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G R A Z I E ! [per i vostri ricordi, per le nuove esperienze]

Ricordi?

Con terribile, mostruoso, impietoso, inescusabile ritardo, ecco, anche io parlo di come è andato Tendenze quest’anno.
Preferisco non proferire parola sul mio ritardo, anche se spero, che definendo ritardo come “prendersi un po’ più cura di se stessi ed evitare le cose fatte di fretta” io possa in qualche modo essere capita, giustificata no eh, ma magari capita…

Tendenze anche quest’anno mi ha fatto tanti regali e ne sono davvero felice, visto e considerato che è l’ultimo, che ha chiuso per me un susseguirsi di emozioni e progetti, uno dopo l’altro.
Io, ma non solo io, come me molti ragazzi di Piacenza, con Tendenze ci sono cresciuta. Tendenze è stato spettatore dei miei turbamenti di gioventù, dei miei sfaceli, delle mie ubriacature, ma anche dei miei amori, delle mie avventure e dei miei primi esperimenti artistici…come posso non volergli così bene?
ancora prima che si spostasse a Spazio 4 è stata una “manifestazione-luogo” in cui ho pianto e riso come non mai.

Tendenze

LibertàLibertà
Sono orgogliosa anche quest’anno di questo coraggioso tentativo di street art, che come ho spesso già detto, “Esporre” in un luogo non tradizionale può avere delle controindicazioni: stai offrendo un messaggio a chi non ha chiesto che gli venisse offerto.
Se entro in un museo o in una galleria d’arte sono io che sto scegliendo di ricevere il messaggio e presumibilmente corpo e animo sono predisposti ad ascoltare.
Se invece mi imbatto casualmente in un-qualcosa-non-ho-ben-capito-cosa-che-aspira-ad-essere-messaggio artistico non sempre il mio corpo o la mia anima sono nel momento giusto per ascoltare.
Potrei essere troppo triste, troppo felice, troppo depresso, troppo ubriaco, troppo stanco o troppo indaffarato [ma se sostituisco troppo con “non abbastanza” il significato non cambia] per poter/voler prestar attenzione a ciò che mi trovo davanti.
Beh, perdincibacco, è proprio questa la problematica ma fascinosa sfida della Street Art e simili!”  E così non mi resta altro che ringraziare chi ha scambiato i propri Ricordi con i miei e quelli di altri. Perché ecco come funzionava Ricordi:
Una “sistema-bacheca” che comprende vasetto di zuccherini, materiale per scrivere e bacheca con appesi 4/5 ricordi con delle puntine. Chi vuole scrive un proprio ricordo e lo sostituisce con uno appeso, in questo modo, vi è un circolo di ricordi continuo. Ognuno si porta a casa l’esperienza di uno sconosciuto e regala la propria a qualcuno che non conosce.
Ciò, nasce dall’idea che credo non vi sia regalo più bello se non quello di condividere.
Condividere esperienze.
cosa importa se lo fai con sconosciuti, anzi tanto meglio!
🙂
Ed ecco alcuni dei regali più belli che mi ha fatto quest’ultima edizione di Tendenze.
Io non so chi siete, ma vi sono grata per avermi regalato un pezzo della vostra storia, lo custodirò con cura, con la quale si custodiscono i più grandi tesori.
Volevo ringraziare di nuovo poi, tutti coloro che hanno reso questa magia possibile, tutti i ragazzi di 29100 ch sin questi anni hanno fatto in modo che tendenze diventasse un fulcro di creatività, musica e vita-Grazie Ragazzi!
Ricordi? è spiegato meglio in modo meno colloquiale e [forse] a sproposito qui.

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Ricordi ?

Dopo un “capitolo pacco” del libro di Museologia ce n’è uno interessante.
Non è vero.
Non è assolutamente vero.
E’ la mia voce che maledice la sessione di Settembre, soprattutto maledice me medesima, per essermi lasciata un esame da dare!
Ehi G. ma ti ricordi come eri incasinata a Luglio, non ce l’avresti potuta obiettivamente fare a darlo, no?
Ehi, Voi vi ricordate di Tendenze? questa domanda potrebbe sembrarvi assolutamente incoerente con quello scritto finora e forse lo è, lo ammetto. In realtà però è il contrario, è quello che vi ho detto prima che non c’entra nulla con quello che devo dirvi! Evviva! 
Per gli smemorati Tendenze è il Festival Musico-Artistico che ci piace di più di tutta Piacenza e zone limitrofe!
beh, con grande, immenso rammarico, sembra che questo sia l’ultimo anno che si svolgerà, almeno sotto la direzione dei ragazzi di 29100, cari ragazzi ed anche un po’ pazzi, che da tre anni a questa parte mi invitano a partecipare all’evento con le mie strambe invenzioni. 

