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Parliamo di Parole




Le parole sono importanti!


[im]portanti, nel senso di portanti di significati significanti.



Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!



Dice il Signor Michele, alias Nanni Moretti, in Palombella Rossa.

A sentire “parola”, ovviamente i miei neuroni inziano a divagare percorrendo sentieri che vanno dall’arte al cinema, dalla letteratura alla musica…bada, a freno, o perdiamo, come sempre, il filo del discorso!

‘Quest’ossessione per le parole un giorno ti porterà a combinare qualche pasticcio, questa insana perversione della vivisezione linguistica farà si che un giorno il linguaggio si ribellerà e tu rimarrai senza…parole’
Me lo disse in sogno, ieri notte, Dante [tra]vestito da Devendra Banhart, che, subito dopo ciò, se ne andò suonando ‘Little yellow Spider’ con un ukulele…

La cosa è stata alquanto traumatizzante.
Più che altro perché al Signor Dante il look da indie-freak non dona proprio. 
O forse è solo una mia idea che sono sempre stata abituata a vederlo di profilo con la tunica e l’alloro in testa?

In  ogni caso, questa mattina mi sono svegliata con un’idea, che ha preso forma mentre quotavo le piante dell’ex carcere di Parma in autocad.
Dall’ultima virgola al punto le informazioni che ho dato sono assolutamente irrilevanti per il discorso che sto facendo, ma era un intento di sollevare in chi legge un certo spirito di ammir/commiserazione, per sentirmi meno sola, quando farò ancora quella che è una delle cose che detesto di più del lavoro di architetto: quotare disegni.

Ah si l’idea: 
sarebbe bello parlare di parole e usare queste chiacchiere per [ri]dare significato a lettere accostate insieme che a volte non [ci] dicono più nulla.
sarebbe bello dargli un’immagine, un suono, un colore, una definizione, che non è detto sia quella che hanno sempre avuto, ma potrebbe essere una nuova, una nascosta, una così visibile da non vederla.
Sarebbe bello lo si facesse tutti insieme.
Sarebbe bello che da ciò nascesse un’opera d’arte.

Materialmente, cercherò di dar parola, attraverso questo blog, alla maggior parte delle persone che conosco e far in modo che ognuno rispolveri o crei un lemma di un nuovo linguaggio, un’antilingua [mi perdoni il signor Calvino se gli rubo la definizione, ma ho intenzione di usarla in modo completamente opposto] e usare questo materiale per creare una delle mie invenzioni gentili e assolutamente inutili.

In realtà in testa è già chiara la materia e la metodologia con cui questo nuovo ‘arepo’ sarà costruito, ma chi lo sa…potrebbe cambiare in corso d’…opera 😉

Ovviamente, come sempre, non ci sono limiti [linguistici, morfologici, nazionali…] , non ci sono regole, c’è solo: immaginazione.
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Aperitivi Immaginari



Facciamo finta che invece che lunedì, sia venerdì.


Si svuotano gli uffici, si riempiono i bar.

ore felici e alcolici serviti con spuntini.
impiegati affamati e signore ubriache.

Non importa che tu sia avvocato, casalinga, architetto, pensionato, studente, dentista, operaio, commercialista, disoccupato o artista, scrittore o disoccupato, insegnante sottopagato, tirocinante non pagato etc etc, ma il venerdì dopo una giornata pesante la sola cosa che ci sarebbe da fare per prepararsi al week end dovrebbe essere un aperitivo spensierato.


rhum, vino rosso, spritz, vino bianco, campari, negroni sbagliato, cocktail, arte, filosofia, mostre e letteratura, musica.


arte, filosofia, mostre, letteratura, musica?


si, arte, filosofia, mostre, letteratura, musica e tanto altro, immagini immaginative, immaginazione immaginata, incontri surreali ed esperienze reali.


per indagare il ‘gustare’ sotto tutti i suoi aspetti, per nutrire il corpo e lo spirito.

Ci si può ubriacare di passione immaginazione e tanto altro, non solo di alcol.
Tranquilli, se alzate un po’ il gomito, da ubriachi a volte si recepisce di più.

