Aperitivi Immaginari, BLOG

Aperitivo del Venerdì con il Signor Antony Hegarty [di come la musica ti cura l’anima/Parte 2]

Capita, a volte, che ti svegli e il mondo ti si sgretoli sotto i piedi. Giornate in cui non riesci a mettere insieme i pezzi, per costruire un’immagine di te, che sia abbastanza solida da affrontare il marciapiede, la metro, il treno, le persone, il cinismo e i sassi nelle scarpe. Giornate in cui l’apatia prende il sopravvento e tutta la tua sensibilità pesa come un macigno, che ti schiaccia dentro al letto. Probabilmente questi attimi sono sintomi di dolore inespresso, di lacrime che da tempo ricacci dentro allo stomaco, finché non scoppiano, rivendicando il proprio diritto di scorrere.
In queste giornate, sono fortunata, ho tanti amici che mi vengono a trovare.
Immagine Uno di questi è Antony Hegarthy. A. arriva nella sua tunica nera fino in fondo ai piedi, con in mano una bottiglia di vino rosso, di cui mi versa un bicchiere e poi comincia a cantare. Si esibisce in tutto il suo repertorio, parte da “River of Sorrow“, scivola fino a “Deeper than Love“, fa il bis della sua intera pietra preziosa “I’m a bird now“, poi, “Another World“,  tutto “Swanlights“, finendo con “Cut the World“.
Solo alla fine si avvicina e mi abbraccia, in una stretta che sa di mare. Dolce e nostalgica. Il posto da cui ti rendi conto sei sempre venuto e a cui tendi sempre ritornare. Il rumore del mare è amplificato dalle casse toraciche e si mescola con le note di “Thank you for your love“.
E tutto quell’accumulo di dolore, desiderio, passione, rabbia, malinconia comincia a sciogliersi. Lascia il suo posto alla gioia. Non avendo mai studiato musica, non so quale sia il quid, che permetta che tutto ciò avvenga. Non so quale siano le note che aprano la porta della percezione e comincino a guarire le ferite. Da non-musicista mi viene da affermare che sia la purezza della sua persona, che traspira dalla sua musica. Una magia che è al contempo gioia e malinconia. Antony, un bicchiere di vino rosso e questo aperitivo in solitudine sono quell’ora che regalo a me stessa per essere fragile. E dopo aver finito il mio bicchiere di vino, dopo che Antony se ne è andato, mi posso ben ricordare, che sono proprio le fragilità i nostri punti di forza, quelli su cui si sviluppa il nostro percorso artistico e non. La sensibilità, che spesso è causa dei miei più grandi malesseri è al contempo la linfa vitale per il mio percorso d’artista, quindi sarebbe un delitto privarsene, solo, quando fa un po’ male, si può guarire con piccole dosi di musica. 
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La conversazione qui riportata è assolutamente immaginaria e rispecchia le mie opinioni e comprensioni circa la figura e la musica di Antony Hegarthy degli Antony and the Jhonson. Le foto inserite nel post sono state prese da internet e sono pronta a rimuoverle in caso violassero qualsiasi cosadicuinonsonoassolutamente a conoscenza, basta scrivermi a: giui.giuliarusso@gmail.com
Giui
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Profili ● NEW PROJECT ●

Da un po’, anzi, forse da un bel più di un po’, sto lavorando ad un progetto che lega i colori e le sensazioni, in particolare, il collegamento che vi è tra loro, come i primi influenzino le seconde e viceversa. Dopo aver letto molto a riguardo, son arrivata ad una mia sintesi personale. Tutto ciò per raggiungere l’obiettivo di stilare un profilo fisico e psicologico di una persona, in un certo suo periodo di vita. Tutto ciò realizzato attraverso il ricamo, passione che mi sta sempre di più coinvolgendo [cos’è che mi piace del ricamo? soprattutto, il suo eroicismo] e la fotografia, altra mia grande passione.
La fiber art mi ha sempre attratto moltissimo, adoro letteralmente i lavori di M. Anzeri, che attraverso il ricamo disegna le auree di sconosciuti, ritratti in fotografie vintage da lui ritrovate, ma anche quelli di artisti meno noti come Mana Morimoto o Marìa Aparicio.
Da tutto ciò, dopo innumerevoli prove, tentativi miserabilmente falliti, dita bucate ed esperimenti di stampe a mano attraverso le più improbabili metodologie, ecco il primo risultato, un work in progress di un autoritratto.

