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World [IM]Press Photo 2013

Si, credo ci sarebbe da rinominare uno degli eventi fotografici più importanti dell’anno in:

World Impress Photo.
Perché, una cosa è certa, l’altro giorno, uscendo dalla Galleria Carlo Sozzani a Milano ero assolutamente impressionata, come sempre, ogni volta dopo aver visto la mostra World Press Photo.
Io che con le lacrime ho un brutto rapporto e le scene cruente dei film le guardo ad occhi chiusi, sinceramente, faccio un po’ fatica a rimanere inerme davanti alle immagini che mi si presentano durante questa occasione.
Ogni anno arrivo alla fine con il magone ed un peso nel cuore.
Il vincitore tra i vincitori di quest’anno è Paul Hansen, con una immagine in cui si coglie la disperazione della guerra e delle perdite innocenti che questa miete ogni giorno.
Complimenti a Paul e a tutti quei fotografi, che non hanno paura di immischiarsi nell’atto della guerra per riportarne le atrocità e scrollare noi, che ci lamentiamo che da Mc Donald’s hanno tolto il nostro panino preferito, che i Treni italiani sono sporchi e che quando c’è il blocco del traffico ci tocca andare a piedi.
Però…
Chi non si sarebbe aspettato che anche quest’anno avrebbe vinto una foto che riportasse un atto tragico di guerra?
L’anno scorso ci eravamo commossi sulla Pietà, composta da una donna col viso coperto con in braccio il corpo del proprio figlio, l’anno prima davanti alla donna afghana, che con il viso martoriato mostrava le atrocità della violenza nel suo paese.
Corpi martoriati, sepolti o morenti.
Non voglio togliere nulla al coraggio di questi fotografi, ma questa spettacolarizzazione della tragedia mi ricorda un po’ “il naufragio con spettatore lucreziano”, in cui al naufrago rimane la desolazione, la rabbia e il dolore [dopo esser stato fotografato] e allo spettatore la consolazione di non essere in quella situazione [dopo che è uscito dalla mostra ed è a mangiarsi il suo panino da Mc Donald’s].
Invece, alcune foto mi hanno sorpreso e destabilizzato, per esempio, quelle di Fausto Podavini, che racconta in un reportage di Mirella e del suo prendersi cura per sei anni del marito Luigi ammalato di Alzheimer.
In questo caso si è spettatori consapevoli del fatto che non è impossibile divenire naufraghi.
Anzi, poiché la malattia di cui si parla è diffusa, è facile averne avuto testimonianza quasi diretta.
Ma la cosa che mi ha colpito di più è che la tragedia di questa malattia è evocata solo dal [meraviglioso] bianco e nero delle foto, invece di essere la chiave di lettura della storia.
Si parla poeticamente di amore in queste foto.
Quell’amore più forte di Romeo e Giulietta [perché non sappiamo se Romeo si sarebbe ucciso nel caso in cui Giulietta non fosse stata giovane e bella ma ammalata di Alzheimer].
E dopo che sei uscito, non riesci ad andare da Mc Donald’s a mangiarti il tuo panino in tranquillità, ma ci pensi per giorni e quando lo fai ti senti ancora quel peso nel cuore.
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Can I tell you a picture?

Can I tell a picture?

 
Si, esattamente, posso raccontarvi una fotografia? O meglio, più di una.
 
Questo è un progetto così, nato un po’ per caso, un po’ per desiderio, in una sola notte lunga almeno un anno.
E’ l’unico modo che vedo possibile per conciliare il mondo di G. a quello della fotografia: raccontare storie, così vere da essere inventate.
 
Le tecniche sono miste ed ognuna di esse è plausibile.
 
Ecco, la prima “trilogia”:
 
“L’enigmatica Storia della Metamorfosi del Signor Uomo che si trasformò in Signor Albero per sfuggire all’ira del Dio Apollo”
 
Ogni riferimento ad Ovidio, Kafka e compari non è puramente casuale.
 
Grazie al modello ufficiale, Signor Torre!
 
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Storie di Aquiloni

Leggerezza è una parola bellissima, ma così effimera che non sempre sembra sopravvivere al quotidiano, per questo, bisogna escogitare modi per non dimenticarla.

*Quando i pensieri sembrano zavorre, ripetila per almeno un centinaio di volte con gli occhi
socchiusi.

*Se hai ansia del presente e sei preoccupato per il futuro, chiedi aiuto ad un aquilone.