Perciò, ecco un appuntamento assolutamente non fisso, non reale [o forse si?], non convenzionale.

Ovvero, non è detto che l’aperitivo del venerdì sia di venerdì, non è detto ci sia ogni settimana, non è detto che abbia un tema, non è detto che si dica qualcosa [a volte troppo vino può creare sproloqui o ineguagliabili silenzi]

senza regole, solo immaginazione.

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Aperitivo del Venerdì con il Signor Epicuro [della Felicità e altre banalità]




Giui: “Beh Signor Epicuro, vedo che se la passa bene, più di duemilaetrecento anni e non sentirli. Per caso va dallo stesso chirurgo di Silvio? No, ssst, non voglio saperlo in realtà. Sintetizzando la sua lunga esistenza e attività: E’ nato a Samo nel 341 a. C. il suo nome significa “soccorritore”. Coincidenza?


Di professione filosofo ellenista fondatore dell’epicureismo, passata alla storia come teoria del Piacere. Cioè il classico sfattone/intellettualoide di sinistra che dopo il Liceo nella piccola città di provincia si trasferisce a Bologna per fare il Dams…me lo lasci dire, è fortunato ad essere in pensione, se no sarebbe disoccupato e farebbe il cameriere in un bar del centro”

Signor Epicuro: “Si, si è vero…e fare il cameriere non era proprio una delle mie aspettative, sa, sono un po’ choosy. Fortunatamente sono andato in pensione con la minima, ma non divaghiamo. Vorrei dire una cosa: come tutti i più grandi geni e politici: sono stato frainteso.”


Giui: “Capisco il fatto che non sia stato capito, ma, capiamoci, dobbiamo far capire chi legge di cosa stiamo parlando, se no non si capisce nulla. Adesso ci proviamo:

C’era una volta il mondo delle polis, periodo di democrazia florida, dove scopo della filosofia era il sapere in se stesso. Cade la polis, finisce la democrazia. Crisi culturale, politica, filosofica. Disagio. [ah, mi sembra di aver già visto questa situazione] Cambio di rotta della filosofia che scopre l’esigenza di garantire all’uomo la tranquillità dello spirito.”

Signor Epicuro: “E qui arrivo io. Non sviscererò qui ora tutto l’epicureismo, anche perché la popolazione del 2000 non ha tempo per leggere post troppo lunghi e poi sono già al secondo bicchiere di rosso, ma vorrei affrontare il tema a me caro della felicità. Perché é vano il discorso di quel filosofo che non curi qualche male dell’animo. Felicità è liberazione delle paure e dei turbamenti, cioè aponia e atarassia. Lasciate perdere il lexotan, l’erba di Grace o qualsiasi altra sostanza, ho io il quadrifarmaco che fa per voi.
Avete paura degli Dei? Beh, tranquilli, sono così perfetti che a loro di voi non gliene frega nulla.
Avete paura della morte? 
Beh, se ci siete voi, non c’è lei, se c’è lei, vuol dire che non ci siete voi. Perciò perché aver paura di qualcosa che non c’è?
Vi manca il piacere? 
Esso è facilmente raggiungibile e ve lo dimostrerò.
Avete paura del dolore fisico? 
Beh, se il male è live allora il dolore fisico è sopportabile. Se il male è acuto, tranquilli, passa presto. Se è acutissimo, ancor più tranquilli, arriverà la morte a consolarvi presto. Mal d’animo? Sappiate che essi sono prodotti dalle opinioni fallaci dagli errori della mente, che si possono combattere con la filosofia.”
Giui: “Ah, ecco come faceva a campare, faceva il rappresentante di farmaci” 
Signor Epicuro: “Non si è mai troppo vecchi o troppo giovani per essere felici. Uomo o donna, ricco o povero, ognuno può essere felice. Il sommo bene è il piacere, edoné, ma attenzione, ci sono due tipi di piacere: c
atastematico (statico) e cinetico (dinamico).
Ecco, volere l’iphone 5 anche se avete il 4S fa parte dei piaceri del secondo tipo. Questi tipi di piacere sono vani, durano un istante e poi ti lasciano più insoddisfatto di prima, tanto che vorresti l’iphone 6 anche se non è ancora uscito.
Accontentarsi delle piccole cose, vivere ogni momento in modo prezioso come se fosse l’ultimo, senza preoccuparsi dell’avvenire sono piaceri del secondo tipo, che portano alla serenità”
Giui: “Tipo il sole in una giornata invernale con la neve.”
Signor Epicuro: “Si, esatto. Sta tutto nel cercare di governare i propri desideri. Di tralasciare quelli che non sono naturali, ma indotti dall’esterno. La felicità è in realtà l’esito di un calcolo razionale. Vorrei concludere con tre ingredienti per la felicità:
Amicizia, di tutti i beni che la saggezza procura per la completa felicità della vita il più grande è l’amicizia.
Libertà, l’uomo libero dalle opinioni altrui è già un passo avanti nel cammino della felicità. Cercando la vera felicità ci si accorge come le azioni dei più non tendano al piacere vano quanto all’emulazione di una felicità goduta da altri o accettata sulla fiducia.
lI Pensiero, la parola e la scrittura liberatoria e consolatoria, come questa chiacchierata davanti ad un bicchiere di vino rosso, come scrivere un post sulla felicità.”
Giui: “ronf….ronf…eh?! ah, no, mi scusi, non credo di aver mai visto un post così lungo, sa quando lei era in voga le cose erano più lente e più lunghe.”
Epicuro: “E perché ora non lo possono essere, non possono ricominciare ad esserle?”

