodo è tosto, la sessione estiva è sempre la famigerata sessione peggiore, in cui vedete gente, tra cui me, vagare per il campus di Bovisa a maledire il giorno in cui si sono iscritti al Politecnico. E poi va beh, ci sono anche quelli a bere gli spritz nel prato, che, mentre passi avvolto in tavole A0 e con le occhiaie per terra, ti chiedi se siano lì per caso o alieni in incognito scesi sulla terra per studiare a che livello di frustrazione può arrivare una persona.

In ogni caso, tutto quello che ho scritto finora non c’entra assolutamente nulla con quello che volevo scrivere quando ho aperto, dopo innumerevoli giorni, la sezione blog e ho cliccato “nuovo post”.
E’ che mi sembrava scortese venire subito al sodo.
Un po’ come se dopo mesi, anni, che due non si vedono non si dicono neanche “ehi, ciao, come va?”. Una banalità, insomma, ma serve pur sempre a rompere il ghiaccio.
O forse, lo ammetto, avevo bisogno di lamentarmi un attimo sommessamente del fatto che soffro tantissimo di non avere tempo per fare tutte quelle cose che mi fanno star bene: ricamare, creare invenzioni gentili e assolutamente inutili, cucinare, fotografare.

A proposito di fotografare, ecco che siamo forse arrivati al dunque [Se poi c’era il dunque in questo sproloquio, senza capo nè coda], vi mostro alcuni scatti fatti un po’ di tempo fa e che sono riuscita a finire di postprodurre solo stanotte.

summer's revenge

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Questo shooting era nato con un intento, è finito con la decisione di usarlo per un altro. Del resto, sarebbe stato tutto troppo normale il contrario. 
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Il nuovo intento sarà una sorta di campagna pubblicitaria estiva per F64 Photography

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E bene, si, siamo in ritardo su tutto. Ma il meteo ci asseconda nel dire che non è ancora estate!

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Quindi, se vi va, ci date una mano a scegliere le foto? O almeno, diteci cosa ne pensate. Ogni suggerimento e critica costruttiva è ben accetta! 🙂

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Ringrazio tanto le “mie” modelle per un giorno: Letizia, Giusy e Federica per la loro pazienza e disponibilità. Forse non le conoscete, ma presto le vedrete calcare grandi palcoscenici, poiché si sono appena diplomate al Piccolo Teatro di Milano ed hanno grinta, determinazione e bravura da [di]mostrare!

Ecco qualche scatto del backstage, tra parrucche, colori, bolle di sapone ed allegria! Abbiamo voluto inscenare una sorta di Summer’s Revenge.

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Buona giornata, torno a dedicarmi ai famigerati esami della temuta sessione estiva.

A presto [spero!]. [Se non do più segni di vita, potrebbe essere che sono rimasta “fulminata” dall’esame di Design della Luce]!

 “… the wind sprang up afresh, with a kind of bitter song, as if it said: “This is reality, whether you like it or not. All those frivolities of summer, the light and shadow, the living mask of green that trembled over everything, they were lies, and this is what was underneath. This is the truth.” It was as if we were being punished for loving the loveliness of summer. ”
Willa Cather, My Antonia

Summer’s Revenge

Digressione