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Come funziona?
Per un mese, ho raccolto i miei stati d’animo, li ho classificati in base ad un colore, che ho trasformato in un motivo ricamato su una tela con una mia foto stampata. [foto di Simone Berna]. Quello che verrà fuori sarà un profilo psicologico e fisico della mia persona tra il 3 Febbraio e il 3 Marzo 2013.
Quest’opera fa sempre parte del personale percorso che sto facendo sul concetto di consapevolezza, parola cardine per il mio 2000 e 14. Spesso mi sono obbligata ad essere serena, felice, contenta, positiva e propositiva, arrivando fino ad arrabbiarmi con me stessa quando non riuscivo ad esserlo. Mi sono vergognata e colpevolizzata per un sentimento come la rabbia perché sentimento negativo. Ma il problema, è chiaro, non è possibile essere sempre al massimo, non avere mai un momento di sconforto, riuscire ad essere ben predisposti nei confronti di chiunque! l’importante è divenirne consapevoli, credo. La consapevolezza del ciclo vita-morte-vita che regola ogni cosa, il processo di anakuklosis a cui, penso, ogni essere umano non possa sottrarsi…e forse è proprio questo di cui dobbiamo renderci conto, per evitare di cadere in un baratro troppo profondo. Accettare i momenti di “morte”, vedendoli come il terreno fertile da cui rinasceremo. Consapevoli di essere fenici anche quando ci sentiamo solo cenere. Accettare la tristezza,  l’ansia, la preoccupazione, accoglierla invece che combatterla per far si che diventino anch’esse meno agguerrite. Soffrire senza sentirci per questo deboli, ma semplicemente umani. Vedere la propria rabbia, non sentirla più come un senso di colpa, ma accettarla ed imparare a gestirla, senza subirla o lasciarla esplodere fuori controllo.
Ora, ovviamente, come sempre, cerco cavie per le prossime realizzazioni. Quindi se credete che possa essere proficuo per un mese o poco più divenire consapevoli di COME vi sentite, mandatemi una mail a giui.giuliarusso@gmail.com

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Le doppie esposizioni con il texture sono legali?

Revolog produce dieci tipi di rullini effettati, uno di questi è il texture, che mi ha sempre affascinato ed intimorito molto. L’ho guardato per mesi, l’ho comprato titubante in un giorno di pioggia, l’ho tenuto nella custodia vicino alla mia Minolta fino ad un giorno con sole e senza impegni. Visto che questi ultimi due fattori sembrano quasi escludersi a vicenda, lascio immaginare quanto tempo sia passato tra il comprarlo e il scattarlo.
Beh, sembra che per strane coincidenze astrali finalmente io ce l’abbia fatta!
Da quanto avevo letto, la texture a bolle, caratteristica del rullino, risulta più evidente nelle parti scure e meno in quelle chiare.
Il Texture è un 200 ISO 35mm.
io l’ho scattato a 100 ISO con la mia Minolta XD5 [ero tentata di usare la sprocket rocket, ma avevo paura che non sarebbe venuto nulla…dati i risultati ottenuti, la paura era fondata!!!]. Poi, ovviamente, mi sia confusa e l’ho fatto sviluppare a 100 ISO…così la mia intenzione di sovraesporre tutto il rullino ha fatto proprio PUFF.
La prossima volta cercherò di ricordarmi, visto che scriverlo sulle mani non funziona più, incollerò fin dall’inizio un adesivo al rullino con scritto: SVILUPPO NOMINALE!!!
Ovvio che il bello di questi rullini, che mi sembra possano essere in realtà DIA, è che una parte è sempre giocata dalla casualità dello sviluppo, ma credo che, sovraesponendo, le bolle non verranno così marcate…me lo fa pensare il fatto che nelle doppie esposizioni, essendo entrata più luce, nella parte chiara  le bolle si vedono molto meno![è legale fare una doppia esposizione con un texture? MAH!]
Anche alcuni di questi scatti si vanno ad aggiungere agli esperimenti analogici . Ed io ho già voglia di sperimentare ancora!

