BLOG, Fotografia

Can I Tell You a Picture? #2

La sessione d’esami di Luglio è come la fetta di torta del tuo compleanno che ti cade per terra.
Ed era l’ultima. E avevi tanta fame perché non avevi mangiato niente dato che aspettavi con ansia solo il dolce.
Così, ho un sacco di progetti nella testa, che abbozzo maldestramente su milioni di taccuini che spargo in ogniddove, sperando di ritrovarli un giorno, di riuscire a ri-decifrarli e di ritrovare l’entusiasmo per portarli a termine.
Ma anche se sembra assopito niente si ferma, le rotelle continuano a girare, di notte insisto a non dormire e a pormi le solite irrisolte questioni esistenziali…ah no, ma questa è un’altra storia…
Tutta questa manfrina per dire, che nessuno dei progetti che stavo seguendo [ #parliamodiparole, Can I Tell You A Picture ] si è fermato, solamente, è rallentato e leggermente posticipato, causa sessione estiva del Politecnico di Milano che pone l’ultimo mio esame il 31 Luglio [è sempre stato così.
l’istruzione scolastica mi annoia, blocca la mia creatività e mi perseguita fino alla fine dell’estate.]….
Ecco qua, alcune foto, di ormai un bel po’ di tempo fa, che solo ora ho avuto tempo di mettere a posto.
“L’indecifrabile storia della Ragazza Racconto che collezionava parole con cui cuciva favole”
Ringrazio tantissimo la modella Carlotta, per avermi concesso di fotografare le parole scritte in fondo al suo cuore.
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Uccidere le mosche

Da piccola, quando mio nonno tornava dall’orto, gli chiedevo di portarmi a fare un giro in bicicletta, ma lui, quando era troppo stanco, glissava la proposta e mi rispondeva: “uccidi le mosche!”
E con aria solenne mi porgeva la paletta investendomi del ruolo di giustiziere.
Ricordo quel sottile piacere nel colpire le mosche, l’eccitazione che cresceva se mi sfuggivano al primo colpo. 

Ora, di mosche ce ne sono tante al mondo, ma anche di uomini ce ne è tanti e credo che se mio nonno nei momenti di noia mi avesse incitato a schiacciare uomini, la società avrebbe avuto qualcosa da ridire. A proposito di mosche, Mio nonno ha sempre fatto l’operaio e sono sicura  che non abbia mai letto nulla di W Golding, così come dubito che Il signor Golding abbia mai conosciuto mio nonno [anche se di questa affermazione non posso accertarne la veridicità], sta di fatto che: “gli uomini producono il male come le api producono il miele” potrebbe sembrare una frase alquanto azzeccata qui.
Oggi mi sento in colpa per quel piacere e mi chiedo: è proprio vero che il male è insito nell’indole umana?

L’essere umano è l’unico animale romantico,
L essere umano è l’unico animale meschino.

Quello che ci distingue dagli altri animali è la ragione, le nostre sviluppiate capacità intellettive; 
sono forse queste la vox media che gestisce il nostro comportamento?
Credo che questo sia uno di quei problemi pedagogici più antichi del mondo.
E non sarò certo io qui stasera a risolvere il problema, io, che sono qui, solo perché, come sempre, non riesco a dormire e aprendo il frigo l’ho trovato vuoto.

La mia affamata insonnia mi suggerisce qualcosa però: Perché invece di insegnare ai bambini ad uccidere le mosche non gli si insegnia a chiudere la zanzariera per non farle entrare in casa? 

Uccidere qualcosa che da fastidio forse non è una buona soluzione.
“Non far male neanche ad una mosca” forse non dovrebbe essere un’eccezione ma la normalità.

No, non faccio parte di nessuna associazione animalista è che mi chiedevo se forse il rispetto non parte che dai piccoli insignificanti gesto quotidiani.
Se riuscissimo a rispettare il ronzio delle mosche forse riusciremmo a rispettare il tono di voce troppo alta della signora grassa seduta in fondo all’autobus, delle manie del vicino di casa e i difetti dei nostri genitori.

I confini della Libertà sono sempre difficili da stabilire, ma forse l’unico modo per farlo è il rispetto reciproco.

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Il Cavallo SalvaSogn in SemiFinale! | IoEspongo XVI | Torino

Rullo di tamburi.
Squillino le trombe.
Vibri l’iphone all’impazzata.
Chiamata senza risposta.

Ma perché non sento mai il telefono?
Rifacciamo:

Rullo di tamburi.
Squillino le trombe.
Vibri l’iphone all’impazzata.
“Pronto?”

[Ahhhhh, finalmente.]

“Pronto, Giulia? Sono la curatrice del concorso IoEspongo, a cui avevi partecipato con l’opera il Cavallo SalvaSogni, volevo dirti che sei stata selezionata dalla giuria per passare direttamente in semifinale, sempre che accetti.”

“Accetto? Un attimo, scusa, ho un cavallo di pezza che nitrisce all’impazzata e galoppa in quaranta metri quadrati, glielo chiedo un secondo che è lui l’interessato…
……
Ok, adesso sta dimostrando di essere anche in grado di fare giocoleria con gli zoccoli, credo che ciò voglia dire che sarebbe lieto di partecipare! Grazie mille!”

volevo aspettare un attimo a dirlo, dato che la notizia non è ancora nemmeno stata segnalata sul sito di Io Espongo .
Ma cosa ci posso fare?
E’ da cinque giorni che lo so e la sfregola mi sta facendo quasi venire la febbre, perciò lo urlo a tutti quelli che conosco, il cavallo salvasogni è stato scelto dalla giuria per accedere direttamente alla finale del concorso Io Espongo XVI edizione, il cui premio, per chi non lo sapesse, è una mostra personale di proprie opere.
Noi, il mio cavallo colorato di pezza ed io, siamo già contenti così, ma fare una mostra personale di miei lavori sarebbe una di quelle cose simili al pane appena sfornato o all’odore di biscotti, una meraviglia insomma.
Se passate da Torino dal 12 al 19 Giugno, veniteci a trovare, aiutateci a realizzare il sogno di realizzare sogni.
Un passo dopo l’altro, niente è irraggiungibile.
Buoni Sogni! 🙂
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