Se la vita avesse una colonna sonora, la mia includerebbe molte canzoni dei Velvet Underground.

 

Ehi, Lou, quanta poesia ti porti  dietro con te?

Ehi, Lou, quanto vuoto pesante lasci dentro al suo cuore?

Ehi, Lou, di quante assurde e tragiche storie d’amore credi di esser stato Lancillotto?

Sicuramente di alcune mie. Ti porti anche il peso di serate adolescenziali chiusa in stanza in preda ad uno spirito auto/distruttivo/Baudelairiano-Bukowskiano in cui “nessunomicapiscesenonlamusica”, delle prime volte in cui ho capito cos’era l’amore e  di lunghe fughe solitarie in macchina, di una canzone chiusa in una scatola in cui è custodita un’amicizia vera, questa:

Ma, da un certo momento in poi nella mia vita, se ti immaginavo, ti vedevo così:

Lou Reed by Annie Leibovitz

 

Perché, in fondo, niente è più rock and roll dell’amore. L’ho imparato da te.

 

“Il mio Dio è il rock and roll”.

Lou Reed (2 marzo 1942 – 27 ottobre 2013)

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