Già, perché?

Giui: “La bottiglia è finita, signor Epicuro. E’ stato un piacere, un catastematico piacere. Alla prossima”




Meneceo,
Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’animo nostro. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l’età. Ecco che da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l’avvenire. Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perché quando essa c’è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per possederla. Pratica e medita le cose che ti ho sempre raccomandato: sono fondamentali per una vita felice.
Prima di tutto considera l’essenza del divino materia eterna e felice, come rettamente suggerisce la nozione di divinità che ci è innata. Non attribuire alla divinità niente che sia diverso dal sempre vivente o contrario a tutto ciò che è felice, vedi sempre in essa lo stato eterno congiunto alla felicità. Gli dei esistono, è evidente a tutti, ma non sono come crede la gente comune, la quale è portata a tradire sempre la nozione innata che ne ha. Perciò non è irreligioso chi rifiuta la religione popolare, ma colui che i giudizi del popolo attribuisce alla divinità. Tali giudizi, che non ascoltano le nozioni ancestrali, innate, sono opinioni false. A seconda di come si pensa che gli dei siano, possono venire da loro le più grandi sofferenze come i beni più splendidi. Ma noi sappiamo che essi sono perfettamente felici, riconoscono i loro simili, e chi non è tale lo considerano estraneo. Poi abìtuati a pensare che la morte non costituisce nulla per noi, dal momento che il godere e il soffrire sono entrambi nel sentire, e la morte altro non è che la sua assenza. L’esatta coscienza che la morte non significa nulla per noi rende godibile la mortalità della vita, senza l’inganno del tempo infinito che è indotto dal desiderio dell’immortalità. Non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c’è da temere nel non vivere più. Perciò è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perché il suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l’affligge la sua continua attesa. Ciò che una volta presente non ci turba, stoltamente atteso ci fa impazzire. La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c’è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive. Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, cosi non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere. Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce.
Chi ammonisce poi il giovane a vivere bene e il vecchio a ben morire è stolto non solo per la dolcezza che c’è sempre nella vita, anche da vecchi, ma perché una sola è la meditazione di una vita bella e di una bella morte. Ancora peggio chi va dicendo: bello non essere mai nato, ma, nato, al più presto varcare la soglia della morte. Se è cosi convinto perché non se ne va da questo mondo? Nessuno glielo vieta se è veramente il suo desiderio. Invece se lo dice cosi per dire fa meglio a cambiare argomento. Ricordiamoci poi che il futuro non è del tutto nostro, ma neanche del tutto non nostro. Solo cosi possiamo non aspettarci che assolutamente s’avveri, né allo stesso modo disperare del contrario. Cosi pure teniamo presente che per quanto riguarda i desideri, solo alcuni sono naturali, altri sono inutili, e fra i naturali solo alcuni quelli proprio necessari, altri naturali soltanto. Ma fra i necessari certi sono fondamentali per la felicità, altri per il benessere fisico, altri per la stessa vita. Una ferma conoscenza dei desideri fa ricondurre ogni scelta o rifiuto al benessere del corpo e alla perfetta serenità dell’animo, perché questo è il compito della vita felice, a questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci dalla sofferenza e dall’ansia. Una volta raggiunto questo stato ogni bufera interna cessa, perché il nostro organismo vitale non è più bisognoso di alcuna cosa, altro non deve cercare per il bene dell’animo e del corpo. Infatti proviamo bisogno del piacere quando soffriamo per la mancanza di esso. Quando invece non soffriamo non ne abbiamo bisogno. Per questo noi riteniamo il piacere principio e fine della vita felice, perché lo