No, non li minaccio, lo fanno di loro spontanea volontà, giuro!
Così anche quest’anno vi tocca: volenti, dolenti, nolenti vi subirete l’ennesima mia presenza.

Come è successo per il Cavallo Salvasogni e la Girandola Scacciapensieri, quest’anno avviene per Ricordi?

Di che razza di diavoleria si tratta? 

Ricordi?

Alla ricerca del nostro tempo perduto, attraverso il sapore di un ricordo, come avviene con la “madeleinette” Proustiana.
Come il gusto può trasportarci indietro nel tempo? Se la dolcezza che si scioglie in bocca diventa il legame per ricollegarsi alla dolcezza di un momento, che scivola dalle mani su un foglio bianco e si trasforma in memoria, nasce “Ricordi?”.

Non avete capito nulla di quello che ho scritto?

BENE, MOLTO BENE!

Vi tocca venire a vederlo allora, come sempre, carichi di una buona dose di poesia e voglia di tornare un po’ bambini, lasciando la rigidezza e la serietà ai futuri Lunedì invernali.

Un Abbraccio, di quelli forti, che portano indietro nel tempo.

Giui.

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Perché innamorarsi può essere un’opera d’arte?

Nelle mie opere [oh cavolo mi fa impressione chiamarle opere, nominiamole: invenzioni gentili e assolutamente inutili, dai, va meglio!] chiedo sempre uno sforzo allo spettatore, uno sforzo che non tutti vogliono/possono fare.
Mi è stato fatto notare, che in realtà queste cose non interessano a nessuno, che la vita del singolo trasportata su un’opera interessa solo al singolo preso in considerazione e non agli altri.

Beh, forse è vero, ma non del tutto, perché a me interessa.

Credo nel concetto del “vivere la propria vita, come se fosse un’opera d’arte” e credo che farlo non significhi compiere grandi opere, ma stia nelle piccole cose, nell’affrontare gli ostacoli che ogni giorno ci troviamo davanti, nell’innamorarsi perdutamente, nel soffrire immensamente. Nell’umanità insomma. L’essere umano diviene arte quando si esprime in tutta la sua umanità. Secondo me, ovviamente. Secondo me, che se vado a vedere il Duomo di Milano rimango esterrefatta davanti a cotanta magnificenza, tanto da sentire i brividi e sentirmi piccola, ma poco dopo mi perdo e mi interesso di più a guardare la gente che guarda il Duomo e mi accorgo di quanto le loro espressioni rivelino le tre/quattro stesse emozioni. Perché siamo tutti umani, in fondo, anche se spesso ce lo dimentichiamo. Secondo la mia professoressa di Greco e Latino del Liceo, tutte le emozioni base umane sono spiegate nell’Iliade e nell’Odissea e l’uomo da secoli non fa altro che girarci intorno e così continuerà per sempre, perché possiamo vestirci in modo diverso, avanzare nella tecnologia, ma ci innamoriamo sempre nello stesso modo.

Perciò se in una mia “invenzione gentile e assolutamente inutile” vi parlo di qualcuno che si innamora in un determinato luogo non lo faccio per spifferarvi la vita privata di quel qualcuno, ma per mettervi in contatto con “la categoria aristotelica generale dell’amore”. E’ un pretesto, per parlare a voi, di voi. Si tratta di fare uno piccolo sforzo di “traslazione”, di Empatia, che ad alcuni viene naturale, ad altri no. Ed è proprio a questi ultimi, a cui sono più dirette le mie opere.
Mi piace combattere per le battaglie perse, trovo sia esso stesso un atto artistico. 

Questa è Arte? o un semplice esercizio umanista?
Non posso essere io a rispondere, ma certo da me non potete aspettarvi paesaggi dipinti ad olio su tela.
Giui is not an artist?
Non saprei, ma la cosa a cui Giui tiene di più è essere una persona.