Texture, Minolta XD5

Texture, Minolta XD5

Texture, Minolta XD5

Texture, Minolta XD5

Texture, Minolta XD5 doppia esposizione

Thanks to F64 PHOTOGRAPHY

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•Esperi•menti Analogici

ATTENZIONE! QUESTO POST E’ LUNGHISSIMO E PARLA SOLO DI DIVAGAZIONI PERSONALI, VI CONSIGLIO DI ANDARE A GUARDARE DIRETTAMENTE LE FOTO IN FONDO. SE POI VI FANNO SCHIFO E’ PERCHE’NON AVETE LETTO IL POST.

Mi sono appassionata alla fotografia la prima volta che ho visto delle foto di Francesca Woodman, roba da quegli amore da colpo di fulmine, che ti fan venire le farfalle nello stomaco. Da lì, ho impugnato una compatta da 99 euro e 4 pixel, che avevo in casa, e ci sono andata giù di autoscatti e foto a caso, con risultati agghiaccianti.
“E’ perché non ho una reflex!” No, non avevo capito che non avevo capito niente!
Ma con lo stipendio di un mese mi sono comprata una Nikon D80 usata, con cui ho creato più danni che altro. Lo ammetto, si, ero una di quelle ragazzine con la macchina più pesante di lei che girava i concerti degli amici musicisti indierock, che poi sfoggiavano con orgoglio foto di cui io, ora, mi vergogno. Ehvabbhé.
[Ebbene si, quei pochi che hanno resistito fin qui, hanno il permesso di perdere completamente la stima che avevano di me, se ancora l’avevano].
In Erasmus [s]fortunatamente mi hanno rubato la reflex. Credo ancora sia un segno divino o una maledizione lanciatemi da qualche reale fotografo per farmi smettere di produrre immagini spazzatura. In ogni caso ho cominciato a pormi delle domande. Ciò che facevo era decisamente molto lontano dal motivo per cui mi ero appassionata alla fotografia. Non avevo capacità tecniche, lo sapevo, ma io volevo creare, ora e subito[in quanti e quante volte facciamo questo errore? spero in tanti, perché mal comune mezzo gaudio ed io mi sentirei meno in colpa]. Così, sono inciampata in una Diana.
Fotografia Analogica, quella era la soluzione! No, non avevo capito che non avevo capito nulla. Ancora.
Del primo rullino mi saranno venuti due frame, e neanche quelli avevano qualcosa di lontanamente simile alla mia idea di fotografia. Un giorno, ho conosciuto una persona, di cui, ancora prima, conoscevo le foto. Foto che mi facevano dire: “Ma perdincibaccolinadiuncavolettodibruxelles come si fa a fotografare così?!”. Ebbene, quando io e questa persona abbiamo cominciato ad essere qualcosa di più che compagni di merende, la mia passione per la fotografia si è spenta. Perché? beh, cavoli, voi fareste mai biscotti in presenza di un pasticcere? Ci sono voluti mesi perché questa persona mi autoconvincesse [no, non c’è ancora riuscito] che qualcosa nelle mie foto c’era, ma era oppresso dalla mancanza di tecnica, strettamente necessaria [Parola di Nerd]. Perciò ho comprato una Minolta a pellicola e lì, lasciando da parte l’orgoglio e diventando pronta a passare ore a studiare, provare, incavolarmi e riprovare, ho ricominciato a scattare. A sperimentare.
Ora, colleziono le macchine più strane [anche se la mia preferita rimane sempre la Minolta], sto cercando di fare pace con il digitale [con scarsi risultati] e quando esco imbracciando la mia macchina fotografica mi sento leggera, felice. Finché non sviluppo il rullino, quando più della metà delle foto che ho scattato non mi piace. Allora, mi arrabbio e ricomincio, ma non demordo, non voglio farlo più. Quello che cerco di ottenere ora, non è più qualcosa di simile alle foto che vidi di Francesca Woodman anni fa, ma il mondo di Giui. Voglio riportare il mio mondo per farlo vedere/capire agli altri. No, non me l’ha chiesto nessuno, lo so, ma mi piace un sacco rompere le scatole. 😉
Da oggi voglio portare nel mio portfolio i miei esperimenti fotografici, anche se non ne sono pienamente soddisfatta, perché tutto fa parte di un percorso, anche i propri errori.

