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Scrivere e fotografare fotografa il cavallo!

Giorni e giorni senza internet.
Foto [meravigliose] pronte per essere pubblicate.
Disperazioni liriche. 
Poi capisco quale cavo va attaccato in quale buco del modem, ribadisco che alla tecnologia preferisco i piccioni viaggiatori, ed ecco qua le poetiche foto che Luigi Torreggiani, autore del blog Scrivere e Fotografare, con la sua Olivia, nonchè, Olympus XA2, è riuscito a scattare al cavallino durante la serata di Tendenze…


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Are you one of the beautiful people?

Quando ho ascoltato [non sentito, ma ascoltato] per la prima volta “Guest List” degli Eels la voce di Mr. E mi ha posto questa domanda diretta.
Credo di avergli risposto scoppiando in lacrime.

Non è che esiste il dono della felicità e che, chi ce l’ha, si alza tutti i giorni felice, con un bel sorriso stampato addosso e corre con allegria a zonzo per il mondo.

La felicità è una guerra.
In cui ci si rompe tutte le unghie.
Io credo, però, che quello di essere felici sia non solo un diritto, ma anche un dovere.
Lo dobbiamo alle persone che ci vogliono bene, alla vita alla natura e alla cassiera del supermercato che non ha fatto nulla per meritarsi la risposta acida del lunedì mattina.

Cosa c’entra l’essere belle persone con la felicità?


Perché un po’ più di un anno fa quando ho ascoltato, finalmente, dopo aver già sentito un milione di volte, questa canzone, io non mi sentivo per niente una bella persona. Ed ero anche alquanto triste.

Sembrava che quelle note e parole mi dicessero: “Ehi G. io so chi sei, io ti conosco” “Ma come fai  a sapere chi sono, se non lo so nemmeno io!”
Però, mentre gli rispondevo, io sapevo, che lui sapeva, anche se io non sapevo. 
Non ci si capisce nulla? si lo so.

Allora un lampo di genio mi è balzato per il cervelletto scrollando tutti i miei neuroni malati: “Forse per essere felici, bisogna innanzitutto essere belle persone!”

Mi sono armata di sorriso, scudi di gentilezza, armatura di costanza e anche le mie creazioni hanno cominciato ad essere influenzate da questo stile di vita.
E’ questo quello che vogliono dire le mie paciugate [togliamogli ogni pretesa artistica, vediamole puramente nella loro materialità]: “Senti, io lo so che essere felice è dura, che certe volte ti svegli al mattino e ti senti fatto di gusci d’uova, ma provaci! ti aiuto io! ti aiuto io a vedere il lato bello delle cose! E lo voglio fare con la maggior delicatezza, leggerezza e gentilezza possibile”
Ecco, se solo una persona comprendesse una cosa del genere, io sarei già realizzata.

Perciò la prima pagina del sito è questa:

Glielo dovevo a Mr. E.E chissà che avendo fatto così bene a me, non faccia così bene a qualcun’altro.
EH SI LO SO, SONO UN PO’ UNA FRICCHETTONA. 😉 




Il guerriero della luce , sovente, si domanda cosa stia facendo qui. Molte volte pensa che la sua vita non abbia alcun significato. Percio’ è guerriero della luce. Perche’ sbaglia. Perche’ si interroga. Perche’ continua a ricercare un significato e finirà col trovarlo. Il guerriero della luce crede. Poiché crede nei miracoli, i miracoli cominciano ad accadere. Poiché ha la certezza che il suo pensiero può modificare la vita, la vita comincia a mutare. Poiché è sicuro che incontrerà l’amore, l’amore compare. Di tanto in tanto si sente deluso. A volte si addolora. E allora sente i commenti: “Com’è ingenuo!”. Ma il guerriero sa che ne vale il prezzo. Per ogni sconfitta ha due conquiste a suo favore. Tutti coloro che credono lo sanno.
Paulo Coelho
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Togliamo il filo dal discorso.

Ti accorgi che arriva Settembre quando il sole non scalda più.