è un gesto romantico che richiama un bisogno antico come il mondo: la voglia di staccarsi da terra

*Fingi di essere un bambino, quando meno te ne accorgerai, ricomincerai ad esserlo

*Affidati al vento, non si porta via le domande nè ti suggerisce risposte, ma priva entrambe di
  peso
Io le dissi ridendo “Ma Signora Aquilone 
non le sembra un pò idiota questa sua occupazione?”. 
Lei mi prese la mano e mi disse “Chissà, 
forse in fondo a quel filo c’è la mia libertà, 
forse in fondo a quel filo c’è la mia libertà”.


Grazie a De Gregori, ad Italo Calvino ed a Kundera, sempre.

 
 
 
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Aperitivi Immaginari, Art, BLOG, Fotografia

L’aperitivo del Venerdì di G. e L. con il Signor Jeff [di realtà e altra finzione]

Jeff Wall, Band & crowd (2011)
 
Jeff Wall, in front of a nightclub (2006)
 
Jeff Wall, Imnsonia (1994)
 

E’ l’alba, siamo frastornati da una notte insonne, passata tra concerti rock, locali notturni, fumo e alcool, ma Jeff ci aspetta e ci fa entrare in silenzio, a Barcellona, nel padiglione di Mies Van der Rohe.

Jeff Wall, Morning Cleaning, Mies van der Rohe Foundation, Barcelona (1999)
 

G pensa: “ecco, ci sono, dopo averne studiato i dettagli per anni durante i miei studi di architettura, finalmente son qui dentro e mi sembra di non averlo mai visto questo padiglione. Sarà che è così presto, sarà che tranne me, L. e Jeff, l’unico presente è un uomo delle pulizie che lava i vetri”

L. “Beh, ci racconti signor Jeff, lei non nasce come fotografo, ma come storico dell’arte. E’ forse questo il motivo per cui le sue immagini, più che al mondo della fotografia, appartengono a quello dell’arte contemporanea?”
Jeff: “Si, credo che sia colpa anche dei miei studi in Storia dell’Arte se alcune mie foto possono ricordare quadri di Delacroix e Manet”

G: “Fotografia come pittura… qui mi nasce spontanea una domanda signor Jeff, che cos’è per lei Arte?”

Signor Jeff: “Un grande scrittore ha detto che l’arte è ‘una promessa di felicità’. Una promessa forse che non deve essere mai mantenuta, ma che deve essere fatta in ogni caso con sincerità. Una promessa che può essere fatta e rifatta anche dopo che non è stata mantenuta. Una promessa che ogni volta deve essere accettata, nonostante le delusioni del passato”

L: “Una promessa di felicità, una promessa eterna, eterna come l’arte antica. Quindi è questo uno dei suoi obiettivi? portare la stoicità dell’arte antica nella “Actuality” moderna?”

Signor Jeff: “Forse, più che riportarla, svelarla. Anzi, creare legami! Svelare che dietro ad un attuale ragazzo bagnato sotto la pioggia si nasconde un antico kuros 

Jeff Wall, Young men with the rain (2011)
 

L: “Tutti questi riferimenti, pittorici e letterari, fanno di Jeff Wall un artista, un fotografo, o che altro?”

Signor Jeff: “Io ritengo che comunque il mio lavoro rimanga sempre chiaramente inscrivibile all’interno dei confini della fotografia, la quale non appare mai come una mera combinazione di altre arti, sebbene includa la pittura, il collage e via discorrendo. Io definisco quel che faccio “cinematografia”. Per me questo termine significa che, per quanto riguarda l’immagine in sé, si è imparato molto dal cinema e che non c’è mai un singolo, unico, valido modo di praticare la fotografia. Si può lavorare secondo metodologie strettamente documentariali, oppure si possono adottare diversi tipi di artifici, riproducendo entrambi gli approcci nella stessa foto. Tutto questo può rappresentare un uso legittimo della fotografia nel comporre un’opera d’arte”

L: “Quindi quanto pesano le sue fotografie, Jeff?”

Signor Jeff: “Quanto una scena vera attuale, con un “prima” e “un dopo” realmente immaginabili”

G: “E… qual è il colore predominante delle sue fotografie?”

Signor Jeff:“la luce, sicuramente la luce”

Ormai siamo usciti dal padiglione e ci incamminano per strada, di fronte a noi una coppia cammina tenendosi per mano, lui trascina leggermente lei e fa un gesto inequivocabile all’asiatico che gli cammina di fianco. Ad un certo punto un rumore di spari, tutti e tre ci voltiamo. 
Nulla, non c’è nulla, solo un uomo seminascosto da una macchina che con le mani simula un fucile.
 