Creare non è semplice, nel momento stesso in cui “fai qualcosa” la fai esistere e la metti in discussione, ma metti in discussione soprattutto te stesso, esponi te e il tuo pensiero.
Creare è un atto coraggioso e solo per questo andrebbe rispettato, siate gentili con chi crea, ma se siete creatori non c’è bisogno di dirvelo, perché già lo sapete. 
La forma più grande di gentilezza che potete avere nei confronti di chi crea è l’immedesimazione, provare a capire il linguaggio del vostro interlocutore, anche se parla in una lingua che non vi piace.
Chissà, potreste scoprire che in realtà non vi piaceva perché non la capivate, oppure potrebbe continuare a non piacervi, ma per scoprirlo dovete comunque provare a capire. A questo proposito consiglio un libro, “Lo potevo fare anch’io” di F. Bonami.
E guarda a caso, i più grandi critici sono coloro che non creano nulla.

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GIUI per Contest-i Urbani

Ed ecco, l’avevo promesso, a Settembre sarei tornata!
Non immaginavo poi, che l’avrei fatto veramente il primo Settembre e che l’avrei fatto così rigenerata [mentalmente eh, perché in due giorni ho già accumulato le solite ore di sonno perso!].
Ci sono tante cose che vorrei scrivere…attenti ad incontrarmi per strada in questi giorni perché potrei essere più logorroica del solito, sfinirvi con una dose fuori misura di allegria, nonostante io stia crollando dalla stanchezza.
Perché è questo il regalo più grande che mi ha fatto quest’estate, un pieno di energia, che mi fa andare oltre la stanchezza fisica.
Comunque, visto che sono, come sempre, riuscita a scrivere quasi due paragrafi senza arrivare al punto, ecco che mi costringo a farlo: vi voglio parlare di un concorso, a cui ho partecipato con un mio progetto questa primavera, i cui esiti sono tardati ad arrivare, tanto che quando mi è arrivata la mail in cui mi comunicavano che purtroppo non avevo vinto il primo premio, ma che il mio progetto era comunque stato segnalato come meritevole, quasi non mi ricordavo più di aver partecipato!
Mi hanno spiegato che purtroppo per motivi di budget solo il primo posto poteva avere una ricompensa in denaro, ma che il progetto viene tenuto in riserva per l’eventuale realizzazione un domani, in cui se ne presentasse l’occasione. 
[E poi cosa te ne fai del denaro, quando ottieni la gloria?! -Dai su, sto cercando di sdrammatizzare il fatto che, per coincidenza, alla maggior parte dei concorsi a cui ho partecipato, arrivo prima solo se la ricompensa non è in denaro, cosa che mi fa pensare che vivrò sorridente, premiata ma squattrinata, come un vero artista insomma!]
Mi hanno chiesto inoltre di partecipare all’inaugurazione della mostra che si terrà oggi presso la Biblioteca Passerini Landi a Piacenza, con le tavole del progetto, di cui ora, ahimè mi spiace per voi, non verrete sottratti dalla spiegazione.
Fortunatamente sono riuscita a partecipare, solo perché l’associazione Quantic Art, che organizzava il contest è riuscita a posticipare per me la consegna dei bozzetti, che doveva avvenire il giorno in cui tornavo dalle vacanze. E’ stata come sempre una corsa all’ultimo minuto, che ho deciso di fare, proprio perché mi hanno fatto notare che l’assessore Giulia Piroli e la giuria tenevano che io partecipassi, nonostante mia madre ieri sera all’una di notte, quando sono tornata a casa dopo 16 ore di lavoro mi abbia detto: “io non so perché perdi tempo con queste cavolate, non è meglio che ti riposi un po’? tanto non ci guadagni nulla”.
Sulla diatriba ho ragione io o ha ragione mia madre, ci aggiorniamo tra 30 anni, nel frattempo, per ulteriori deliranti sviluppi, rimanete connessi.

Alle 15:00 avrò la conferenza stampa, che, per chi mi conosce, sa che per me sono come le visite dal dentista, che, per chi mi conosce, sa che sono come gli esami di statica, che, per chi mi conosce, sa che sono come i pranzi coi parenti in cui cerco di spiegare a mia nonna perché non mangio più carne, che, per chi mi conosce, sa che sono come le conferenze stampa in cui mi sento sempre a disagio.
E Adesso, ecco un’immagine del progetto, a cui, lo ammetto, tengo tanto, ma sono appena tornata dalle vacanze, sono buona, ve ne do solo un assaggio, invece se lo volete approfondire potete andare qui.
Ovviamente sono aperta a critiche e suggerimenti, anzi ve ne sarei molto grata se voleste darmene.
Vi auguro un inizio di settimana e di Settembre che sia una rinascita creativa, che parta dalle piccole cose!
E per chi c’è ci vediamo oggi alle 15 alla Biblioteca Passerini Landi a Piacenza!

fa[miliari]

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