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Never give up!

Probabilmente, se avessi potuto scegliere i miei legami familiari avrei sentenziato:
Voglio: Yoko Ono come madre, Eugenio Montale come nonno, Mr. E degli Eels come fratello, Miranda July come sorella.
Perché?
Perché queste persone mi hanno aiutato in quei momenti della vita in cui facevo finta di avere il mal di pancia, ma in realtà il male veniva da un po’ più in fondo, da quella cosa vischiosa che chiamiamo cuore.
 
Così capita che nelle giornate di pioggia mi ritrovi a leggere Montale, ad ascoltare gli Eels, ad usare innumerevoli volte l’app #smilefilms di Yoko Ono e a guardarmi un cortometraggio di Miranda July.
Un giorno di questo tipo di giorni, ho trovato un’immagine della bellissima Miranda, che, fissa davanti ad un obiettivo, mostrava una sua mano con la scritta: “I don’t give up.”
Mi ha colpito tantissimo. Un po’ perché, fin da piccolina, per me le mani sono taccuini e tele, più che un mero prolungamento delle braccia, un po’ perché mi ha messo di ottimo umore.
 
E così, ritrovandomi davanti ad il mio obiettivo, in un momento di vacillamento motivazionale, ho deciso si scrivermi anche io sulla mano il consiglio che Miranda mi stava dando.
E mi sono fatta [estemporaneamente] fotografare.
Perché siamo noi a dover essere i più grandi motivatori di noi stessi.
 
Fare le foto non è stato facile, nonostante il bravissimo fotografo.
Perché?
Perché mi vergognavo tantissimo, il mio naso mi sembrava ancora più grande di quel che già è e le mie facce erano sempre più stupide una dell’altra, molto, molto lontane dalla delicata eleganza di Miranda. No, non sono per niente una brava modella.
Ma sono io. In tutti i miei difetti. 

Sono io che mi ammonisco di non mollare mai. 

Ogni volta che guardo questa foto provo una specie di tenerezza nei confronti della mia goffaggine e rivedo le mie assurde idee in ogni capello spettinato, con quella mano rachitica che mi dice: “non mollare! 

Effetto terapeutico garantito.

Provare per credere. Vi va?

 
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BLOG, Fotografia

Non bisognerebbe mai bere caffè dopo le 19 di sera.

non bisognerebbe mai bere caffè dopo le 19 di sera.
non bisognerebbe mai farlo se non vuoi stare sveglio tutta la notte, vittima di insomnia acuta.
non bisognerebbe mai farlo se non sei disposto, il mattino dopo, ad accogliere i mille progetti che l’insomnia ti regala.
O forse quelli che l’illucidità dovuta dal sonno ti da il coraggio di proporre.

Si, l’ho fatto ancora, ho bevuto caffè, ho avuto una notte travagliata e partorito l’ennesima insensatezza.


Però che meraviglia.


Ad una semplice e tanto spontanea richiesta: “cercasi modelli/e per farsi fotografare” il quadruplo delle persone, che avrei mai creduto,si è fatto avanti!Ma la cosa ancora più meravigliosa di questa meraviglia iniziale è che quando ho chiesto loro, di non farmi semplicemente da modelli muti, ma di raccontarmi prima una storia [in qualsiasi modo essi vogliano, uno scritto loro, un’immagine un testo di una canzone…]non si sono tirati indietro, anzi.Molti di loro hanno già risposto.


Però che meraviglia.


L’ho già detto?


Ma cosa altro si può dire, quando le persone accolgono un richiamo e [si] svelano, mostrandosi in tutta la loro meraviglia, appunto?Ci sono milioni di persone meravigliose al mondo, solo che sanno nascondersi molto bene, l’ho sempre pensato io.Ora, spero di riuscire a fare di queste storie qualcosa che sia almeno all’altezza, [eh no, non tralascerò l’altro progetto #parliamodiparole]In ogni caso, se alla fine non se ne farà nulla, sarà stata comunque una meraviglia, la meraviglia che ho scoperto in queste persone e nei loro racconti.


No, non mi danno un euro ogni volta che scrivo meraviglia, lo scrivo gratis, perché è gratis la meraviglia che esiste nel mondo, bisognerebbe solo svegliarsi un po’ più attenti e lasciare che questa ci si mostri in tutta la sua naturalezza.


Ogni tanto bisognerebbe bere caffè dopo le 19 sera.


🙂


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BLOG, Viaggiare

Mordere Londra per 56 ore

Mordere Londra per 56 ore e ‘fuggire’.
 
Più una visita da flaneur cittadino, che da mirato turista.
Un bighellonare per quartieri mai visti prima, di una delle città più grandi e caotiche del mondo.
Bighellonare è un’arma a doppio taglio, poiché cominci a pensare oltremisura e tutto ti sembra allegoria di altro. 
In sole 56 ore puoi riprendere in mano i tuoi sogni accantonati, le tue decisioni definitive e le tue paure nascoste, mischiarle insieme, cuocerle a fuoco lento e ricavarne un bello sformato di emozioni dense.
 
Forse perché il mio rapporto con Londra è simile a quello di Baudelaire per Parigi. 
Un costante dualismo tra spleen e ideale.
Qualcosa che non sento mio e che per natura non sentirò mai, ma da cui sono profondamente attratta.
Londra per me è una folla spietata che fa della tua singolarità un numero insignificante, ma è movimento e una sensazione futuristica di immensa potenzialità.
Londra poi è anche adorabili mattoncini e luce surrealmente soffusa.
 