Ma al di là, sulla rete di un cancello, intravediamo una camicia intrisa di sangue.
Che strana la realtà, si mescola alla finzione in presenza di Jeff, pensiamo.
 
Jeff Wall, Mimic (1982)
Jeff Wall, A Man with rifle (2000)
 
Jeff Wall, Bloodstained garment (2003)
 
questo aperitivo del Venerdì è stato vissuto, immaginato e scritto a quattro mani, da Giui e Luigi di Scrivere e Fotografare
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[A]rising | Yoko Ono chiama!

[Stamattina mi sono svegliata consapevole del fatto che sarebbe stata una giornata difficile, ma come sempre buone coincidenze erano disseminate sulla mia strada]
 
La mia ammirazione per lei è risaputa.
Alla faccia del postmodernismo, di quelli che dicono che tutto è già stato inventato e l’arte [in senso ampio, molto ampio] non ha più nulla da dire, Yoko Ono risponde: “Tiè!”
un vero e proprio “Tiè!”
che sta ad indicare, che, si, i concetti alla base dell’umanità sono già stati espressi milioni di volte, ma ci sono ancora altrettanti modi per interpretarli e [aggiungo io, questo non è compreso nel tiè] ce n’è alquanto bisogno dato che l’essere umano contemporaneo sembra avere ancora gli stessi problemi del essere umano del passato.
Così, dopo #smilefilms, ecco che Yoko ritorna con Arising.
che è, innanzitutto, una Call, che questa meravigliosa pazzoide fa a noi, noi donne.
WOMEN OF ALL AGES, FROM ALL COUNTRIES OF THE WORLD:
YOU ARE INVITED TO SEND A TESTAMENT OF HARM DONE
TO YOU BY MEN, FOR BEING A WOMAN.
WRITE YOUR TESTAMENT IN YOUR OWN LANGUAGE,
IN YOUR OWN WORDS, AND WRITE HOWEVER OPENLY YOU WISH.
YOU MAY SIGN YOUR FIRST NAME IF YOU WISH,
BUT DO NOT GIVE YOUR FULL NAME.
SEND A PHOTOGRAPH ONLY OF YOUR EYES.
THE TESTAMENTS OF HARM AND PHOTOGRAPHS OF YOUR EYES
WILL BE EXHIBITED IN MY INSTALLATION ARISING,
JUNE 1 – NOVEMBER 24, 2013, IN THE EXHIBITION,
PERSONAL STRUCTURES, AT PALAZZO BEMBO IN VENICE,
AS PART OF THE 55TH VENICE BIENNALE.
A BOOK WILL ALSO BE PREPARED OF THE ARTWORK,
AND A SELECTION OF YOUR TESTAMENTS AND PHOTOGRAPHS
WILL BE PUBLISHED IN THIS BOOK.
THE INSTALLATION ARISING WILL CONTINUE TO GROW
AND WILL BE EXHIBITED IN MANY COUNTRIES.
I VERY MUCH HOPE FOR YOUR PARTICIPATION.
yoko ono
April 29, 2013
Rising 
Listen to your heart,
Respect your intuition.
Make your manifestation,
Theres no limitation.
Have courage,
Have rage, were all together.
Follow your heart,
Use your intuition.
Make your manifestation,
Theres no confusion.
Have courage,
Have rage, were rising.
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Stupefarsi #parliamodiparole

No, non mi sono dimenticata di #parliamodiparole
Si, sto procedendo lenta ed inesorabile con il mio ago e fili dai mille colori alla compilazione di questa nuova collettiva antilingua!

Questa volta prende la parola Chiara, una allegrissima ragazza dai capelli ricci, che non poteva non presentare una parola che sprizza di energia:


stupefarsi= farsi di stupendo, riuscire a stupirsi e non riuscire più a farne a meno.

E’ una combinazione che a me piace molto, perché ci ricorda l’atteggiamento che dovremmo avere un po’ più spesso nei confronti del mondo.
Quello dei bambini, dei loro “wow” e “perché” ripetuti incessantemente: Il loro entusiasmo nello scoprire cose nuove. La cuiositas come droga di vita.

festeggiamo questa parola con addirittura un logo, che dopo vari tentativi sono riuscita a mettere giù per questo progetto.
Fare i loghi mi piace tantissimo, quasi mai i risultati sono all’altezza delle mie aspettative.
Graficamente parlando, ultimamente sono fissata su il cerchio e lo stile “vintage macchina da scrivere” [si era notato?]

beh, detto ciò: Vi auguro di Stupefarvi tanto, oggi, domani, sempre.

 
 

 

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Buongiorno!
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