Si, ed è nata su fb la pagina del Cavallo SalvaSogni.
Ma perché perdo sempre tutto, ma proprio TUTTO???!?
Mah, mi fa male la pancia, sarà perché ho troppe idee in testa.
Forse mi sto rilassando troppo. Rivoglio la mia iperattività. O forse no. forse si. no.
E giuro che entro oggi finisco il sito. Perché non risulto convincente quando [me] lo dico?
Anzi, GIURO CHE ENTRO OGGI FINISCO IL SITO. No, neanche il maiuscolo funziona.
Sai che ho trovato dei sogni nei bellissimi nel cavallo…tanto che mi spiace tenerli nascosti al mondo, cos’è meglio fare, renderli pubblici o no?
G. scrollati la paura di dosso. Se stiam qui ad elencare le paure non la finiamo più.
Si, ho del mascarpone in frigo che scade oggi.
Però in fondo ti vedo felice sai. Ci vedi beni.
E io una volta avevo scritto un sacco di pagine che forse messe insieme potevano sembrare un racconto, poi le ho perse.
Sarà che mi son svegliata con i muscoli doloranti, sarà mica la vecchiaia?
O faccio degli incubi che neanche le peperonate peggiori possono procurare.
E’ che la prossima attuazione di G. c’entra proprio con le paure.
A proposito, devo andare in posta.

La sintesi di tutto ciò è:


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Sogni pronti a galoppare!

E’ andata.
Il Cavallo SalvaSogni ha cavalcato per i tre giorni di Tendenze nonostante qualche acciacco iniziale.
“Esporre” in un luogo non tradizionale può avere delle controindicazioni: stai offrendo un messaggio a chi non ha chiesto che gli venisse offerto.
Se entro in un museo o in una galleria d’arte sono io che sto scegliendo di ricevere il messaggio e presumibilmente corpo e animo sono predisposti ad ascoltare.
Se invece mi imbatto casualmente in un-qualcosa-non-ho-ben-capito-cosa-che-aspira-ad-essere-messaggio artistico non sempre il mio corpo o la mia anima sono nel momento giusto per ascoltare.
Potrei essere troppo triste, troppo felice, troppo depresso, troppo ubriaco, troppo stanco o troppo indaffarato [ma se sostituisco troppo con “non abbastanza” il significato non cambia] per poter/voler prestar attenzione a ciò che mi trovo davanti.
Beh, perdincibacco, è proprio questa la problematica ma fascinosa sfida della Street Art e simili!
Non sai come può reagire colui che guarda. 
Potrebbe tirare un pugno o lasciarsi trasportare abbracciando ciò che ha di fronte.
Per fortuna le reazioni maggiori sono state del secondo tipo, perché il cavallino ha un cuoricino fatto da pannolenci sensibile da lavare in lavatrice col programma super delicato.
Il Cavallo SalvaSogni è stato prima di tutto un esperimento sociologico. 
Io sognavo di costruire un cavallo che facesse sognare la gente. Questa è la dimostrazione che alcuni sogni possono avverarsi.
Bando alla prolissaggine, ecco alcune [pessime, mie] foto che vogliono cercare di rendere idea di cosa sia successo in questi ultimi tre giorni.
















…e grazie a quelli che non si vergognano di sognare…

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Cos’è il Cavallo SalvaSogni?_Indizio n.2, 3, 4 e [quasi] soluzione dell’enigma

Dopo un “Cos’è il Cavallo SalvaSogni?_Indizio n.1” la folla esagitata, di cui parlai precedentemente, ovviamente e logicamente si aspettava un “Cos’è il Cavallo SalvaSogni?_Indizio n.2” e a seguire un “Cos’è il Cavallo SalvaSogni?_Indizio n.3” fino ad arrivare alla soluzione dell’enigma a causa del quale popolazioni intere di eschimesi non dormono da mesi ormai.
Ma qui la logica non sta di casa, a G. piace sbalordire le folle con effetti inaspettati.