 
Dopo 56 ore di pensamenti e 24 di ripensamenti sono giunta alla conclusione che è solo questa la Londra in cui potrei vivere,
raccogliendomi tra la calce delle giunture dei mattoncini cercando di farmi il più piccola possibile e di tappare la malinconia. E potrei farlo solo avendo con me ‘la mia casa’, ovvero gli affetti che col tempo ho cominciato ad associare a questa parola.
Perché casa, per me, non è qualcosa di pragmatico, ma più una condizione psicologica.
 
Sicuramente qualcuno ha instillato in me la passione per il viaggio, ma viaggiare significa “andare per tornare” e non “andare per sostare”.
 
“Non a tutti è dato di prendere un bagno di moltitudine: godere della folla è un’arte; e può concedersi un’orgia di vitalità a spese del genere umano soltanto quello a cui una fata abbia insufflato fin dalla culla il gusto del travestimento e della maschera, l’odio del domicilio e la passione del viaggio.” [Baudelaire, Lo spleen di Parigi ]
 

 

 
L’ennesima sconfitta per G.?
Ora, che, per l’ennesima volta, hai constatato che le grandi città ti attraggono, ma ti fanno paura, che senti di essere dipendente dalla “familiarità”, cosa fari?
Abbandonerai i sogni di nome “Goldsmiths” o “Saint Martin’s” e di far conoscere le tue sbrindellate teorie artistiche al mondo?
E poi cosa vuoi concludere se non sei così pronta a metterti in gioco?
 
Veramente…credo di essere assolutamente pronta a mettermi in gioco, ma sempre rispettando me stessa, accettando i miei limiti, [ma sono davvero limiti? o è semplice attitudine?].
Per il resto? non ne ho idea. Probabilmente, rimarrò sempre sospesa tra questo dualismo, con cui giocherò, forse, per il resto della mia vita…ed ogni volta che visiterò Londra penserò “come sarebbe bello vivere qui, quante cose vedresti e faresti G. c’è un mondo da scoprire! Quanto ti stai perdendo!”
E poi, una volta a casa, tra le braccia di chi amo “Non c’è posto in cui si sta meglio che qui, il mondo non sa cosa si perde, perché nessuna metropolitana è calda come un abbraccio, nessuna opportunità sfavillante è pari all’opportunità di provare una sensazione così.”
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Architettura, BLOG, Design

Fuorisalone | operazione: disintossicazione

Prima di cominciare questo post invocherò esseri superiori:
 
“O potere del dono della sintesi, vieni a me!”
 
Eccolo qui, ora si può cominciare, sperando che millecinquecentomiliardi di parole scollegate fra loro non invadano questo spazio bianco con poco ritegno, contegno e sostegno per chi, malauguratamente, si troverà a leggere questa pagina.
 
E’ che è stato davvero un flusso inarrestabile questo fuorisalone,come sempre, ma un po’ di più, visto che per una volta, posso dirlo, ne sono stata un po’ protagonista e non solo incantata spettatrice.
 
Giorni di frenesia incommensurabile, agitazione incomputabile e soddisfazioni incalcolabili.
 
Innanzitutto, l’installazione COLTIVIAMO[CI] ha riscosso un successo molto più che aspettato: hanno partecipato persone di tutte le età, tutti a coltivare qualcosa di sè. Rileggendo tutti i nomi dei bulbi, non posso fare a meno di pensare che io coltiverei tutte queste cose, tutte.
Aggiornerò ovviamente il blog con le foto della fioritura dei bulbi. 🙂
 
 
 

 

 

 
Tutta Alzaia Naviglio Pavese numero 16 era un tripudio di creatività, ringrazio tanto a proposito [im]possible living per l’esperienza e anche tutti coloro che ho conosciuto, sintetizzando:
 
esperienze che creano incontri,
incontri che creano esperienze.
 
Così, è stato un piacere conoscere i ragazzi di Mobilidinamici o vedere che anche in Italia esistono studi di architettura in cui forse non mi verrebbe l’ansia lavorare, come quello di Ciclostile Architettura, che insieme a Panem et Circenses si sono lanciati nella performance “Pieno come un uovo” o scoprire realtà completamente nuove, ma soprattutto altamente innovative, site in un posto dove non te lo potevi neanche immaginare, come quella di Farm Cultural Park, sono loro i magnifici adesivi “you are beautiful”, di cui non ho potuto non approfittare 
 
 
 
sempre loro hanno curato alcune conferenze dell’evento e installato un potente arcobaleno, letteralmente: 
 
The Year of the Rainbow è la proposta di Farm Cultural Park in collaborazione con il collettivo Dettofatto per Milano Design Week 2013, ospiti di Esterni al Public Design Festival presso la Piscina Argelati e di (im)possible living negli spazi dell’Ex Fornace sul Naviglio sempre in zona Tortona.

L’ambasciata mobile di Farm Cultural Park porterà un manifesto di buone pratiche per la sopravvivenza urbana e collettiva, un kit di consigli per reagire alla crisi e trasformare un periodo difficile in un momento di opportunità.

 
è bello quando incontri persone che la pensano come te.
 
Ci sarebbe tanto altro da dire, ma qui, ormai, come sempre, si è scritto un poema?
Ed ora?
Ora è momento disintossicazione.
Il fuorisalone mi ha permesso di fare pace con Milano, con cui da anni avevo rotto i rapporti, ma ho comunque bisogno di un certo periodo per disintossicarmi: dalle milioni di luci, colori, rumori, metropolitana, mille strade e mille odori.
Ce la farà Gi a ritrovare un ritmo quotidiano (un giusto connubio tra leggere/creare/fareilpane) ?
 
Vedremo, ora vado a fare la valigia, tra meno di sei ore parto per Londra.
 
😉 
 
Buone giornate di sole a tutti! 
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