Qui sotto potete vedere alcune foto dei miei esperimenti analogici, mentre la sezione in costante[si sarà costante!]aggiornamento del mio portfolio la trovate qui.  Buona Giornata e…Se siete tristi provate ad imbracciare una macchina fotografica, a volte, può essere un’ottima terapia! 🙂 
Chiara

kodak color plus200

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Sciùra Milanese

 
dedicato ai miei Luciferi Preferiti
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[Non] Toccate quel colore!

Non toccate quel colore!

Fin da bambina i colori mi hanno sempre affascinato tantissimo. Ricordo che, una volta, da piccola, chiesi a mia mamma febbricitante e addormentata quali fossero i suoi colori preferiti. Lei mi rispose bofonchiando i primi colori che le venivano in mente, forse fu per quello, che al suo risveglio la sua reazioni fu: “macccom’èpossibilechelasci sempretuttoingirocosacifannoipastellinellettorimettiapostotutto!!!!”. E’ che io non riuscivo a pensare ad un modo migliore per farla sentire meglio, se non quello di farla svegliare accanto ai suoi colori preferiti. Forse era un ingenuo, maldestro tentativo di cromoterapia, ovvero, usare i colori per aiutare il corpo e la psiche a ritrovare un naturale equilibrio. Crescendo, la mia passione per i colori non si è affievolita, anzi, da un paio di anni sto leggendo molto a riguardo e sperimento il più possibile per la compilazione di un ambizioso progetto. Ho scoperto, per esempio, che il corpo umano è composta di atomi, che vibrano secondo determinate lunghezze d’onda. Ogni fascia di lunghezza d’onda corrisponde a un colore, che reagisce con le vibrazioni del nostro organismo. Ogni cellula del nostro corpo, poi, emette una luce colorata a bassa intensità, che è più scura, se le cellule sono in uno stato di disequilibrio. La Malattia sarebbe quindi disarmonia di questo ritmo vibratorio cellulare. La Cromoterapia risale a migliaia di anni fa con le antiche “sale di colore” di Egitto, Cina e India. Nella progettazione ambientale e architettonica il colore è un protagonista importante, si studia il suo effetto  sulla salute e sul comportamento. Le nostre risposte a colori, non sono sicuramente solo biologiche, ma sono anche influenzate dalle associazioni simboliche della nostra cultura. Detto ciò, ho provato, comunque, a stilare uno schema degli effetti benefici e non che i colori hanno sul nostro organismo e sulla nostra mente.