Suvvia, diciamoci la verità, l’intenzione di fare qualcosa per bene [e per una volta] c’era, ma, ormai siamo in ritardo, complice il poco tempo, dovuto al fatto che, essere un non artista ti qualifica automaticamente come squattrinato ed implica il dover fare almeno 3 lavori contemporaneamente per pagarti il materiale con cui costruire e invadere il mondo con la tua non arte mentre tua madre ti urla al telefono per quale motivo spendi tutti quei soldi che magari per te sono pure pochi e poi tu li hai spesi volentieri perché credi in quello che stai facendo ma lei continua a sbraitare anche se ora non è più al telefono ma si è teletrasportata non si sa come di fronte a te ed indica con l’indice perché non c’è altro dito più inquisitore di questo con cui indicare comunque si insomma indica col famigerato dito il tumulo di stoffa che giace dentro alla borsa di plastica biodegradabile del centro scampoli lasciandosi trasportare addirittura da una vena poetica che la porta a fare una metafora tra il rosso della stoffa che dalla busta spunta e lo stato del tuo conto corrente.

Si, insomma, non ho avuto tempo, neanche di dare una pausa ai pensieri, neanche di separarli con la punteggiatura.

Non ho ben capito come si è arrivati fin qui, ma ora bando alla prolissaggine e sii concisa G! te lo diceva sempre anche la tua professoressa di italiano!

Va bene, mi applico subito.

Indizio n2: Suvvia, Michel, non dirmi che non ti è passato nemmeno per l’anticamente del cervello Chagall quando hai pensato a quest’immagine. Così non fosse davvero, ti consiglio un test del DNA, potresti scoprire di essere parente alla lontana di Marc.
Quando ho visto per la prima volta [a cui sono seguite infinite] L’Arte del Sogno di Michel Gondry, mentre passava quest’immagine ho avuto la sensazione di averla già vista. E subito dopo ho pensato, io devo usare questa cosa poetica e bellissima per qualcosa. Immediatamente dopo, ho voglia di costruire un cavallo. Ancora dopo, se ci fossero i pop corn sarebbe tutto perfetto.



Indizio n.3: Una bambina sta seduta davanti ad una televisione senza guardarla, ma cucendo con stracci e ritagli di lenzuola sgualcite bamboline di pezza. E’ la cosa che le piace più fare, dopo disegnare cavalli con teste dalle sembianze umane. La nonna le chiede perché non va fuori a giocare con gli altri bambini. Lei non risponde, perché non sa cosa rispondere.

Nessuno provi a [psico]analizzare il fatto per cui disegnavo cavalli con teste da uomo, preferisco non sapere grazie. Una cosa è certa, i cavalli son sempre stati per me una fissazione.


Indizio n.4: Quando diventi troppo grande per costruire bambole di pezza, credi che la spensieratezza di un tale divertimento possa andare perduto.

Invece poi scopri l’artigianato indipendente e vedi una luce in fondo al tunnel di una produzione seriale di qualsiasi cosa, che non lascia spazio alla tua voglia di creare.
Scoprire Tilda e i suoi cartamodelli è arredare il tuo tunnel con delle meravigliose lucine LED.

Ah, ovviamente la soluzione non sarà svelata qui, ma aspetto orde di barbari curiosi a Tendenze domani per vedere coi propri occhi che cos’è un cavallo salvasogni!

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Cos’è il Cavallo SalvaSogni?_Indizio n.1

E’ ora di cominciare a svelare cosa G. ha in serbo per l’umanità all’ormai imminente ‘Tendenze’ che si svolgerà a Piacenza questo week end.

Lo faccio solo perché persuasa dal flash mob che si è venuto a ricreare sotto casa mia: 555 persone su un cavallo che sbraitavano i propri sogni. 

O gente che mi spunta da sotto la macchina da cucire e con aria minacciosa urla: “G. svelaci cosa stai combinando!”
Un tizio, che forse non aveva sognato mai, mi ha addirittura pedinato per giorni mentre deambulavo con moto rotatorio per casa, in ricerca di una soluzione che rendesse staticamente possibile l’impresa che mi accingo a compiere.