abbiamo riconosciuto bene primo e a noi congenito. Ad esso ci ispiriamo per ogni atto di scelta o di rifiuto, e scegliamo ogni bene in base al sentimento del piacere e del dolore. È bene primario e naturale per noi, per questo non scegliamo ogni piacere. Talvolta conviene tralasciarne alcuni da cui può venirci più male che bene, e giudicare alcune sofferenze preferibili ai piaceri stessi se un piacere più grande possiamo provare dopo averle sopportate a lungo. Ogni piacere dunque è bene per sua intima natura, ma noi non li scegliamo tutti. Allo stesso modo ogni dolore è male, ma non tutti sono sempre da fuggire. Bisogna giudicare gli uni e gli altri in base alla considerazione degli utili e dei danni. Certe volte sperimentiamo che il bene si rivela per noi un male, invece il male un bene. Consideriamo inoltre una gran cosa l’indipendenza dai bisogni non perché sempre ci si debba accontentare del poco, ma per godere anche di questo poco se ci capita di non avere molto, convinti come siamo che l’abbondanza si gode con più dolcezza se meno da essa dipendiamo. In fondo ciò che veramente serve non è difficile a trovarsi, l’inutile è difficile. I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l’acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca.
Saper vivere di poco non solo porta salute e ci fa privi d’apprensione verso i bisogni della vita ma anche, quando ad intervalli ci capita di menare un’esistenza ricca, ci fa apprezzare meglio questa condizione e indifferenti verso gli scherzi della sorte. Quando dunque diciamo che il bene è il piacere, non intendiamo il semplice piacere dei goderecci, come credono coloro che ignorano il nostro pensiero, o lo avversano, o lo interpretano male, ma quanto aiuta il corpo a non soffrire e l’animo a essere sereno. Perché non sono di per se stessi i banchetti, le feste, il godersi fanciulli e donne, i buoni pesci e tutto quanto può offrire una ricca tavola che fanno la dolcezza della vita felice, ma il lucido esame delle cause di ogni scelta o rifiuto, al fine di respingere i falsi condizionamenti che sono per l’animo causa di immensa sofferenza. Di tutto questo, principio e bene supremo è l’intelligenza delle cose, perciò tale genere di intelligenza è anche più apprezzabile della stessa filosofia, è madre di tutte le altre virtù. Essa ci aiuta a comprendere che non si dà vita felice senza che sia intelligente, bella e giusta, né vita intelligente, bella e giusta priva di felicità, perché le virtù sono connaturate alla felicità e da questa inseparabili. Chi suscita più ammirazione di colui che 133 ha un’opinione corretta e reverente riguardo agli dei, nessun timore della morte, chiara coscienza del senso della natura, che tutti i beni che realmente servono sono facilmente procacciabili, che i mali se affliggono duramente affliggono per poco, altrimenti se lo fanno a lungo vuol dire che si possono sopportare? Questo genere d’uomo sa anche che è vana opinione credere il fato padrone di tutto, come fanno alcuni, perché le cose accadono o per necessità, o per arbitrio della fortuna, o per arbitrio nostro. La necessità è irresponsabile, la fortuna instabile, invece il nostro arbitrio è libero, per questo può meritarsi biasimo o lode. Piuttosto che essere schiavi del destino dei fisici, era meglio allora credere ai racconti degli dei, che almeno offrono la speranza di placarli con le preghiere, invece dell’atroce, inflessibile necessità. La fortuna per il saggio non è una divinità come per la massa – la divinità non fa nulla a caso – e neppure qualcosa priva di consistenza. Non crede che essa dia agli uomini alcun bene o male determinante per la vita felice, ma sa che può offrire l’avvio a grandi beni o mali. Però è meglio essere senza fortuna ma saggi che fortunati e stolti, e nella pratica è preferibile che un bel progetto non vada in porto piuttosto che abbia successo un progetto dissennato. Medita giorno e notte tutte queste cose e altre congeneri, con te stesso e con chi ti è simile, e mai sarai preda dell’ansia. Vivrai invece come un dio fra gli uomini. Non sembra più nemmeno mortale l’uomo che vive fra beni immortali.