Rosso: [6200 Å] Colore primario, il suo complementare e’ il verde. Il colore con le maggiori caratteristiche di penetrazione dello spettro visibile, il primo dell’arcobaleno che i neonati imparano a riconoscere. Nell’alchimia rappresenta l’uomo, il sole, l’oro. Effetti sull’organismo: accelera i battiti cardiaci ed è utile nei problemi circolatori [Se avete freddo infilatevi calzini e guanti rossi, migliorerete la circolazione periferica!], stimola la produzione d’adrenalina aumentando il metabolismo del corpo, aumenta la frequenza respiratoria, stimola l’attività nervosa e ghiandolare, attiva il fegato, ha potere decongestionante perciò si usa nelle forme dolorose croniche sui muscoli e per cicatrizzare i tessuti o sui polmoni contro la tosse, mal di gola e asma. Aspetti negativi: fa salire la pressione sanguigna, controindicato in caso di tumore. Effetti sulla psiche: Molto utile in caso di melanconia e depressione. Rende loquaci, aperti, passionali. Il Rosso è passione, movimento, amore, guerra, autorità, fierezza, istinto, desiderio, sessualità, calore, vita, energia fisica, pericolo.
Arancione: [5890 Å] Il suo complementare e’ il ciano e si ottiene per sintesi additiva di verde e rosso o per sintesi sottrattiva di magenta e giallo. La sua energia elettromagnetica è sulla stessa frequenza vibratoria del DNA. Effetti sull’organismo: Attivatore dell’intestino, ha un’azione riscaldante, rallegrante ed energetica, distribuisce ed integra l’energia, stimola la ghiandola tiroide e il battito cardiaco, senza aumentare la pressione sanguigna, ottimizza l’attività della milza, è utile per contratture e crampi muscolari. Effetti sulla psiche: Aiuta in caso di apatia, depressione, pessimismo, paura, nevrosi, psicosi, anoressia. Indossarlo da gioia per l’affermazione del proprio Io, buonumore e altruismo. L’arancione è serenità, entusiasmo, allegria, voglia di vivere, sinergia fisica e mentale, ottimismo, politicizzazione dei sentimenti, creatività, avventura. Perché non ci colorate il salotto?
Giallo: [5510 Å] Colore primario sottrattivo, il suo complementare e’ il viola. Effetti sull’organismo: Incrementa il tono neuromuscolare e combatte la stanchezza e gli irrigidimenti (sclerosi, arteriosclerosi), migliora la prontezza di riflessi, la concentrazione e la velocità del metabolismo, purifica l’intestino, depura il sangue, stimola la digestione ed è utile per anoressia e inappetenza, aumenta la razionalità. Utile contro l’asma. Effetti sulla psiche: Stimola l’attenzione, l’apprendimento, l’allegria, la mente e la concentrazione. Vestirsi di giallo fa sentire bene con se stessi e denota una forte personalità. Aspetto negativo: può creare ansia. Il Giallo è solare, idealista, amore intellettuale, illuminazione, radiosità, movimento, espansione, libertà, sviluppo, vivacità, estroversione, leggerezza, crescita e cambiamento, vitalità. Da architetto vi consiglio di colorarci il vostro studio, ma anche la cucina (I colori più leggeri al massimo della saturazione come giallo e arancio fanno sembrare lo spazio più grande)
Verde: [5120 Å] sintesi tra colori freddi e caldi. E’ il colore dell’equilibrio energetico, terapeutico per antonomasia. Indossarlo è ricerca di equilibrio e riflessione. Effetti sull’organismo: promuove il benessere generale. Potente germicida e antibatterico, disintossica e decongestiona l’organismo. Molto utile contro il mal di testa e proliferazioni anomale cutanee (verruche, nei…) Effetti sulla psiche: utilissimo contro lo stress, ansia, iperattività, irritabilità e insonnia, aiuta in tutte le forme psicosomatiche che influenzano l’apparato gastroenterico (bulimia). Il Verde è: volontà di operare, perseveranza, tenacia, rinnovamento, equilibrio, speranza.
Blu: [4750 Å] Ha proprietà calmanti. Effetti sull’organismo: Ha effetti antispatici, rinfrescanti, analgesici, rilassanti, stimola il sistema parasimpatico, diminuisce la pressione arteriosa, il ritmo respiratorio e i battiti del cuore, utile per la pressione alta, tachicardia e palpitazioni, per combattere il mal di gola, laringiti, raucedine, febbre, spasmi, reumatismi. Ha proprietà antisettiche, astringenti e anestetizzanti. Effetti sulla psiche: Il blu fa produrre al cervello ben 11 tranquillanti chimici, perciò è perfetto per combattere stress, nervosismo, ansia, insonnia, irritabilità e infiammazioni. In psicoterapia è usato per favorire rilassamento e distensione. Il blu è: intelletto, la verità, la fedeltà, la costanza, grande profondità, principio femminile, introspezione, sensibilità, calma, serenità, responsabilità, affidabilità, compassione.

Indaco: [4490 Å] Energia di tipo “freddo”. Colore “cosmico” dell’energia, è l’intuizione che sostiene l’attività mediativa. Effetti sull’organismo: cura i disturbi degli occhi (si usa per guarire la cataratta), naso, orecchi, stimola le ghiandole paratiroidee inibendo l’attività della tiroide ed ha un effetto anestetico ed emostatico, purifica il sangue. Effetti sulla psiche: favorisce l’intuito e la concentrazione mentale.
Viola: [4230 Å] E’ il colore con la maggior frequenza dello spettro visibile, il colore del cervello destro (analogico). Esprime sensualità, ma nel contempo spiritualità. Effetti sull’organismo: Ottimo cicatrizzante, stimola la produzione di globuli bianchi, la milza, lo sviluppo osteo-scheletrico, ottimizza il rapporto sodio-potassio e combatte i disturbi della vescica e dei reni. Utile contro sciatalgie e nevralgie, contro eczemi, psoriasi, acne. Rallenta l’attività cardiaca e favorisce la microcircolazione cerebrale, perciò è usato contro la calvizie. Effetti sulla psiche: spiritualità, ispirazione e fantasia. Controindicato nelle depressioni. Il Viola è: fantasia, regalità, intelligenza, ricchezza, bellezza, ispirazione, sofisticazione, alto rango, esaltazione, eccessiva retorica ornamentale, intelligenza, conoscenza, devozione religiosa, santità, sobrietà, penitenza.