O forse non vedevo l’ora di parlare di questo progetto.

E forse tutto è dentro la mia testa
e forse la mia testa è fuori del tutto.
Ma questa è un’altra storia, una delle tante.

Tornando a cavalli che salvano i sogni, l’indizio, nonché riferimento primo dell’ ‘arepo’ è uno che, al contrario di G., faceva arte e non non-arte: 


Ecco, Signor -nonvoglioesseresimileaglialtrivogliovedereunmondonuovo- Marc Chagall con il suo “Cantico dei Cantici”, atto IV per la precisione.



3-4 […] quando trovai l’amato del mio cuore.


Lo strinsi fortemente e non lo lascerò

finché non l’abbia condotto in casa di mia madre,

nella stanza della mia genitrice.




Astenersi animi non lirici o devastati ormai dal cinismo dilagante, prendetevi una pausa di non riflessione dai sentimenti slavati e lasciatevi trascinare dal colore, ci si può commuovere per il colore, il Signor Marc qui lo dimostra.

Se invece proprio non ce la fate, ecco qui informazioni solide e sicure che riusciranno a smuovere nemmeno un nervo di voi:

Cantico dei Cantici IV (1958). Marc Chagall (1887-1985). Olio su carta. Musée national Message Biblique Marc Chagall. The Provincial Museum of Alberta. “L’interpretazione del Cantico dei cantici offerta da Chagall comunica l’amore esuberante tra lo Sposo e la Sposa con la vivacità dei colori e l’interazione giocosa delle forme” [Scritto da uno che ha evidentemente studiato storia dell’arte e sicuramente, a mio modesto parere, è battezzato, cresimato e sposato.]

Praticamente quei due si amano come ci si può amare solo nelle canzoni, nei film, o appunto, nei quadri, perciò Chagall è andato a comprare tonnellate di rosso e le ha usate tutte per fare un quadro, questo quadro. 
Probabilmente quando il suo venditore di colore preferito gli ha chiesto: “Ehi, Marc, ma cosa ci devi fare con tutto questo rosso?” “Devo dipingere la passione.”
Gli ha risposto Marc con occhi trascendenti.
Secondo me deve essere andata proprio così.







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La [Non]Arte fa Tendenze

Prosegue il folle legame con Spazio4 che mi aveva invitato a Giugno per esporre al WTTJ
Allora avevo presentato i Messaggi Sublimenali, invece per questa edizione di Tendenze, udite udite, partecipo con: Il Cavallo SalvaSogni.


Giui e la sua strana creatura bazzicherà nel boschetto, location ideale per sottolineare il carattere onirico dell’opera. Si raccomanda di fare attenzione agli effetti luminosi. Non aggiungo altro.
Il WTTJ e Tendenze si possono definire festival culturali e non solo musicali. 
Il fatto che negli ultimi anni questi Festival si stiano interessando non solo alla musica ma anche all’arte emergente rincuora chi, come me, stonato come una campana, canta solo sotto la doccia e non potrà mai coronare il suo sogno di avere un gruppo con abiti da Sailor Moon e comporre pezzi stile Cibo Matto.

No, non è per fare la volpe che non arriva all’uva.
Anche perché all’uva G. preferisce il suo derivato: il vino.
Ma, sinceramente, prediligo mille volte esporre in un Festival, per così dire, circoscritto e vario, che pagando in una galleria i cui invitati al vernissage hanno il quadruplo dei miei anni.
Si potrebbe divagare su quanto sia difficile provare a fare l’artista oggi, soprattutto in Italia, ma, dato che piove e sembra Autunno nonostante sia fine Estate, ci si incastrerebbe in discorsi melanconici e malconci farciti di retorica e inutile pessimismo. 

In ogni caso [e qui mi attirerò le maledizioni di tutti i galleristi vecchio stampo] credo siano questi i migliori nuovi veicoli per l’arte contemporanea, invece di gallerie ammuffite di qualsiasi città.

Detto ciò, vado a dar da mangiare al cavallo.
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