 




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Il Cavallo SalvaSogni + White Soap


A Giui piace molto il mondo della Zia Epi.
Hanno sfumature della stessa tonalità di colore, stesse forme con gli angoli arrotondati per non far male neanche agli animi più sensibili e distratti, stessa leggerezza liberata.

Per questo era inevitabile che, prima o poi, queste due realtà si intrecciassero per tessere nuove storie con nuovi colori.

L’occasione è avvenuta con il nuovo progetto della Zia, White Soap .
Così ecco che un cavallino salvasogni incontra teneri cerbiatti e amabili volpi.

Soave.

E’ la parola che mi è venuta in mente quando ho conosciuto la bella persona che si nasconde dietro a La Zia Epi e White Soap.

E’ la parola che mi è venuta in mente guardando la vetrina che, dopo un’ora di tribolazione di spago, forbice, spille da balia e dita bucate, abbiamo completato insieme.

Uno dei sogni più belli da custodire per sempre è quello dell’amicizia. 

🙂 




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A[r]MARSI

Armarsi per Amarsi.
Per ottenere Gioia attraverso una costante rivoluzione.

E’ questo l’unico vero proposito del 2013.
Continuare la mia rivoluzione nei confronti del mondo,
Proseguire la mia ricerca della Gioia.

Le prime armi che ho deciso di costruirmi sono:

_Caleidoscopio morale


_Purificatore dalla realtà


_Aspiratore di indecisioni

_Rilevatore di autenticità
_Filtro ottimista
_Forbici taglialacrime
_Protettore del tempo speso bene

e chissà quante altre invenzioni gentili e assolutamente inutili inventerò durante quest’anno.
Tutte per salvarmi, per salvare questo mio mondo un po’ strano dalla realtà che cerca di stuprare i sogni giorno dopo giorno, dalle difficoltà economiche, dalla mancanza di tempo, dalle persone che urlano invece di spiegarsi, dall’uso endemico delle parolacce nella lingua parlata, dagli Orrori ortografici nella lingua scritta e da tutte quelle cose che fanno gonfiare le vene sulla testa e venire il nervoso.
Augurandomi che almeno una di queste strane invenzioni possa aiutare una delle nuove conoscenze che nel 2013 incrocerà la mia strada.

Perciò: Buona Gioia e Rivoluzione a Tutti.





Canto per te che mi vieni a sentire
suono per te che non mi vuoi capire
rido per te che non sai sognare
suono per te che non mi vuoi capire

Nei tuoi occhi c’è una luce
che riscalda la mia mente
con il suono delle dita
si combatte una battaglia
che ci porta sulle strade
della gente che sa amare
che ci porta sulle strade
della gente che sa amare

Il mio mitra è un contrabbasso
che ti spara sulla faccia
che ti spara sulla faccia
ciò che penso della vita
con il suono delle dita 
si combatte una battaglia
che ci porta sulle strade
della gente che sa amare
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