Nero: Assenza di colore, usato per rendere più densi altri colori. Effetti sull’organismo: Se indossato di giorno, blocca la penetrazione cutanea delle radiazioni elettromagnetiche dei colori. Tende a devitalizzare la persona. Esalta il rosso, il giallo (potere intellettuale) e rosa (potere sociale). Effetti sulla psiche: Effetto depressivo. Il nero è: mistero, oscurità, autorità, potere, sottomissione, vergogna, disperazione, distruzione, corruzione, dolore, tristezza, umiliazione, rinuncia, solennità, costanza.

Rosa: Rappresenta l’amore e la gentilezza. Effetti sull’organismo: Agisce sul sistema nervoso rilassandolo e migliorando la vista, usato contro le cefalee. Effetti sulla psiche: Il rosa “Baker Miller” e’ utilizzato nelle celle delle carceri per calmare i prigionieri. In alcuni stadi gli spogliatoi delle squadre ospiti sono dipinte di rosa per stemperare la grinta dei giocatori. Il Rosa è: femminilità, dolcezza, tenerezza.

Marrone: Colore terziario, simbolo della madre terra, del legno. Il Marrone chiaro implica genuinità. Effetti sulla psiche: aiuta ad essere pratici e non dispersivi. Il marrone è: stabilità, solidità, affidabilità.

Bianco: La luce bianca contiene tutti e sette i colori dell’iride, è rivitalizzante, rigenera l’organismo, schiarisce la mente. La maggior parte dei cosiddetti bianchi sono grigi molto chiari: la neve fresca, per esempio, riflette circa l’80 per cento della luce incidente, ma per essere rigorosamente bianca, la neve dovrebbe riflettere 100 per cento della luce incidente. Funziona con qualsiasi altro colore, in qualsiasi contesto. Effetti sulla psiche: Rivitalizza tutto l’organismo, apporta energia. Il bianco è luce, semplicità, purezza, l’innocenza, innocenza, redenzione.

Grigio: Il colore delle autorità, è neutro. Effetti sulla psiche: colore da evitare nei soggetti paurosi. Promuove la produttività. Il grigio è: depressione, umiltà, apatia, ambiguità, sobrio, cupo.

Beh, io ieri mi sentivo così: Non toccate quel colore!

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L’APERITIVO DEL VENERDI’ CON IL SIGNOR PIERO FORNASETTI [DI SURREALISMO E TATUAGGI]

Arrivo in ritardo, come sempre, all’appuntamento con il Signor Piero, lo trovo già intento a sorseggiare il suo drink. Una sostanza colorata, in un bicchiere alto e raffinato, su cui lo trovo intento a disegnare con un pennarello. Seguono gli immancabili convenevoli, in  sequenza: presentazioni, il tempo, la crisi politica italiana, la crisi del lavoro, la crisi culturale, qui, forse, finalmente si rompe qualcosa e il Signor Piero esordisce con:
PIERO FORNASETTI: Io nel 2014, per esempio, farei il tatuatore. Dopo aver decorato ogni forma, ogni oggetto, colto e traslato l’essenza delle cose su qualsiasi soggetto inanimato…mi spingerei oltre: adornerei corpi. Per vedere se riesco a restituirgli anima. I corpi di oggi, quelli che mi paiono un po’ spenti e dimentichi di avere nascosta un’essenza ben precisa, li ritrarrei riportando l’anima sottopelle in superficie.
GIUI: Quindi, non un ritratto dal vero, ma un’interpretazione?
P.F.: Io Non faccio i ritratti dal vero, li estraggo dalla memoria. Magari faccio degli schizzi ma poi produco tutto a memoria altrimenti che ritratti sono! Sarebbero una copia. Io mangio mele perché mi piacciono, poi faccio disegni di mele: l’essenza della mela.
G: se dovesse ritrarre me allora, cosa mi disegnerebbe?
P.F.: Partirei con un veliero che vola nel cielo alzato da una mongolfiera e poi continuerei, con altre cose pesanti che trasportate da altre leggere che lievitano nell’aria.
G: macché, mi spia lei?!!…Personalmente adoro questo stile delle sue decorazioni. Le decorazioni sono quella cose che il Design di oggi si è dimenticato, mi pare… lei cosa ne pensa, appunto, del Design, questo tema di cui si parla costantemente?
P.F.: Il design è quella cosa che gli italiani fanno naturalmente. Spontaneamente. E’ la misura, l’armonia, l’equilibrio. Non lo strafare, non l’esagerare. Essere corretti, essere rigorosi. Il design dovrebbe essere la produzione di oggetti di alta qualità a basso prezzo. La situazione si è invertita, è diventato sì il buon disegno, il più delle volte, ma ad alto prezzo. Per un élite. Allora è sbagliato. 
G: Cosa consiglia quindi a noi giovani designer di oggi, dai 23 ai 30 anni, che usciamo in massa da scuole che, quando abbiamo cominciato, ci promettevano un futuro luminoso nell’industria creativa ed ora il futuro sembra più a risparmio energetico? Qual è la formazione migliore per chi vuole imparare, tra le miliardi di scuole che trattano l’argomento e si sentono, ognuna, la migliore nel campo?
P.F.: A chi mi chiede numi per apprendere il design, questo strano mito dei nostri tempi, rispondo: “Andate a scuola di nudo”, questa è la scuola cui apprendere il design. Il saper disegnare, come gli antichi, permette di organizzare, di progettare una cosa o un oggetto, una vettura o il frontespizio o la pagina di un libro
G: Personalmente io ho qualche problema con le scuole d’arte…le vedo vecchie, antiquate, arroccate a principi consunti e poco autentici, poco curanti di ciò che realmente andrebbe insegnato, ma più interessate alle rette che possono pagare gli studenti. Lei ha frequentato una scuola di arte?
P.F.: Sono stato espulso dalla scuola. Da Brera. Non mi insegnavano quello che volevo imparare. Non insegnavano il disegno dal vero, disegnare il nudo.
 Farsi le ossa è quello che ho sempre sostenuto: il laboratorio. Cioè lavorare in cantiere. Capire i problemi nel fare una casa è la più bella delle scuole, perché si imparano tutti i mestieri, dal carpentiere al muratore, dal marmista all’elettricista, al falegname.
G: direi che il senso di ribellione è qualcosa che abbiamo in comune e poi, oltre all’amore per le mongolfiere, nel suo surrealismo, Sa, io mi trovo a casa.
P.F.: surrealismo però non so se è la parola giusta, io combatto le etichette e le firme, non credo nelle epoche e né nelle date, Non pongo limiti e niente è troppo esoterico per essere usato come ispirazione. Io voglio liberare la mia ispirazione dai confini del solito. Ma sono un razionalista. Contro la Scapigliatura.
G: In effetti, nella realtà dei tag, la poliedricità viene meno…Cosa mi dice invece del processo creativo, Come funziona per lei la creatività?
P.F.: Sento il bisogno di fare delle cose, le faccio. Cerco di farle nel miglior modo possibile. Cosa mi ispira a fare più di 500 variazioni sul viso di una donna? Non lo so. Ho cominciato a farle, non mi fermo mai. Variazioni su un viso di donna. 
G: Creatività è dunque fare. Lasciarsi andare e continuare a fare. In qualsiasi momento e per tutto il tempo…
P.F. :Il nostro mestiere è senza limite, a tempo pieno. Non c’è orario. Giorno, e anche notte. I miei sogni li traduco in realtà, qualunque cosa faccia. Ho riposto in ogni opera un messaggio, un piccolo racconto, certe volte ironico, senza parole evidentemente, ma udibile da chi crede nella poesia.
G: E’ stato un piacere, Signor Piero. Quando mi sentirò sopraffatta dalla realtà, crederò penserò al suo veliero, trasportato dalla mongolfiera e cercherò di far diventare così leggeri anche i miei pensieri.
Ed è così che il Signor Piero finisce il suo drink, mi porge il bicchiere decorato e si allontana, lasciandosi trasportare da uno sciame di farfalle colorate che passano di qui.
 
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La conversazione qui riportata è assolutamente immaginaria e rispecchia le mie opinioni e comprensioni circa il mio personale studio sulla figura di Piero Fornasetti. Le frasi sottolineate sono citazioni prese direttamente dalla mostra “100 anni di follia pratica”, svoltasi presso la Triennale, Milano.

Giui

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